2.b.8 – La guerra è una prerogativa della cultura umana?

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23 Aprile 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

       

La guerra è una prerogativa della cultura umana?

Un fenomeno molto antico nella storia culturale umana è sicuramente la guerra. La guerra richiede grande organizzazione, affiatamento ed identità di gruppo e gli studi sulle popolazioni che negli ultimi due secoli ancora vivevano di caccia e raccolta mostrano che in tutte vi era il ricorrente ricorso alla guerra per risolvere le dispute territoriali (anche quattro volte in un anno).
Una simile attività bellica non ha eguali fra le scimmie, dove gli scontri di gruppo sono eccezionali, a differenza di quelli fra singoli maschi dominanti; la guerra sembra dunque essere una necessità tipicamente umana. In natura le popolazioni animali rimangono stabili, nonostante il grande numero di figli, a causa dei predatori, delle malattie, degli incidenti, della siccità, del freddo e della fame; essere uccisi dai propri simili è un evento piuttosto raro che, tuttavia, diviene più comune in condizioni artificiali di sovrappopolazione come può accadere negli zoo.
Nell’uomo, lo sviluppo del comportamento bellico è dovuto con ogni probabilità alla minore incisività dei suddetti fattori di stabilizzazione, al conseguente aumento della popolazione e alla successiva minore disponibilità di cibo che inevitabilmente comporta un incremento dei conflitti territoriali.
Nel mondo animale possiamo osservare due forme fondamentali di lotta:
1. lotta fra predatori e prede, il cui scopo è uccidere o evitare di essere uccisi; è la forma più violenta di lotta per la sopravvivenza;
2. lotta fra rivali; il caso più classico è dato dai maschi che si battono per il possesso delle femmine, in cui lo scopo non è la morte, ma la sottomissione dell’avversario (che potrebbe essere anche un membro del proprio branco e magari un parente stretto).
Nella prima forma, un predatore, se vuole nutrirsi, non può evitare di uccidere la propria preda e per la preda, d’altro canto, nessuna difesa è troppo rischiosa, visto il pericolo che corre; nella seconda forma, invece, l’uccisione dell’avversario non solo non è necessaria, ma se si tratta di un membro del proprio gruppo sarebbe addirittura dannosa; è inoltre evidente che anche per il soccombente risulta conveniente ritirarsi prima di farsi veramente male o rischiare di essere ucciso.
L’insegnamento che ancora una volta dobbiamo trarre dalla natura è il seguente: nella lotta fra rivali lo scontro, anche violentissimo, è una prova di forza e non un attentato alla vita dell’avversario, il quale in genere ne esce un po’ malconcio, ma vivo. Si noti inoltre che in natura spesso sono presenti precisi rituali di minaccia per evitare, quando possibile, lo scontro fisico.
Nelle comunità umane di tutti i tipi, comprese quelle tribali, ritroviamo queste due forme di lotta: le prede vengono uccise senza pietà come fanno tutti i predatori e le loro spoglie vengono divise fra i cacciatori e le loro famiglie, mentre all’interno della comunità non mancano scontri anche molto violenti, però regolati da precisi rituali, nei quali si evita di uccidere l’avversario.
Se ora consideriamo una guerra, è subito evidente che i due schieramenti combattono fra loro non come rivali in amore o avversari sportivi, ma come se appartenessero a specie differenti; in guerra si combatte per uccidere oppure si verrà inevitabilmente uccisi. Le popolazioni cannibali addirittura mangiavano i loro avversari sconfitti, dividendone i resti come si usa con le prede animali; in casi meno estremi, gli sconfitti venivano comunque spogliati dei vestiti, delle armi e di tutto ciò che potesse avere un valore; uno stesso atteggiamento predatorio si riscontra poi durante i saccheggi ai villaggi o alle città nemiche.
Numerosi dunque sono gli atteggiamenti che indicano che il rapporto con il nemico è del tipo uomo-animale (intendendo per animale sia una preda che un predatore) e non uomo-uomo.
Continuando a dimostrare come la guerra sia un fenomeno tipicamente umano, in cui si riscontrano tutte le strategie evolutive e culturali, sorge però un problema: come è possibile che l’uomo, selezionato da milioni di anni di evoluzione naturale per vivere socievolmente in comunità, abbia combattuto e continui a combattere tante sanguinosissime guerre fratricide? La risposta va cercata nella natura della cultura umana e nelle differenti vie attraverso le quali si esprime. Per trascinare un popolo in guerra è necessario sviluppare un sistema che inibisca i suoi naturali istinti sociali; il sistema più semplice, da sempre praticato, consiste nell’identificare i nemici con animali di una diversa specie, comunque con animali pericolosi. A tal fine vengono sfruttate tutte le possibili varianti culturali: i nemici non sono come noi, tanto è vero che parlano una diversa lingua, hanno un diverso colore della pelle, indossano un diverso abbigliamento, praticano una diversa religione, ecc.; di conseguenza assume fondamentale importanza l’esaltazione di quanto può servire a identificarsi nel proprio gruppo ed ecco che ogni tribù sviluppa presto un suo accento particolare, ha i suoi colori di guerra (o una sua divisa), i suoi simboli religiosi, le sue particolari acconciature dei capelli, i suoi caratteristici tatuaggi, ecc.; chi non ha questi segni di riconoscimento viene considerato un animale da abbattere.
La guerra sfrutta tutte le strategie fondamentali dell’uomo: l’organizzazione e l’affiatamento di una comunità sono infatti elementi indispensabili per qualunque attività bellica, la specializzazione di alcuni membri della comunità in guerrieri è altrettanto necessaria, così come lo è la manipolazione tesa a realizzare armi sempre più potenti.
Anche la cultura cumulativa ha sempre dato il proprio contributo alla guerra: con il passare del tempo le comunità sono cresciute di dimensione e ben presto si formarono alleanze fra comunità distinte; all’interno della comunità specializzata dei guerrieri si sono formati sottogruppi sempre più specifici (arcieri, cavalieri, artiglieri, ecc.); nel caso degli armamenti l’apporto della cultura cumulativa è ancor più evidente, essendo passati in poco tempo dalla spada alla bomba atomica.
Il ritrovamento di resti di uomini di Neanderthal con delle punte di lancia conficcate nello scheletro lascia intendere come la guerra abbia accompagnato e influenzato l’intera evoluzione culturale dell’uomo.

