2.a.7 – La velocità di diffusione della cultura incide sul legame con la sopravvivenza?

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9 Aprile 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

fumatore

         

La velocità di diffusione della cultura incide sul legame con la sopravvivenza?

Quando la cultura non si trasmette lungo la linea di discendenza familiare, ma si diffonde liberamente all’interno della comunità, la selezione naturale della cultura favorirà il proliferare della sola discendenza culturale, la quale risulterà indipendente da quella genetica; inoltre, in base alla velocità della diffusione della cultura, si perde anche il legame con la sopravvivenza fisica dei discendenti culturali.
Sappiamo già che, da un punto di vista genetico, la selezione naturale richiede che il singolo esemplare viva quel tanto che basta per generare un buon numero di discendenti; vivere più a lungo può essere utile per avere più figli e analogamente, per diffondere una tradizione culturale complessa che implica lunghi tempi di apprendimento, come nel caso delle arti marziali, l’allungamento della vita dell’insegnante incrementerà la discendenza culturale. In questa situazione la selezione naturale agevolerà tutte quelle varianti culturali che favoriscono la vita dell’insegnante al fine di espandere la discendenza culturale. Se invece si considera una innovazione semplice e banale, facile da imitare come l’uso di un nuovo tipo di profumo, allora la novità potrà diffondersi a tutto il gruppo in breve tempo e una lunga vita sarà inutile per aumentare i seguaci della nuova moda.
In caso dunque di componenti culturali dalla rapida espansione, la selezione naturale non avrà motivo di privilegiare quelle che favoriscono la vita dell’individuo; in alcuni casi potrà anzi agevolare quelle che portano alla morte dell’individuo pur di assicurare la diffusione di una data componente culturale che, in quanto scollegata dal fine genetico della sopravvivenza e della riproduzione dell’individuo stesso, tende a perseguire con ogni mezzo la propria sopravvivenza e la propria diffusione. Si pensi al caso del fumo: l’uomo fuma per dipendenza psicofisica, ma inizia a fumare a causa della componente culturale che identifica nella sigaretta il concetto di passaggio all’età adulta, quello di appartenenza a un gruppo, quello di ribellione ai divieti imposti, ecc.; il fine della cultura della sigaretta è quello di sopravvivere e diffondersi senza curarsi delle statistiche sui morti per fumo. Ecco trovato un esempio in cui la cultura non è subordinata e al servizio della nostra sopravvivenza, ma è la nostra vita che è subordinata e al servizio della diffusione di un data cultura.
Le mode che si diffondono con rapidità hanno pertanto un legame con la nostra vita simile a quello delle malattie: esse hanno bisogno che i malati siano vivi, ma solo per il tempo necessario a contagiare altre persone. Per un’antilope, un virus influenzale può essere letale in pochi giorni perché la espone maggiormente all’attacco dei predatori, ma ciò non impedisce al virus di diffondersi, vista la sua elevata velocità di contagio; al contrario, il temutissimo virus dell’aids ha bisogno di tempi molto più lunghi per contagiare lo stesso numero di individui e allora non è un caso che abbia un periodo di incubazione di oltre dieci anni: non può permettersi di ucciderci più rapidamente, se lo facesse si estinguerebbe subito come un fuoco di paglia, non avrebbe il tempo di diffondersi.
Nella società umana la cultura si può dunque espandere come un’epidemia, il suo successo non dipende dal successo riproduttivo dei geni, essa non gioca più nella loro stessa squadra; di fatto tutto procede come se tali usanze vivessero di vita propria, ma l’analogia con i virus e le epidemie, pur molto calzante per spiegarne i meccanismi di diffusione, non deve indurre a pensare che il fenomeno sia sempre e solo negativo. La veloce diffusione di una data cultura può essere nociva alla sopravvivenza dell’uomo, ma un’altra può essere innocua o addirittura benefica; sappiamo tutti che l’usanza di assumere droghe porta ad una morte prematura, che un cambio di stile nell’abbigliamento è una moda culturale fondamentalmente innocua e che una quotidiana pulizia dei denti è una sana abitudine, ma in tutti i casi tali componenti culturali si sono diffuse con successo e soprattutto con grande rapidità, indipendentemente dal loro impatto sulla sopravvivenza dell’individuo o della specie e a riprova del completo scollegamento con i fini biologici.

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8 Commenti per “2.a.7 – La velocità di diffusione della cultura incide sul legame con la sopravvivenza?”

  1. Leonardo il Grosso ha detto:

    L’idea che una tendenza culturale nociva per gli uomini si diffonda autonomamente in base a meccanismi naturali e a prescindere dalla volontà degli uomini stessi è un’idea pazzesca, ma da non sottovalutare. Se così fosse dovremmo completamente modificare l’approccio ai problemi che sempre più ci tormentano e che, in effetti, nessuno pare sia in grado di risolvere. Da quanto si parla del problema della droga? E di quello degli incidenti stradali? Eppure inesorabilmente aumentano…

    • Lucrezia dal Drago Alato ha detto:

      E’ anche un fenomeno di errata conoscenza e quindi percezione dei problemi. Quanti italiani sono consapevoli che in Italia muoiono oltre 5.000 persone all’anno per incidenti stradali? Quanti considerano tale fenomeno come una disgrazia e quindi non si adoperano e non pretendono che i nostri politici si adoperino per risolvere un problema così grave?

