2.c.9 – La scienza sperimentale si distingue dalla superstizione?

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23 Maggio 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

superstizioneLa scienza sperimentale si distingue dalla superstizione?

Per scienza sperimentale si intende tutto il patrimonio di conoscenze ottenute utilizzando il metodo sperimentale; oggi la sua validità è universalmente riconosciuta, ma pochi sanno su cosa si basa il suo valore; cosa distingue la scienza dalle superstizioni? Se chiediamo all’uomo della strada per quale motivo legge quotidianamente il suo oroscopo e perché crede nella validità dell’astrologia, probabilmente egli risponderà con due motivi fondamentali:
• Perché funziona, perché in genere, come dice l’esperienza personale, le predizioni fatte si avverano;
• Perché l’oroscopo lo leggono tutti e tutti quindi ci credono, non è solo un’opinione personale, ma vi è qualcosa di oggettivo e universalmente riconosciuto.
Se invece chiediamo per quale motivo crede alla scienza moderna le risposte saranno del tipo:
• Perché funziona, perché come dice l’esperienza diretta, le previsioni della scienza si avverano, le lampadine si accendono quando spingiamo l’interruttore, le automobili partono quando giriamo la chiave;
• Perché lo fanno tutti, lo insegnano anche a scuola che ci si può fidare della scienza e quindi è una cosa oggettiva ed universalmente riconosciuta.
Cosa distingue allora la scienza dalle superstizioni? Per il nostro uomo della strada nulla, assolutamente nulla, la scienza sembra essere solo una superstizione in più e nella sua mente è effettivamente così; sappiamo infatti che ogni uomo vive in un mondo in buona parte immaginario, egli è naturalmente superstizioso e inoltre è influenzato dall’opinione pubblica in quanto animale fortemente sociale; la gente comune non sa perché la scienza sia migliore delle antiche credenze, ma non ha avuto problemi ad accettarla come qualunque nuova superstizione anche solo vagamente verosimile.
Questo stato di cose ci aiuta a capire come mai numerose forme di superstizione continuano a sopravvivere nonostante il diffondersi di conoscenze scientifiche e come mai si diffondano false credenze che vengono attribuite alla scienza stessa: tutti noi abbiamo sentito dire che, in caso di parto prematuro, è meglio che il bambino nasca nel settimo mese piuttosto che nell’ottavo; la maggior parte di noi è convinta che ciò sia una verità scientifica confermata dalla medicina moderna, ma non è affatto così; tutti i dati sperimentali la smentiscono e nessun medico l’ha mai provata, in realtà sembra che si tratti di una antica credenza che risale all’antica scuola filosofica di Pitagora, presso la quale il numero sette era considerato un numero fortunato. Come mai in questi casi non ci accorgiamo della differenza fra un’affermazione scientifica e una che non lo è? Semplice, perché non lo facciamo mai, per noi esistono di fatto solo superstizioni.
La differenza fra scienza sperimentale e credenze più o meno probabili invece esiste, è notevole e si trova nel famoso metodo sperimentale, del quale tanto si parla, ma che nessuno conosce; non mancano tuttavia anche notevoli somiglianze dovute alla loro comune origine che è il naturale processo con cui il cervello umano produce la conoscenza.

 

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8 Commenti per “2.c.9 – La scienza sperimentale si distingue dalla superstizione?”

  1. Nazarina da Fiastrone ha detto:

    Ogni post che andate avanti, sempre pacatamente, senza polemiche, con distacco… tirate certe mazzate a destra e a manca che nemmeno i fabbri potrebbero far meglio.

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    • Carlotta da Camerino ha detto:

      Evviva i fabbri! Almeno loro hanno chiaro il concetto di incudine…

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    • Morias Enkomion ha detto:

      E’ una guerra da combattere con la forza della ragione e delle idee, non delle armi.

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      • Guglielmo l'Eclettico ha detto:

        Sir Morias, che cos’è qusto continuo ronzio che proviene da sotto il tuo elmo?

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  2. Angelica dal Vessillo Dorato ha detto:

    Quindi il meccanismo naturale che porta alla scienza è lo stesso che porta alla superstizione? Ma da quale cilindro le tirate fuori queste cose?

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    • Morias Enkomion ha detto:

      La mente crea entrambe. Secondo alcune teorie legate alla fisica quantistica e’ la nostra mente, o per meglio dire la nostra volonta’ di osservatori, a creare l’universo. Esiste una realta’ dell’uomo della strada, basata sulla sua immagine del mondo come percepita dai suoi sensi in relazione alla sua cultura e mediata dai modelli culturali imposti da chi ci controlla, e poi esiste un’altra realta’. Quella vera o quantomeno maggiormente verosimile. Entrambe le immagini hanno origine all’interno del nostro cervello, ma una e’ piu’ vera dell’altra e solo una puo’ renderci liberi.

      Sta a noi decidere se continuare a dormire o aprire gli occhi.

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      • Gismondo il Malagrotta ha detto:

        Ci sono problemi che dopo aver aperto gli occhi possiamo risovere da soli, altri no. Per questi ultimi bisogna trovare altre persone con gli occhi aperti (in numero variabile rispetto all’obiettivo fissato, cosa già difficile) e poi creare un modello organizzativo efficace (e qui…)

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