2.c.3 – Il mondo dove viviamo è reale o immaginario?

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16 Maggio 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

immaginazioneIl mondo dove viviamo è reale o immaginario?

Un neonato di pochi mesi si porta tutto alla bocca per studiare ed esplorare il mondo che lo circonda; a un anno afferra e tocca di tutto e sarebbe anche capace di infilare le dita nella presa della corrente elettrica; crescendo il nostro comportamento cambia, siamo ancora curiosi, ma di cose nuove, le esperienze della prima infanzia sono ormai assorbite e consolidate, da grandi non abbiamo più bisogno di toccare un muro per sapere che è solido o il ghiaccio per sapere che è freddo. Una buona parte del mondo che percepiamo è costituita dunque dai nostri ricordi, ma le esperienze non sono però un semplice ricordo: fare tesoro di un’esperienza vuol dire non solo ricordare le sensazioni avute, ma anche averle valutate, associate con relazioni tipo causa-effetto, ecc. e tali associazioni e valutazioni sono indubbiamente frutto della nostra capacità di immaginazione. Una parte del nostro mondo è allora costituita anche dalla nostra fantasia e prova ne sia il fatto che per molti secoli abbiamo vissuto con la convinzione che la Terra fosse al centro dell’universo e che tutto ruotasse attorno ad essa oppure il fatto che la Terra stessa è sempre stata considerata piatta e non sferica.
Quando cade una nostra certezza ci si rende conto che il mondo non è come lo avevamo immaginato, si capisce che, almeno in parte, fino a quel momento eravamo vissuti in un mondo immaginario, ma d’altra parte il nostro mondo immaginario ci sembrava assolutamente reale e coerente, non dava problemi, perché dubitarne? Perché cercare un mondo reale, complicato e difficile da conoscere nei dettagli, quando ve ne sono centinaia più semplici da immaginare, capire e padroneggiare? Immaginare una realtà coerente con le nostre esperienze personali permette di risparmiare tempo ed energie in ricerche lunghe, complicate o addirittura proibitive e ci permette quindi di stabilire come agire con rapidità, sicurezza e minimo sforzo. Certo, talvolta c’è la possibilità di agire nel modo sbagliato, ma l’alternativa è non agire in tempo utile o non agire affatto. Come sarebbe possibile vivere da adulti se dovessimo ogni volta ricontrollare tutto, assaggiando e toccando ogni cosa come dei bambini piccoli?
Il mondo immaginario che viene così costruito è allora uno strumento di sopravvivenza che permette di orientarsi in un mondo difficile da capire, è dunque una delle nostre principali strategie evolutive.
Considerando quindi che:
• la portata dei nostri sensi è limitata e permette una conoscenza parziale, a volte insufficiente, del mondo che ci circonda;
• uno studio accurato del mondo è lungo, faticoso e a volte inutile, in quanto non permette di agire tempestivamente;
appare verosimile l’ipotesi che la natura abbia concepito e selezionato la nostra mente non per comprendere il mondo reale, ma per immaginarne uno equivalente che risulti il più adatto possibile a soddisfare le esigenze della vita quotidiana. Lo scopo principale è quello di permettere un comportamento adatto per la sopravvivenza, impiegando un tempo minimo e risparmiando energie, secondo un sano principio di economia mentale che porti alla massima efficienza.
La biologia ci mostra che l’esperienza si basa sulle sensazioni ricevute dagli organi di senso stimolati dal mondo che ci circonda; in questo caso si parla di esperienza diretta ed è sicuramente la forma più antica. Dai contatti con i genitori, gli amici e gli insegnanti riceviamo poi in modo indiretto anche il frutto dell’esperienza altrui, acquisendo la cosiddetta tradizione culturale.
Sappiamo inoltre che ogni esperienza è un misto di ricordi, associazioni e valutazioni personali e che il ricordo dell’esperienza così strutturato forma nella mente un modello della stessa che può essere rievocato a piacere. Le esperienze ripetibili, accumulandosi, formano un modello del mondo che ci consente di prevedere gli eventi in modo da goderne se positivi o da evitarli se negativi. Trarre insegnamento da una esperienza vuol dire allora aver formato una rappresentazione del mondo ed averla usata per stabilire il nostro comportamento futuro, analogamente a quanto facciamo con una mappa per stabilire il percorso di un viaggio. Si tratta di un processo automatico avviato dall’esperienza.
È bene porre in evidenza che, una volta creato un buon modello, questo può essere utilizzato più volte e per vari scopi; la rappresentazione del mondo non è quindi legata a un fine in particolare, ma si presta a mille usi e pertanto è opportuno dedicarsi a tale rappresentazione come una attività fine a se stessa. Non è un caso che la natura sfrutti questo principio mediante la curiosità, cioè attraverso un istinto che porta a esplorare l’ambiente senza un immediato fine pratico e non è un caso che tale istinto sia profondamente radicato nell’animo umano.
A questo punto, capito che l’origine dei modelli mentali è intrinsecamente legata allo sviluppo di comportamenti adatti alla sopravvivenza, è bene notare che un errore nel modello che non comprometta tale comportamento può essere considerato accettabile dalla nostra natura. Portando all’estremo tale ragionamento, anche un modello completamente errato che però porti al giusto comportamento può essere accettato ai fini della sopravvivenza e risultare equivalente al modello idealmente corretto; in fondo si tratta di una preziosa occasione in più per trovare la via giusta. Infine, se un modello si presta meglio allo sviluppo di un tale comportamento, anche se più lontano dalla realtà, tale modello risulterà addirittura migliore ai fini della sopravvivenza rispetto alla realtà.
Da quanto detto si deduce che non ci si deve stupire se la mente umana risulta programmata a soddisfare la propria curiosità con fantasie che ben poco hanno a che spartire con il mondo reale. Ciò che la nostra curiosità cerca non è una rappresentazione fedele della realtà, ma un modello equivalente che porti al massimo risultato con il minimo sforzo.

