2.c.2 – Disponiamo di un archivio mentale?

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15 Maggio 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

archivioDisponiamo di un archivio mentale?

È stato dimostrato che, in una data situazione, la nostra mente sceglie in modo automatico fra vari tipi di comportamento appresi in precedenza e che tali scelte sono effettuate in base a dei criteri, ad esempio i valori morali, a loro volta appresi culturalmente; ne segue che l’inconscio svolge una parte fondamentale nella gestione del comportamento e della cultura; noi tutti abbiamo nella testa una sorta di archivio nel quale si conservano i modelli di comportamento e di ragionamento, nonché un sistema automatico di gestione programmabile culturalmente. Uno strumento naturale e fondamentale per la gestione della cultura dunque esiste ed è costituito da un sistema di gestione automatica della memoria basato sull’apprendimento.
La scienza oggi ci dice che noi siamo in grado di fare quasi tutto senza accorgercene: muoverci, comunicare, sentire, ricordare, reagire, decidere, imparare; l’inconscio è in grado di fare tutto quello che fa la coscienza, l’unico suo limite sembra essere quello di non poter fare progetti; a ben vedere però, la coscienza sviluppa qualsiasi progetto sulla base dei desideri originati dall’inconscio e quindi tale funzione è una prerogativa delegata e subordinata.
Ancora oggi è opinione largamente diffusa che la coscienza sia la parte più nobile dell’uomo, avendo il compito di controllare i nostri antichi istinti bestiali, ma i dati sperimentali ci mostrano una realtà ben diversa: nella maggioranza dei casi la coscienza ha un ruolo subordinato rispetto alla sua controparte occulta, la quale coordina istinti, desideri ed emozioni, anche le più nobili come l’amore e l’altruismo, gestisce i criteri di giudizio, compresi i valori morali, che vengono imposti alla coscienza come un prodotto già finito, sotto forma di ordini da eseguire o direttive da rispettare senza discussioni.
Il ruolo principale della coscienza sembra quindi essere quello di soddisfare le esigenze individuate dall’inconscio e pertanto non è nella sua natura criticare gli ordini ricevuti da quest’ultimo; non è dunque ragionevole fare affidamento sulla coscienza per riconoscere e cambiare cattive abitudini o atteggiamenti sbagliati perché essa li considererà sempre giusti o quantomeno accettabili; è necessario un aiuto di tipo culturale, una forma di educazione del proprio inconscio, in quanto, come abbiamo visto, l’apprendimento è la base per l’impostazione della gestione automatica.
Si badi bene però che educare l’inconscio non vuol dire fare il lavaggio del cervello, condizionare una persona contro la sua volontà o a sua insaputa: quando impariamo a guidare l’automobile ne siamo perfettamente consapevoli, ma alla fine guideremo senza pensarci; educare o ricevere un insegnamento rimane un atto cosciente anche quando viene coinvolto l’inconscio, è quest’ultimo che rimane sempre nascosto, non l’insegnamento.
Rimane tuttavia il problema di riconoscere e rifiutare atteggiamenti sbagliati che siamo abituati ad accettare; anche in questo caso, per trovare la soluzione, dobbiamo far riferimento alla nostra esperienza passata e alla nostra natura: a tutti noi nella vita è capitato di cambiare opinione, abitudini e gusti; l’inconscio è in grado di correggersi, è anche questa una forma di apprendimento, una risposta a stimoli ambientali. Si può dunque concludere che il meccanismo dell’apprendimento deve essere ben compreso per poter essere sfruttato al meglio nella sua funzione naturale.

 

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5 Commenti per “2.c.2 – Disponiamo di un archivio mentale?”

  1. Gismondo il Malagrotta ha detto:

    Capito il meccanismo del rapporto fra coscienza e inconscio, state consigliando di sfruttare tale conoscenza a fin di bene, cioè per diffondere e consolidare fino all’automatismo i buoni valori e quindi i buoni comportamenti, ma finora chi ha ben compreso tali meccanismi li ha usati solo a fini di pubblicità commerciale o propaganda politica. Usarli scorrettamente è facile, farlo in positivo è invece molto più difficile: chi stabilisce cosa è bene? I politici eletti con la propaganda politica e sovvenzionati dagli imprenditori arricchiti con la pubblicità commerciale? La vedo dura.

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