2.c.4 – La chiusura mentale è un fenomeno naturale?

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18 Maggio 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

chiusuraLa chiusura mentale è un fenomeno naturale?

La nostra vita si basa sulla visione che noi abbiamo del mondo, cioè sul modello mentale che ci siamo costruiti per orientarci fra le leggi della natura, per intrattenere rapporti umani, per decidere cosa è bene e cosa è male, per definire il nostro ruolo nella famiglia, nella società e nell’universo; si tratta di una vera e propria mappa mentale per muoverci nel mondo reale. Non potendo disporre di una sfera magica che ci dica come effettivamente funzioni il mondo, ci dobbiamo arrangiare con i nostri sensi e la nostra capacità di immaginazione; quello che otteniamo non è la verità, ma un modello che risulti equivalente ai fini del corretto comportamento per la sopravvivenza.
Tale modello si crea lentamente nel tempo; fin dalla prima infanzia inizia a formarsi nella nostra mente sulla base delle esperienze personali per poi integrarsi con la tradizione culturale; nella nostra mente, l’immagine del mondo, della società e persino quella di noi stessi, deve essere coerente sia con le nostre esperienze, sia con quanto ci viene insegnato a casa e a scuola e con quanto ci viene raccontato da parenti, da amici e dalla televisione. Organizzare in modo coerente tutta questa impressionante mole di informazioni, creare cioè una mappa mentale che risulti affidabile, è un lavoro tanto complesso quanto fondamentale per la nostra vita, ma che rischia di essere messo in crisi da ogni nuova esperienza.
Quando nei primi anni del XVII secolo il celebre astronomo Galileo Galilei affermò che l’universo non gira attorno alla Terra, come si credeva allora, ma che è la Terra a girare su sé stessa come tutti i pianeti, vi fu grande scandalo e gli venne imposto con la forza di ritrattare le sue teorie. Cosa c’era mai di così sconvolgente nel nuovo modello del mondo? Che cosa era così difficile da accettare? La novità avrebbe dovuto essere del tutto irrilevante per chiunque non fosse stato un astronomo; nessun falegname, contadino o fabbro avrebbe visto cambiare la propria vita se la nuova teoria fosse stata accettata e lo stesso si può dire dei nobili e dei sacerdoti, visto che né sulla Bibbia né sui Vangeli vi era scritto qualcosa in contrasto con essa, ma l’apparenza in questo caso ci inganna; la centralità della Terra, il fatto che tutto ruotasse attorno ad essa, era infatti la principale conferma oggettiva della centralità dell’uomo nella Creazione, e quindi della nostra importanza agli occhi di Dio; indirettamente era una prova dell’esistenza stessa di Dio e quindi giustificava sia l’autorità religiosa, sia quella politica, a quei tempi basata sul diritto divino. Quella che doveva essere una semplice scoperta astronomica rischiava di mettere in crisi la fede e la stabilità politica di intere nazioni, poiché demoliva il modello del mondo su cui si fondavano e che nessuno osava mettere in discussione. Quanto accadde a livello generale può accadere anche a livello individuale; un uomo fiero e sicuro di sé in quanto stimato per il suo lavoro, grazie al quale riesce a mantenere la famiglia e a dire a sé stesso di essere un buon padre, può andare psicologicamente in pezzi in caso di perdita del lavoro, anche se non per colpa sua, e sentirsi un fallito. Se ogni novità può mettere in discussione la nostra preziosa visione del mondo, se questa è veramente così fragile, come mai non entra in crisi tutte le settimane? Come riusciamo ad evitare questo pericolo? La risposta che la natura ha dato a questo problema è di una semplicità disarmante: al presentarsi di nuove esperienze, anche culturali, il nostro cervello si sforza di aggiornare la sua visione del mondo con piccole modifiche, in modo da mantenerla sempre coerente con tutte le esperienze vissute fino a quel momento; quando però piccole modifiche non sono sufficienti, cioè quando è difficile inserire la nuova esperienza nel vecchio contesto, valutiamo inconsciamente se vale la pena accettare la novità, rischiando di far crollare il nostro sistema di credenze e di mandare di conseguenza in crisi la nostra vita; se accettare la nuova esperienza non è indispensabile, essa viene pertanto rifiutata, dando origine alla cosiddetta chiusura mentale, al rifiuto dell’evidenza dei fatti, all’oscurantismo. Si tratta, in fondo, di un’ulteriore applicazione del principio dell’economia mentale: rivedere completamente o in buona parte un modello che ha richiesto anni per essere costruito e che è risultato efficace e funzionale, può essere molto dispendioso e rischioso poiché nulla garantisce di trovarne un altro migliore e in tempi brevi; dal punto di vista della sopravvivenza è dunque logico che la nostra mente rifiuti caparbiamente di modificare il suo sistema di credenze e quindi il suo attaccamento ad esso è solo apparentemente irrazionale.