IL CASO CELEBRE
CRISTOFORO COLOMBO

CONCETTI IN PILLOLE
pillola1 n. 8 – IL MONDO IMMAGINARIO
Il mondo immaginario
 
 
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6 Commenti per “2.c.3 – Il mondo dove viviamo è reale o immaginario?”

  1. Nazarina da Fiastrone ha detto:

    Questa visione biologico-razionale della curiosità e della fantasia è veramente molto originale e affascinante nella sua logica schiacciante. Molto curata ed efficace anche la slide collegata 🙂

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    • Petronilla la Sottile ha detto:

      Facciamo un bel complimento anche all’immagine scelta per rappresentare questo post e non se ne parli più.

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  2. Leonardo il Grosso ha detto:

    Per il caso celebre non si poteva trovare un personaggio più indicato di Cristoforo Colombo che voleva raggiungere l’India contromano e, a modo suo, l’ha trovata…

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  3. Morias Enkomion ha detto:

    Pienamente d’accordo che il nostro cervello semplifichi la complessita’ al fine di potere gestire l’ambiente, ma da sottolineare che tale capacita’ e’ parte di un processo di apprendimento ed e’ sfruttata da chi conosce tale limite. Infatti, se l’informazione e’ essenziale per capire l’ambiente, un eccesso di informazione, soprattutto se discordante, manda il nostro cervello in tilt. Ecco perche’ il bombardamento di notizie ci porta ad un’assuefazione. Il nostro cervello non elabora piu’, non e’ piu’ critico, e assorbe di tutto.

    Riguardo Colombo… avrei quacosa da dire riguardo la sua casuale scoperta… ma non e’ esattamente relativo all’argomento quindi vi abbuono il polpettone!

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    • Alafrida dal Lago ha detto:

      Che il risultato sia quello che descrivi non ho dubbi, non credo però che il meccanismo sia stato architettato a tavolino da un grande complotto, credo piuttosto che i soliti noti abbiano saputo ben leggere e meglio sfruttare una situazione creatasi per molti fattori che nessuno ha mai saputo governare (non che cambia poi tanto, ma almeno possiamo avere più fiducia che il nemico è più vulnerabile di quanto non sembri)

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