2.a.9 – La cultura è legata al gruppo?

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11 Aprile 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

alveare

         

La cultura è legata al gruppo?

Esaminiamo il caso di una popolazione di branchi di scimmie e poniamo che siano isolati culturalmente; una nuova variante culturale che comparisse in uno di essi, come un nuovo segnale di pericolo, potrà espandersi velocemente in tutto il branco, ma a questo punto dovrà fermarsi per l’ipotesi di isolamento culturale; per espandersi ulteriormente dovrà attendere che il branco, divenendo sempre più numeroso, si divida in due gruppi più piccoli. Una variante negativa porterà il branco verso l’estinzione mentre una positiva favorirà la sua crescita e moltiplicazione. Questo caso è dato dalla combinazione delle due modalità di trasmissione della cultura già esaminate (la tradizione familiare e la libera diffusione) e merita di essere esaminato a parte in quanto questi geni culturali risultano legati alla sopravvivenza del gruppo, non sono indipendenti, giocano nella squadra della comunità e non dell’individuo; essi sono un patrimonio sociale, ma non si curano del singolo individuo se non in funzione della comunità. L’equivalente genetico è dato nuovamente dalle api e dalle formiche: esse non esitano a sacrificare la propria vita per proteggere la propria comunità ad ogni accenno di pericolo; esse si riproducono per via indiretta, i loro geni giocano tutti nella squadra della comunità e passano alla generazione successiva quando si riproduce l’alveare od il formicaio; le api vivono per l’alveare e non viceversa e lo stesso avviene per le nostre cellule per lo stesso motivo. Questa forma di cultura si può dunque definire come cultura della subordinazione alla comunità.
Un totale isolamento culturale è un caso assai raro, invece è molto frequente che una componente culturale non possa facilmente uscire dal gruppo, tanto che la sua diffusione sia affidata principalmente alla riproduzione della comunità; in questo caso essa subirà una selezione analoga al caso dell’isolamento totale.
Per gran parte della sua storia l’umanità è vissuta in tribù con un notevole isolamento culturale ed ancora oggi la cultura della subordinazione al gruppo è parte integrante del nostro patrimonio culturale: il patriottismo e il nazionalismo ci guidano verso il sacrificio estremo per la patria; l’eroe guerriero è una figura onorata nella stragrande maggioranza delle culture. Nell’era industriale le cose sembrano essere anche peggiorate: nel periodo nazista, la cultura del cittadino che vive per lo Stato fu talmente estremizzata che, per il bene dello Stato, cioè delle sue capacità produttive e belliche, si stabilì politicamente che i medici dovevano sopprimere i bambini tedeschi di salute cagionevole, ovviamente all’insaputa dei genitori per evitare disordini e proteste nocive allo Stato stesso. Concezioni di questo tipo in realtà sono molto antiche: è noto che nell’antica Sparta i neonati venivano esaminati per stabilire se fossero promettenti soldati e, in caso negativo, venivano eliminati. Dopo tale selezione tutta la vita era comunque concepita in funzione del servizio per la patria come militari.
La cultura della subordinazione alla comunità si è però sviluppata anche per esigenze economiche oltre che militari: con il primo sviluppo industriale presto si teorizzò che lo sfruttamento degli operai fosse un sacrificio necessario per il benessere della società e per lo sviluppo economico del Paese; lo schiavismo negli Stati Uniti venne giustificato in modo assai simile.
Un analogo modello di diffusione culturale si può presentare anche in piccoli sottogruppi di una grande comunità: lo sviluppo di una nuova tecnologia sostiene l’azienda che l’ha prodotta, la quale a sua volta la diffonderà a fini commerciali; una tecnologia che non incrementa gli affari non aiuta la propria azienda e questa non la diffonderà; ecco che un fenomeno culturale, la nuova tecnologia, è legato alla sopravvivenza della sua azienda e viceversa.
Le aziende sono piccole comunità che difendono la propria sopravvivenza dalla spietata concorrenza nell’ambiente chiamato mercato e allora non è un caso che nelle aziende di successo sia comune una cultura di dedizione nei loro confronti da parte dei dipendenti. Questa cultura viene premiata dalla selezione naturale operata dalla concorrenza e, nella propria evoluzione, porta allo sfruttamento dei dipendenti e dopo anche a quello dei proprietari: è oramai un classico la figura dell’imprenditore di successo che dedica la sua vita al lavoro sacrificando tempo libero e famiglia; egli ha identificato la sua sopravvivenza con quella della sua attività, il successo imprenditoriale ha dunque preso il posto di quello genetico ed il benessere personale è stato sostituito dal benessere dell’azienda.

Sulla cresta dell'onda

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2 Commenti per “2.a.9 – La cultura è legata al gruppo?”

  1. Lucrezia dal Drago Alato ha detto:

    Quante fette di prosciutto che mi state togliendo da davanti agli occhi, grazie!

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  2. Morias Enkomion ha detto:

    Si discute di un mondo orwelliano: il mondo reale quindi, non quello presentato da TV e giornali.

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