2.b.4 – Lo sviluppo della cultura cumulativa è dovuto all’instabilità climatica?

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18 Aprile 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

ghiacci

        

Lo sviluppo della cultura cumulativa è dovuto all’instabilità climatica?

Con una datazione di circa 500 mila anni fa si iniziano a ritrovare tracce di manufatti nettamente più complessi dei precedenti, in quanto composti di più parti (come lance dalla punta di pietra oppure asce con manico); questi utensili presentano inoltre delle differenze secondo la regione e secondo l’epoca e ciò rivela che erano frutto di un susseguirsi di modifiche operate da artigiani diversi. L’accumularsi di mutazioni culturali, fenomeno prima assente o eccezionale, da allora sembra diventato una regola fissa nella cultura umana.
Si ignora la causa di questo importantissimo cambiamento, ma sappiamo che gli ominidi di questo periodo mostrano un ulteriore sviluppo della massa cerebrale e dei cambiamenti alla base del cranio che rendono plausibile uno spostamento della laringe e una modifica dell’apparato vocale.
Dall’esame dei ghiacci polari risulta inoltre con certezza che tale periodo storico fu caratterizzato da una grande instabilità climatica; cambiamenti relativamente rapidi alternarono periodi glaciali con altri temperati ed anche all’interno di questi periodi vi furono grandi oscillazioni della temperatura media; questi repentini cambi climatici potrebbero aver costituito un impulso decisivo a sfruttare al massimo le capacità di adattamento culturale in quanto molto più rapido di quello genetico.
Possiamo comunque notare tre importanti caratteristiche della cultura cumulativa:
• consente un adattamento culturale più comodo e rapido, poiché modificare strumenti ed usanze già esistenti è più facile che crearne di nuovi;
• la combinazione di elementi culturali semplici permette di formare una grande varietà di nuove soluzioni per nuovi problemi, esattamente come con le lettere dell’alfabeto si possono comporre un numero enorme di parole; il vantaggio evolutivo è enorme e porta il patrimonio culturale a diventare da semplice integrazione di quello genetico a colonna portante dell’evoluzione successiva;
• le innovazioni culturali cumulative dipendono sempre meno dalle mutazioni genetiche e sempre più dalla precedente storia culturale accumulata; si ha quindi la tendenza ad una maggiore autonomia rispetto al patrimonio genetico.
Tutto ciò ha avuto anche un costo: dallo studio delle ossa sappiamo che, nel periodo storico considerato, il tempo necessario per raggiungere la maturità si allungò ulteriormente fino a raggiungere, con l’uomo di Neanderthal e l’uomo attuale, i venti anni circa. Tale lunghissimo periodo di apprendistato impone ai genitori un sacrificio maggiore in termini di tempo ed energie.

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4 Commenti per “2.b.4 – Lo sviluppo della cultura cumulativa è dovuto all’instabilità climatica?”

  1. Carlotta da Camerino ha detto:

    Se per raggiungere la maturità fisica e intellettiva servono 16-18 anni, per raggiungere l’autonomia economica ne servono molti di più. Il primo è un fenomeno selezionato dalla natura, il secondo invece è selezionato dalla cultura moderna che non sappiamo gestire, ma solo subire.

    • Morias Enkomion ha detto:

      Subiamo la cultura dominante perche’ non crediamo di avere gli strumenti per combatterla. In realta’ lo strumento e’ da sempre in nostro possesso: il nostro cervello.

      • Leonardo il Grosso ha detto:

        E sai perché non crediamo di avere gli strumenti per farlo? Perché siamo stati educati a crederlo, chi domina gestisce anche il comune sentire e cosa c’è di meglio di un popolo di rassegnati? Quando qualcuno si ribella lo fa perché ha varcato la soglia della disperazione e purtroppo lo fa ricorrendo alla violenza. Con la violenza, che non risolve i problemi, peraltro si impaurisce la gente tranquilla e la si rende ancora più succube del dominatore che, combattendo i violenti disfattisti, separatisti, insurrezionalisti e terroristi di turno, passa come salvatore della patria (e forse è anche vero, ma la patria di chi?). Sono d’accordo con te che “l’arma” migliore sta nella calotta cranica, ma che troppo spesso è talmente ben custodita che non se ne accorge nessuno (a partire dal possessore). 🙁

  2. Alafrida dal Lago ha detto:

    Purtroppo assistiamo a un periodo in cui si risolve un problema e nello stesso tempo se ne creano due.

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