Sulla cresta dell'onda

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=w_xvPwf84F8

 

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7 Commenti per “2.b.8 – La guerra è una prerogativa della cultura umana?”

  1. Gilberto il Valligiano ha detto:

    Quindi, se capisco bene, non avendo più predatori gli uomini hanno cominciato a predarsi fra loro. Meno male che ci consideriamo gli esseri più intelligenti della Terra…

    • Petronilla la Sottile ha detto:

      Nessun altro animale ha inventato macchine che volano (poi magari le usiamo per bombardare) o macchine che si immergono (con cui ogni tanto lanciamo qualche siluro), poi per sfoggiare le nostre capacità di immaginazione abbiamo creato bombe a grappolo, bombe al napalm, bombe al fosforo, bombe atomiche, insomma come animali siamo proprio… una bomba!

  2. Gerulfo delle Milizie ha detto:

    Ma a cosa serve più la guerra oggi? Per stabilizzare la popolazione umana abbiamo gli incidenti stradali, la droga, lo smog, i coloranti alimentari, i liquami industriali, gli incidenti sul lavoro, le scuole che crollano…

  3. Morgana l'Eretica ha detto:

    A me viene da pensare che l’ uomo non sia così progredito!!!
    Nel passato l’ ignoranza in senso ampio rendeva gli uomini brutali, pronti ad uccidere per la conquista di un territorio, per aumentare la propria ricchezza e il proprio potere; oggi cosa succede?
    Purtroppo la stessa cosa e con mezzi più potenti…
    L’ evoluzione umana avrebbe dovuto portare l’ uomo ad una maggiore consapevolezza dell’ uguaglianza, ad una maggiore capacità di salvaguardare il pianeta ed i suoi abitanti, ad una maggiore ricchezza per il benessere di tutti, ad una maggiore saggezza nel risolvere qualsiasi disaccordo con soluzioni pacifiche e ben ragionate.
    Il nostro “progresso” dove ci ha portato???

  4. Romano Labitante ha detto:

    ciao, mi dispiace ma non la penso cosi’, credo che la guerra al tempo d oggi sia “normale”o almeno qualche volta giustificata,nel mondo ci sono tantissime guerre, piu’ o meno…… importanti? famose? interessanti? diciamo note, questo credo perche’ anche l uomo con l evoluzione stia imparando a praticare “riti intimidatori” pensate alle riunione dell onu, e della nato, esse servono da monito per paesi che viaggiano secondo criteri di maggioranza, fuori da certi binari con intenzioni piu’ o meno buone,ci preoccupa la guerra perche coinvolge nazioni intere, ma infondo ogni giorno ce’ una guerra,decisamente piu’ piccola ma pur sempre “guerra”, ce chi uccide per un parcheggio chi per rapina, chi per gioco, quindi sinceramente la guerra non mi fa paura, spaventa piu sapere che ce’ la possibilita’ che un giorno non si torna a casa……………..credo, e spero che nel futuro con un maggiore sviluppo socioeconomico le guerre finiranno……..

    • Romano Labitante ha detto:

      rispondendo alla domanda credo che la guerra non sia solo una prerogativa umana anche nel mondo animale esiste, probabilmente e’ indotta dall uomo, un esempio sono combattimenti tra animali, li ce solo l istinto di sopravvivenza, non esistono prede e predatori o capibranchi e sottomessi

  5. Morias Enkomion ha detto:

    «la guerra è pace», «la libertà è schiavitù», «l’ignoranza è forza»

    1984, Orwell

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