2.b.5 – I rituali e le parole sono degli strumenti culturali?

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20 Aprile 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

rituali

        

I rituali e le parole sono degli strumenti culturali?

La crescente importanza della trasmissione del sapere ha stimolato l’evoluzione di due fondamentali strumenti specifici: i rituali e il linguaggio verbale.
Gli antropologi dell’ottocento e del novecento hanno svolto numerosi studi sulle comunità umane di stampo più antico, cioè quelle con un’economia basata ancora sulla caccia e la raccolta come le tribù del Nord America, della foresta amazzonica, dell’Indonesia e dell’Australia. Venne osservato che una caratteristica comune di tali culture era l’organizzazione di celebrazioni rituali a cui partecipava tutta la comunità; sebbene ogni popolazione abbia un suo modo particolare di celebrare feste o cerimonie religiose, tutte lo fanno con una enorme varietà di riti, preghiere, balli, canti, banchetti e anche gare sportive.
La moderna psicologia ci dice che questi rituali rafforzano l’identità di gruppo e aiutano a sviluppare la solidarietà, la collaborazione e l’amministrazione della vita sociale. La loro importanza è tale che spesso assumono un carattere sacro.
Molti rituali richiedono doti notevoli di affiatamento, imitazione ed apprendimento, doti che sappiamo essenziali per la vita dell’essere umano; per esempio, nei balli di gruppo si possono ostentare le suddette qualità assieme ad altre doti fisiche come forza ed agilità. Oltre ad essere spettacoli divertenti, utili a rinsaldare i rapporti sociali, si prestano spesso a svolgere un ruolo nel corteggiamento.
I rituali che coinvolgono tutta la comunità hanno un ruolo prevalentemente sociale e sono appunto detti riti sociali, ma in ogni attività umana possiamo trovare dei piccoli rituali che possiamo chiamare procedure di lavoro: un cuoco che prepara un piatto di spaghetti secondo una precisa ricetta, ripete fondamentalmente sempre lo stesso procedimento, esegue cioè una sorta di rituale di lavoro; lo stesso fanno dei muratori per costruire un muro o dei contadini per coltivare il grano o raccogliere le olive. Queste attività vengono tramandate principalmente grazie all’imitazione diretta, esattamente come i rituali sociali; in esse il linguaggio ricopre un ruolo secondario come in tutte le attività basate sul movimento: tutti abbiamo fatto l’esperienza di trovarci in difficoltà davanti alle istruzioni scritte per installare un televisore nuovo o un altro elettrodomestico e tutti sappiamo quanto le istruzioni risultino più chiare se accompagnate da disegni illustrativi nei quali un fumetto ci mostra come si fa, sebbene ancora meglio sarebbe una persona in carne ed ossa.
Il linguaggio verbale diviene invece lo strumento principale quando è necessario raccontare esperienze o eventi passati, oppure quando bisogna tramandare concetti astratti. La comparsa della parola ha segnato una tappa fondamentale nella cultura: le esperienze potevano ora essere raccontate e non solo mostrate; con la parola si possono esprimere anche concetti astratti, idee, opinioni; grazie alla parola la circolazione delle idee fu molto facilitata e la cultura ebbe un nuovo strumento, estremamente preciso, per trasmettersi e conservarsi.
Il linguaggio attuale è un altro tipico esempio di cultura cumulativa: varia in continuazione da regione a regione e di generazione in generazione. È bene ricordare che anche nel mondo animale, in particolare nelle scimmie, esistono rituali sociali, segnali vocali e fabbricazione di utensili e di certo esistevano anche nelle forme più antiche di ominidi; la cultura cumulativa ha solo portato a un loro ulteriore sviluppo sia culturale (varietà di forme ed applicazioni) sia genetico (modifiche dell’apparato vocale, delle capacità logiche e di imitazione).

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9 Commenti per “2.b.5 – I rituali e le parole sono degli strumenti culturali?”

  1. Gismondo il Malagrotta ha detto:

    Io aggiungerei che siamo talmente abitudinari da far diventare tanti nostri piccoli riti quotidiani delle vere e proprie superstizioni. Se una persona è abituata a mettere prima la camicia e poi i pantaloni e una mattina si ritrova in mano i pantaloni e si accorge che non ha la camicia, probabilmente poserà i pantaloni per indossare prima la camicia.

  2. Morgana l'Eretica ha detto:

    Caro Gismondo, spero che non siano molte le persone che agiscono come tu dici….se così fosse sarei preoccupata per lo scarso livello di evoluzione raggiunto!!!

    • Nazarina da Fiastrone ha detto:

      Temo che il fenomeno delle piccole superstizioni personali sia più diffuso di quello che pensi, ma potremo parlarne durante questo “percorso di riflessioni”, benvenuta!

      • Alafrida dal Lago ha detto:

        Mi piace questo nuovo assetto che permette di commentare il commento e anche la differenziazione cromatica fra i commenti pari e quelli dispari. 🙂

      • Morias Enkomion ha detto:

        Il rito accentua l’appartenza ad un gruppo e quindi la sicurezza. I piccoli riti quotidiani non sono da meno, cosi’ come le superstizioni.

        • Nazarina da Fiastrone ha detto:

          Tutti abbiamo le nostre superstizioni e forse sono anch’esse un fenomeno naturale e come tale ineliminabili.

          • Morias Enkomion ha detto:

            Cara Nazarina non sarei cosi’ assoluto… in realta’ le piccole e grandi superstizioni della vita nascono fondamentalmente dall’ignoranza dei fenomeni naturalii e sono un retaggio dell’epoca pre-scientifica.

          • Nazarina da Fiastrone ha detto:

            Mi riferisco al fenomeno in generale, non alla singola superstizione. E’ chiaro che alla luce delle conoscenze di oggi tante credenze risultano superate, ma conosci qualche scienziato senza superstizioni? Che non agisca mai per tradizione o consuetudine?

  3. Morias Enkomion ha detto:

    Conosco me stesso, e’ sufficiente? 😉

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