2.b.1 – Quali sono le origini della cultura?

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15 Aprile 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

 

imitazione

        

Quali sono le origini della cultura?

Dall’osservazione della trasmissione culturale negli animali si possono sviluppare delle ipotesi su come sia nata la nostra storia culturale: sappiamo che gli animali imparano dal mondo che li circonda; i cuccioli dei mammiferi imparano anche dai genitori e ciò può avvenire perché la madre, e a volte anche il padre, passano molto tempo con essi dopo la nascita per nutrirli e proteggerli. Il rapporto genitore-figlio, nato per la protezione ed il nutrimento, ha assunto poi anche un ruolo educativo.
È noto che, nelle tradizioni familiari, il patrimonio genetico e culturale evolvono assieme integrandosi perfettamente; ciò nel tempo ha portato a sviluppare una predisposizione genetica dei cuccioli ad imparare dai genitori e dei genitori ad insegnare alla prole.
Dall’innata curiosità dei cuccioli, dalla voglia di giocare (esercitandosi al movimento, alla lotta, ecc.), dall’istinto di esplorare il mondo e dalla necessità di seguire i genitori in cerca di sicurezza, si sono sviluppati nuovi comportamenti: esplorare il mondo sotto la guida dei genitori, curiosare su quello che fanno ed infine imitarli.
Lo sviluppo dell’imitazione non è stato un passo semplice; molti animali, pur dotati di buone capacità di apprendimento derivato dall’esperienza, si trovano in grandi difficoltà ad imitare le strategie degli altri; ciò induce a pensare che l’imitazione sia un’attività molto più complessa di quanto non sembri e che pertanto richiede lo sviluppo di nuove capacità da parte del cervello. Alcuni studi inoltre mostrano che, nel mondo animale, all’imitazione viene in genere abbinata una forte componente di sperimentazione personale, si imita cioè il minimo indispensabile per poi procedere da soli; ciò dimostra come l’imitazione sia per gli animali una attività molto impegnativa e costosa che va limitata il più possibile.
Quando si svilupparono i primi branchi di mammiferi, si aprirono nuove frontiere per l’imitazione e lo sviluppo della cultura: da allora infatti i cuccioli ebbero la possibilità di imparare da tutti i membri del branco e non solo dai genitori; questa opportunità, che nella maggioranza dei casi viene sfruttata solo occasionalmente ed è quindi rimasta una risorsa marginale nel mondo animale, è invece alla base di molti sviluppi della cultura umana.
Anche nei genitori si svilupparono dei cambiamenti: alle amorevoli cure parentali verso i cuccioli si aggiunsero nuove capacità di insegnamento; i mammiferi infatti giocano spesso con i loro piccoli rendendo così il gioco ancora più istruttivo; durante il gioco i genitori hanno la possibilità di mostrare, anzi ostentare, i giusti atteggiamenti e comportamenti, come i papà che giocano a palla con i propri figli o li aiutano nelle costruzioni con i mattoncini di plastica; va inoltre ricordata l’importantissima capacità di premiare o di punire i cuccioli secondo la loro condotta: i premi discendono direttamente dalle coccole delle cure parentali; le punizioni derivano invece dagli atteggiamenti aggressivi, tipici degli scontri fra adulti, opportunamente e profondamente modificati per non ferire gravemente i piccoli.
Nelle scimmie i piccoli vivono la prima parte della vita perennemente aggrappati alla madre; durante questa fase, con un contatto così intimo e fisso, i cuccioli hanno modo di imparare molte cose: come interpretare il comportamento della madre e dei membri del branco, come gestire le pubbliche relazioni e la convivenza nella comunità, quali sono i frutti migliori, come costruire un riparo, come usare alcuni strumenti, come riconoscere e produrre i segnali tipici della propria specie fino ad usare un vero e proprio linguaggio fatto di gesti e suoni, sebbene non articolati in modo tale da formare un discorso complesso.
Gli animali che dimostrano più capacità di imitazione, più capacità di comunicazione e anche una maggiore intelligenza, come i pappagalli, i delfini e le scimmie, sono tutti animali sociali; questo indica che la socialità e la vita di branco sono premesse importanti e necessarie, anche se non sufficienti, per lo sviluppo delle suddette capacità. Queste risultano peraltro strettamente collegate: nelle comunità la comunicazione viene spesso realizzata con un codice convenzionale, trasmesso culturalmente, che richiede una qualche forma di imitazione e di intelligenza.
Dall’osservazione del mondo attuale non possiamo osservare le fasi successive della nostra storia culturale in quanto tutti i nostri parenti più stretti, gli ominidi, sono estinti da tempo. 

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3 Commenti per “2.b.1 – Quali sono le origini della cultura?”

  1. Carlotta da Camerino ha detto:

    La strategia del gruppo sociale può essere vista come un’applicazione di quella della simbiosi con cui due o più esseri viventi si integrano nel comune interesse. L’uomo però ha dimostrato di non saper gestire questa sua grande risorsa, perché ha creato discriminazioni, guerre, inquinamenti, ecc. Siamo sicuri che lo sviluppo della cultura sia direttamente proporzionale allo sviluppo dell’intelligenza?

    • Gismondo il Malagrotta ha detto:

      L’intelligenza è rimasta la stessa da migliaia di anni, è la cultura che è cambiata e continua a cambiare senza una diffusa consapevolezza, bensì con un’assuefazione alle nefandezze veramente impressionante.

    • Morias Enkomion ha detto:

      La guerra e’ funzionale a due obiettivi: conquista diretta del territorio quando la guerra e’ portata, in modo classico, con delle truppe che ne attaccano altre, oppure per il controllo di un territorio tenendo le fazioni rivali a quella dominante in continua lotta.

      La guerra e’ comunque funzionale ad un obiettivo: il controllo. Guerra costante significa controllo costante. Che la guerra sia costante e’ un dato di fatto. Dobbiamo quindi chiederci chi favorisce.

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