2.a.3 – In che modo la cultura aiuta a sopravvivere?

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5 Aprile 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

 

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In che modo la cultura aiuta a sopravvivere?

Di norma i cuccioli apprendono molte cose dai genitori, ad esempio come cercare il cibo, come prenderlo, come comportarsi con i propri simili, ecc.; anche noi esseri umani teniamo un analogo comportamento con i nostri figli a cui insegniamo a parlare, a relazionarsi e a rendersi indipendenti.
È stato osservato che i gatti, come i leoni, insegnano ai loro cuccioli le tecniche di caccia in fasi progressive: quando sono molto piccoli i genitori macellano per loro le prede; in seguito non lo fanno più, lasciando che imparino a farlo da soli; successivamente portano le prede ancora vive, sebbene ferite gravemente, per indurli ad imparare ad azzannare per uccidere ed infine, raggiunta la giusta età, li portano a caccia con loro come osservatori; dopo questa fase i cuccioli, ormai grandi, sono pronti a imparare a procurarsi il cibo in completa autonomia.
Gli animali pertanto non si limitano a insegnare cose utili ai loro figli, ma sono in grado di farlo con un tirocinio piuttosto complesso. La caccia infatti non è una cosa semplice: appostarsi, inseguire, aggredire e uccidere sono tutte attività complesse e aspettare che i cuccioli imparino tutto ciò da soli vuol dire esporli al rischio di morire di fame. I predatori che lo fanno sono infatti costretti a fare molti più figli per non estinguersi.
I cuccioli dei gatti allevati in cattività mostrano una inclinazione innata all’inseguimento, alla lotta e ad azzannare, ma devono esercitarsi molto in queste attività per combinarle nel modo migliore ed eseguirle con efficacia. Quello che viene definito istinto innato della caccia è in realtà una complicata combinazione di vari istinti diversi (inseguire, lottare azzannare, mangiare), di apprendimento personale (dovuto alle esperienze passate in tal senso) e di apprendimento culturale (trasferito dai genitori). Il ruolo della cultura risulta dunque chiaro nel mondo animale: essa aiuta l’apprendimento personale e l’istinto.
Come i vari organi del corpo collaborano l’un l’altro per svolgere le attività fisiologiche dell’organismo, così istinto, esperienza e cultura contribuiscono insieme alla formazione del comportamento adatto alla sopravvivenza.
Per capire se nel mondo animale un particolare modo di agire è un istinto oppure è stato appreso culturalmente, gli studiosi a volte usano separare i cuccioli dai genitori e da ogni altro loro simile alla nascita, allevandoli poi personalmente; in questo modo i cuccioli non avranno modo di apprendere la cultura tipica della loro specie e presenteranno solo atteggiamenti istintivi o appresi dall’esperienza. I risultati di tali esperimenti furono sorprendenti, per esempio si scoprì che i luì (passeriformi canterini) cresciuti in questo modo cantano istintivamente, ma in modo molto diverso dai loro simili in libertà; ogni specie di luì ha un suo canto caratteristico che dunque viene appreso culturalmente, mentre la tendenza a cantare è innata. Come la caccia dei leoni, anche il canto dei luì è frutto della collaborazione fra istinto e cultura.
La complicità fra patrimonio genetico e culturale si spinge però oltre: è infatti evidente che gli uccelli non potrebbero cantare senza un apparato vocale geneticamente evoluto a tale scopo e lo stesso si può dire del linguaggio umano. A questo punto è importante notare che tali organi sono così importanti e specializzati che non possono essersi evoluti in questa forma né prima, né dopo la comparsa del canto o del linguaggio, in quanto prima sarebbero stati inutili ed è impossibile che si siano sviluppati dopo a delle funzioni che dipendono da essi. Linguaggio e apparato vocale devono quindi essersi evoluti insieme, mutazione dopo mutazione, influenzandosi reciprocamente ed integrandosi perfettamente.
Analoghi esperimenti con le scimmie hanno mostrato che il loro modo di comunicare, di gestire i rapporti sociali e di prendersi cura dei piccoli presenta anche una fortissima componente culturale; cresciute in isolamento, esse infatti rifiutano di unirsi ad un branco, di accoppiarsi e di prendersi cura dei piccoli. Esperimenti più accurati hanno mostrato che sia nelle scimmie, sia nell’uomo, i comportamenti sociali e sessuali hanno un’origine non solo genetica, ma anche culturale.
Nel mondo animale, evoluzione genetica ed evoluzione culturale dunque non solo si somigliano, ma appaiono indissolubilmente legate, tanto che cercare di distinguerle può essere fuorviante. Ciò vale anche per l’uomo, ma non sempre; vi sono dei casi, come vedremo, in cui è invece indispensabile considerare separatamente le due tipologie evolutive al fine di un corretto esame del fenomeno.

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3 Commenti per “2.a.3 – In che modo la cultura aiuta a sopravvivere?”

  1. Leonardo il Grosso ha detto:

    Da questo post si evince che la cultura è un’integrazione fondamentale del nostro patrimonio genetico e che senza di essa non potremmo sopravvivere, ma bisogna aggiungere che la cultura, come i muscoli, va allenata quotidianamente per impedire che si atrofizzi e per allenarla bisogna confrontarsi, integrarsi, correggersi… siamo educati (culturalmente) a fare tutto ciò?

  2. Morias Enkomion ha detto:

    Un sistema chiuso e’ destinato alla morte entropica. Lo scambio e’ una condizione necessaria sia all’evoluzione che alla sopravvivenza.

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