2.b.7 – Cosa ci distingue dal primo homo sapiens?

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22 Aprile 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

 

dubbio

        

Cosa ci distingue dal primo homo sapiens?

I resti più antichi rinvenuti dell’uomo attuale risalgono a 195 mila anni fa; da allora il nostro scheletro non ha subito modifiche rilevanti, ma non è detto che questo valga anche per il resto della nostra anatomia e, in particolare, eventuali cambiamenti nelle nostre capacità intellettuali ben difficilmente sarebbero rivelabili dalla forma del cranio. Considerando però che tale forma umana ha iniziato ad espandersi fuori dall’Africa circa 125 mila anni fa, si può dedurre che le attuali differenze etniche devono essersi formate necessariamente dopo di allora. Dato che tali differenze possono essere osservate nei lineamenti del viso, nel colore dei capelli o nella statura, ma non nelle capacità intellettuali, si può affermare che queste ultime fossero già state sviluppate in precedenza alle migrazioni nei continenti. Dato che ogni generazione umana si sente molto più intelligente di quelle precedenti, a cominciare da quella dei propri genitori, risulta difficile immaginarsi seduti su una panchina in giacca e cravatta, con in mano un telefonino, a fianco di un homo sapiens di 125 mila anni fa in pelle di lupo, con in mano una clava e convincersi di avere un cervello dalle medesime capacità genetiche; la verità è che le differenze riscontrabili sono solo il frutto dell’evoluzione culturale, di quella cultura cumulativa che contraddistingue la nostra specie e che, sviluppandosi sempre più velocemente, può davvero oggi portare a una sensibile differenziazione fra due generazioni successive.

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8 Commenti per “2.b.7 – Cosa ci distingue dal primo homo sapiens?”

  1. alexis del lago ha detto:

    credo che la cosiddetta “evoluzione culturale” ormai fine a se stessa porta le generazioni successive ad omologarsi, a vivere senza prender coscienza del proprio percorso personale!

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    • Nazarina da Fiastrone ha detto:

      Se per “fine a se stessa” intendi casuale, sono d’accordo con te, ma le nuove generazioni devono essere educate a gestire tale evoluzione dalle generazioni precedenti, sono queste che devono prendere coscienza della loro responsabilità e agire di conseguenza. Comunque benvenuta nel Villaggio di Ofelon.

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  2. Leonardo il Grosso ha detto:

    In effetti parlare oggi con un dodicenne del mondo in cui è cresciuto suo padre, un mondo con la televisione in bianco e nero, a due canali e visibili solo dopo le cinque del pomeriggio, un mondo con i telefoni fissi, con il selettore a disco e da usare con parsimonia, significa convincere il ragazzo che non potrà aspettarsi molto dal padre per manifesta obsolescenza.

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  3. Morias Enkomion ha detto:

    La tecnologia, se da un lato allunga la vita, dall’altro la peggiora perche’ ci rende schiavi. I giovani di oggi sono i nuovi schiavi: cellulare, videogiochi, computer. Tracciabili costantemente, non solo dove sono ma anche cosa fanno. Cresceranno e presto useranno soltanto carte bancarie, non piu’ banconote. Quindi qualcuno, da qualche parte, sapra’ tutto noi.

    Big brother is watching you.

    Non parlo del programma demente-per-dementi della TV, ma di Orwell.

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    • Nazarina da Fiastrone ha detto:

      Il fatto è che la quasi totalità degli umani è disposta a qualsiasi cosa, compresa la riduzione in schiavitù, pur di vivere a lungo…

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      • Morias Enkomion ha detto:

        Sinceramente preferisco vivere un giorno da uomo libero che 36500 (100 anni) da schiavo!

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        • Guglielmo l'Eclettico ha detto:

          Grazie per la trasformazione di giorni in anni, ma fino a questi calcoli ce la facciamo… 😉

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          • Morias Enkomion ha detto:

            Scusa se non ho considerato gli anni bisestili! 😛

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