 

 

PALCO D’ONORE
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14 Commenti per “2.c.4 – La chiusura mentale è un fenomeno naturale?”

  1. Leonardo il Grosso ha detto:

    Ma non si era detto che una delle strategie umane risultate vincenti è la curiosità e l’esplorazione dell’ambiente circostante? Oppure tali strategie sono riservate al capobranco, che poi le fa accettare alla propria comunità selezionata per pensare il meno possibile e per modificare niente?

    • Nazarina da Fiastrone ha detto:

      Insomma saremmo tutti dei pecoroni nati per accettare e seguire un leader? Io non mi sento così, cerco di ragionare con la mia testa e di confrontarmi con gli altri, anche se spesso su certi argomenti che ritengo importanti e su cui la penso in modo “diverso”, non riesco a trovare l’interesse dell’interlocutore.

  2. Morias Enkomion ha detto:

    Certi modelli ci sono stati imposti: 7mila anni di condizionamento qualcosa hanno dato…
    Alcuni riescono a liberarsi dal condizionamento politico-religiosi, altri no. Con questi ultimi, sfortunatamente, non e’ possibile parlare di certi argomenti perche’ il loro cervello li rifiuta categoricamente. Altri, piu’ semplicemente, non capiscono.

    • Guglielmo l'Eclettico ha detto:

      Fatta pari a cento la popolazione, mi dici quali percentuali grosso modo attribuisci alle tre fasce di coloro che si liberano, di coloro che non ci riescono e di coloro che non capiscono?

      • Guglielmo l'Eclettico ha detto:

        Bene, ragioniamo sulle tue percentuali: risulta evidente come il suffragio universale, nato per dare compimento alla democrazia, in un contesto in cui l’80% della popolazione è analfabeta funzionale, si trasforma in un boomerang. Mantenendo i modelli elettorali usati nel mondo, un manipolo di bravi oratori, con bravi registi, truccatori, organizzatori di eventi, psicologi ed esperti in marketing, riusciranno sempre a manipolarli contro i loro interessi. Allo stesso tempo questo 80% abbiamo detto che non è in grado di capire e quindi non bisogna disperdere energie per cercare di spiegar loro tutto. Essi inoltre, consapevoli della loro condizione, non vogliono sentir parlare di politica, si infastidiscono delle elezioni e dei dibattiti, vogliono solo che qualcun altro (il pastore) organizzi cosa si deve fare. La parte dell’1% non costituita da manipolatori, non ha i mezzi economici e forse neanche il pelo sullo stomaco per contromanipolare e, soprattutto, è costituita da persone superisolate in mezzo a parenti ed amici del 99%. Ora ti voglio chiedere, da quando giri per Ofelon, solo per il fatto di avere degli interlocutori (per quanto squilibrati), non vedi un raggio di luce in più?

      • Guglielmo l'Eclettico ha detto:

        Le mie percentuali le troverai all’ultimo capitolo e ci sarà da ridere, per quanto riguarda la luce è sicuramente un treno, ma un treno fermo in attesa di ripartire con nuovi passeggeri… 😉
        Ma voglio giocare ancora: secondo te le persone dell’80% sanno riconoscere fra i propri parenti e amici stretti chi fa parte dell’1%?

  3. Morias Enkomion ha detto:

    Ovviamente no! L’80% crede che il mondo vada cosi’ e che non si possa fare nulla per cambiarlo; chi ci prova davvero a cambiarlo, inoltre, e’ considerato un pazzo visionario. Pero’ pregano tutti i santi sperando nel loro aiuto. E questi sarebbero comportamenti razionali? Oibo’!

