2.b.9 – Agricoltura e allevamento: due tappe fondamentali?

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24 Aprile 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

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Agricoltura e allevamento: due tappe fondamentali?

Circa 12 mila anni fa ebbe fine l’ultima glaciazione; oggi sappiamo che, fino a quel tempo, profondi e repentini cambiamenti climatici rappresentavano la regola e che gli esseri viventi, compreso l’uomo, vi erano da sempre abituati; il periodo di stabilità che è seguito all’ultima glaciazione, e che tuttora perdura, rappresenta dunque una breve quanto eccezionale parentesi di quiete nella lunga quanto turbolenta storia climatica. Il clima divenne durevolmente più caldo, più piovoso e con minori differenze di temperatura fra inverno ed estate. Cambiò di conseguenza la distribuzione della vegetazione e della selvaggina, i ghiacci scomparvero dalle zone temperate e queste mutarono radicalmente aspetto; ciò diede a tutti, uomini e animali, nuove opportunità di nutrimento. La nostra specie si era ormai diffusa da tempo su tutto il pianeta, ma mai prima di allora vi era stata una così regolare disponibilità di risorse vegetali e di animali erbivori.
È assai probabile che la nuova situazione portò ad un aumento della popolazione fino a raggiungere un nuovo equilibrio: quantità di cibo pro capite pari al tempo della glaciazione, ma con spazi disponibili più ristretti. A questo punto vi erano due possibili vie da percorrere per migliorare le proprie condizioni di vita: estendere il territorio con la guerra oppure sfruttare in modo più efficace le nuove ricchezze disponibili, approfittando al massimo della stabilità del clima; furono seguite entrambe.
Osservando le moderne società tribali, specialmente quelle delle foreste pluviali meno interessate dalla fine della glaciazione, possiamo supporre che i cacciatori proteggono da sempre la selvaggina del proprio territorio da altri predatori, compresi i cacciatori delle altre tribù che sconfinano e da sempre praticano forme di aiuto verso le piante commestibili nei confronti delle cosiddette erbacce. Da queste basi si svilupparono, in vari luoghi temperati del mondo, le prime forme di allevamento ed agricoltura.
È plausibile che le antiche tribù di cacciatori, legate da vincoli di parentela o derivate da una medesima tribù di origine, avessero degli accordi di reciproco aiuto in tempi di carestia o di guerra, che portavano alla divisione della selvaggina e alla formazione di eserciti comuni, esattamente come avviene fra le tribù moderne; da queste usanze si svilupparono i grandi eserciti delle grandi civiltà agricole.
Lo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento portò ad un radicale cambiamento nella società umana, paragonabile solo alla discesa dagli alberi dei primi ominidi; la disponibilità di cibo aumentò considerevolmente, specialmente quando iniziò la coltivazione dei cereali come il grano, l’orzo, il riso: queste piante infatti producono semi molto nutrienti che si conservano anche per anni e quindi, coltivate in larga scala, permisero di accumulare grandi riserve di cibo vegetale. Allo stesso modo l’allevamento del bestiame permise di fare affidamento su una fonte continua di risorse animali e a rafforzare la cultura delle scorte; disporre di scorte significò potersi permettere una vita più stanziale che, nel tempo, portò alla formazione dei primi centri urbani. I campi, coltivati con tecniche sempre più accurate, producevano molto più di quanto fosse necessario al mantenimento dei contadini che li coltivavano e lo stesso avvenne con i grandi allevamenti di bestiame; tale rivoluzionaria situazione portò allo sviluppo della cultura del risparmio, che permette di poter disporre in un secondo momento delle risorse non consumate, e permise alla popolazione non solo di crescere, ma di avere la possibilità di dedicarsi a tempo pieno anche ad altre attività, specializzandosi in varie forme di artigianato tra le quali ricordiamo i falegnami, i fabbri, i vasai e i tessitori, ai quali presto si aggiunsero i commercianti.
Nelle comunità tribali vi era una netta separazione dei compiti solo fra maschi e femmine, con gli uomini dediti alla caccia di gruppo, alla guerra ed alle attività ad esse collegate come la costruzione delle armi, mentre le donne erano dedite alla raccolta del cibo vegetale ed alla cura dei bambini. Nel nuovo contesto urbano si svilupparono invece diversi compiti e conoscenze non solo in base al sesso, ma anche al tipo di lavoro. Da piccoli villaggi di cacciatori di 60 o 70 individui si passò inoltre a cittadine di 7.000 abitanti.

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2 Commenti per “2.b.9 – Agricoltura e allevamento: due tappe fondamentali?”

  1. Alafrida dal Lago ha detto:

    Allora l’uomo, dopo millenni di vita nomade, non ha fatto in tempo a diventare stanziale grazie all’allevamento e all’agricoltura che ha ricominciato a girovagare per commerciare l’esubero di prodotti.

  2. Gismondo il Malagrotta ha detto:

    Interessante l’osservazione che il risparmio nasce da un esubero di produzione che permette di mettere da parte beni in dispensa o in cantina. Oggi, nell’era del consumismo, il risparmio viene visto solo come accumulo di denaro che permette di approvviggionarsi di beni all’occorrenza.

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