  2. Alafrida dal Lago ha detto:

    Questo post è agghiacciante nella sua chiarezza. Insomma siamo vittime di virus culturali che ci offuscano la mente e ci portano a tenere comportamenti non solo irrazionali, ma addirittura autolesionisti.

  3. Morias Enkomion ha detto:

    La societa’ attuale ci vuole schiavi di certi comportamenti e schemi di acquisto che si tramandano ormai di generazione in generazione.

    Qual e’, per esempio, il costo sociale degli incidenti d’auto? E’ mai stato calcolato? Comunque elevtissimo in termini di morti e costi. La soluzione sarebbe non guidare auto private ma servirci solo dei servizi pubblici in modo da ridurre il numero di vetture circolanti. Ma chi rinuncia autonomamente al mezzo privato? Qui subentra anche – e soprattutto – la componente psicologica: chi non ha la macchina e’ uno sfigato. Ma questo e’ un modello culturale nocivo, perpetuato da chi vuole che la pensiamo cosi’. Usare la macchina significa non fare moto, significa che abbiamo bisogno di andare in palestra oppure diventiamo obesi e ci ammaliamo. In un modo o nell’altro siamo schiavi della macchina e di tutto quanto comporta avere una macchina.

    La societa’ attuale ci vuole schiavi, questa e’ la realta’. Schiavi degli oggetti inutili che siamo costretti a comprare per cio’ che che rappresentano. Ci viene cosi’ inculcato il consumismo, con la favoletta che serve a fare girare l’economia. Ma quella di chi?

    Le sigarette… da un lato lo stato ha il monopolio dei tabacchi, dall’altro si legge sui pacchetti di sigarette che il fumo fa male. Ma non cambiando il modello culturale delle sigarette, originariamente riservate ai ricchi poi ai grandi e quindi considerate uno status, non si cambia la cultura del fumo. La pubblicita’ che invita a bere con moderazione non serve a nulla se il modello culturale del bere e’ quello che piu’ si beve piu’ ci si diverte. Le dorghe: vietatissime ma disponibili ovunque. Quale migliore strategia per indurre i giovani a consumarle?

    • Il Cavaliere Errante ha detto:

      Salve Cavaliere! Trovo molto interessanti i tuoi collegamenti fra comportamenti diffusi, pubblicità e poteri occulti. Non mi è chiaro se quanto poni in evidenza sia una integrazione o una critica verso questo paragrafo, il quale parla di comportamenti dannosi o meno originati dall’evoluzione culturale che si diffondono anche senza una propaganda intenzionale. Secondo te dunque, questi virus culturali esistono per natura oppure si diffondono solo grazie ad un aiuto umano?

  4. Petronilla la Sottile ha detto:

    Che i veri padroni del mondo oggi siano le lobby economiche è un dato di fatto ed è indubbio che queste ricorrano ad ogni sorta di mezzo di persuasione di massa (mezzi peraltro abbastanza semplici e di facile uso attraverso i media che naturalmente controllano). Penso invece che esse non si possano limitare a decidere i destini del mondo una volta all’anno, né che abbiano bisogno di riunirsi in una riunione plenaria. Un’associazione che si riunisce per discutere in segreto ha sempre il suo fascino, se poi aggiungiamo il fine di giocare a scacchi con delle pedine umane e decidere il futuro del mondo, allora diventa addirittura mitica e secondo me è proprio questo il fine di tali riunioni: autoincoronarsi come gli dei del mondo attuale, far sapere a tutti chi è che comanda (tant’è che tali riunioni sono talmente segrete da essere note le date e i luoghi di riunione, nonché i nomi di tutti i partecipanti) e gratificare con un invito veramente esclusivo noti politici e direttori di importanti giornali (cosa altrimenti singolare per una riunione che deve rimanere riservata). Giocare a darsi un rango nobiliare pare sia ancora in voga e svolgere un ruolo di vassallo e valvassore pure (tanto per elevarsi un po’ rispetto a noi servi della gleba).

  5. Morias Enkomion ha detto:

    Cara Petronilla, e’ tutto un po’ piu’ complesso, anche se vedi giusto nel dire che piace un po’ a tutti questi grossi tromboni autoincensarsi; ma non e’ vero che si ha la lista completa di tutti i partecipanti del Bilderberg Group, anche perche’ non sono sempre gli stessi. Poi vi sono altri gruppo come la Commissione Trilaterale:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Trilaterale
    e non dimentichiamo che per anni i diretti interessati hanno negato di essersi riuniti a Jekyll Island per costituire la FED, imponendola poi al Congresso USA; ripeto, imponendola:
    http://www.signoraggio.com/signoraggio_jekyll_island_01.html

    Alla fine anche loro sono esseri umani, ma abbiamo a che fare con soggetti che hanno il potere di controllare il Congresso degli Stati Uniti, non solo quello ahinoi.

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