    PS: la preghiera e’ assimilabile alla meditazione e produce endorfine, ma la vera preghiera…

    • Guglielmo l'Eclettico ha detto:

      L’80% non è in grado di immaginare che si possa cambiare il mondo proprio per la sua natura, si spaventa di chi vuole cambiare il mondo perché mette in discussione le “certezze” a cui è aggrappato (nonostante beli continuamente il proprio disappunto) e abbiamo visto come anche questo sia un meccanismo di difesa naturale (anche se produce danni enormi in un mondo in veloce evoluzione che richiede altrettanto veloci adattamenti) e sperano che qualche santo interceda per loro perché hanno radicata la cultura del vassallaggio (mi ricordo sempre di un racconto di mio padre che aveva conosciuto una vecchina che pregava continuamente Gesù affinché Sant’Antonio le facesse una grazia).
      Ma riformulo la domanda perché intendevo un’altra cosa: dato che l’80% non vuole sentir parlare di politica e quindi deve affidarsi a qualcuno per fare le proprie scelte, fosse anche una volta ogni due-tre anni in occasione delle elezioni, sa riconoscere fra i propri parenti e amici coloro che fanno parte dell’1% nel senso di persone con cui puntualmente consigliarsi con domande del tipo “ma per chi dobbiamo votare stavolta?”, “come lo vedi questo nuovo candidato?”, “cosa pensi di questo nuovo partito?”, ecc.?

  4. Morias Enkomion ha detto:

    Togliendo una percentuale di caproni teste dure – almeno 10% – che non ha fiducia in nessuno e nemmeno in se’ stessi, direi che il resto ha sempre qualcuno al quale rivolgersi considerandola una persona competente e di presitigio nell’ambito familiare o della famiglia. Questa stessa mentalita’ ha dato origine alla mafia in Sicilia, nata per contrastare l’assenza di giustizia per il popolo. Molte persone nelle quali intere famiglie pongono la loro piu’ totale fiducia allora come ora sono boss della mafia, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita, non lo stato.
    Come la mettiamo?

    • Guglielmo l'Eclettico ha detto:

      Bandiresti il tuo coltello da cucina perché ha delle affinità con lo strumento usato da un serial killer per squartare le sue vittime? Il fatto di affidarsi a persone vicine fa parte della nostra natura e non deve necessariamente portare alla creazione di associazioni non esattamente democratiche come quelle che hai elencato. Uno Stato ingiusto verso il popolo è normale che provochi una reazione e questa sarà tanto più forte quanto più profonde saranno le ingiustizie perpretate, ma è qui che devono intervenire i nostri valori, i nostri punti di riferimento che ci devono guidare per risolvere i problemi senza crearne altri spesso peggiori. Una delle differenze sostanziali sta nel poter scegliere i componenti del proprio gruppo e poterli cambiare quando si vuole, cosa impossibile non solo nelle organizzazioni criminali, ma anche nei paesini dei nostri nonni. Ipotizzando invece di poter scegliere, pensi che il 99% che sa bene chi sia il suo 1% di riferimento, gli affiderebbe anche la gestione della politica?

  5. Morias Enkomion ha detto:

    Attualmente no. Il 99,999% delle persone non e’ abituata a scegliere liberamente perche’ non ha la mente libera. Tutto cio’ e’ un problema reale che potrebbe inficiare il metodo, a mio avviso. Bisognerebbe prima dare gli strumenti alle persone, strumenti di libero pensiero e giudizio, cosa che dovrebbe fare la scuola, dovrebbero fare i genitori, i mass media, gli opinionisti, che invece non fanno. Senza una buona forma mentis il cambiamento nascerebbe zoppo, perche’ la mentalita’ mafiosa e della pecora vincerebbe su tutto. Bisogna lavorare sulla formazione, esattamente come fa la casta con le scuole attuali e come fanno i mafiosi con i loro metodi.

    • Guglielmo l'Eclettico ha detto:

      Esatto, non si può pensare di realizzare una vera democrazia in un contesto di diffusa ignoranza e disinformazione, le quali non si possono combattere in presenza di una forte frammentazione sociale, ed ecco che come vedi si ritorna ai sempre ai quattro problemi radice che, come tali, possono essere estirpati definitivamente solo congiuntamente. Serve allora un sistema di soluzioni parallele che operino in sinergia e che abbiamo iniziato a impostare negli ultimi tre capitoli di questo blook.

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