2.b.14 – Come si arrivò alla rivoluzione industriale?

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29 Aprile 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

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Come si arrivò alla rivoluzione industriale?

La rivoluzione agricola si sviluppò in seguito alla fine delle glaciazioni, cioè a un cambiamento climatico; la rivoluzione industriale ebbe invece luogo in seguito ad un insieme di circostanze propizie di tipo storico, politico ed economico; non vi fu alcun cambiamento del clima o dell’ecosistema, ma una normale evoluzione della società umana; le premesse che portarono alla rivoluzione industriale furono, in fin dei conti, un prodotto della cultura umana.
Nel 1700 d.C. l’Impero Britannico, il più grande di tutti i tempi, era in piena espansione e le sue rotte commerciali raggiungevano tutti i continenti; l’Inghilterra era potente e ricchissima e una enorme quantità di merci si riversava nelle sue città. Questa situazione si era già verificata più volte con altri imperi come quello mongolo, romano o persiano, ma ora i territori dell’Impero erano formati soprattutto dalle colonie in territori allora detti selvaggi dove la civiltà agricola era poco diffusa o assente; ne conseguì che venivano importate principalmente grandi quantità di materie prime che poi dovevano essere lavorate in patria; il prodotto finito poteva poi essere venduto su tutto il grande mercato europeo. In precedenza, nell’Impero Romano, vi era già una rete commerciale estesa su tutta l’Europa, Roma era ricchissima, ma non aveva motivo di importare solo materie prime, né di lavorarle per rivenderle al resto dell’Impero. L’economia coloniale sia inglese che europea aveva un sistema produttivo nettamente diverso rispetto al passato: gli stati europei, e in particolare la piccola e potentissima Inghilterra, erano i centri di lavorazione delle merci importate ed esportate in tutto il mondo.
È importante notare che le materie prime non venivano lavorate solo per soddisfare le esigenze locali, ma anche quelle di tutto il mercato europeo e delle colonie stesse; svolgere questa imponente mole di lavoro richiese dei cambiamenti nell’organizzazione della lavorazione: da piccoli gruppi di artigiani si passò a grandi adunanze di operai in vasti casolari detti fabbriche, all’interno vi erano uno o più operai che si occupavano di una singola fase della lavorazione e solo di quella, per poi passare il prodotto ad un altro gruppo per la fase successiva; era nata la produzione in serie.
E’ probabile che questa tecnica non fosse del tutto nuova, ma mai era stata applicata su così vasta scala; la lavorazione in serie era in grado di produrre, a parità di tempo, un numero di pezzi molto maggiore a quello della lavorazione artigianale; in precedenza, nel ristretto mercato locale, tutta questa produzione sarebbe rimasta invenduta.

 

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5 Commenti per “2.b.14 – Come si arrivò alla rivoluzione industriale?”

  1. Lucrezia dal Drago Alato ha detto:

    Bisogna però sottolineare che la produzione in serie basata sul lavoro umano risulta alienante per l’operaio, costretto a ripetere all’infinito la stessa funzione elementare.

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    • Leonardo il Grosso ha detto:

      Ti consiglio di vedere (o rivedere) il film “Tempi moderni” di Charlie Chaplin che nel 1936 ha immortalato proprio l’alienazione della catena di montaggio.

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  2. Morias Enkomion ha detto:

    Adam Smith e la divisione del lavoro. Gli economisti del periodo consideravano l’uomo alla stregua di una macchina. Quelli di adesso un soggetto al quale mancano le informazioni per decidere razionamente, salvo poi essere non troppo sicuri della razionalita’ dello stesso.

    A quando un economista che consideri l’uomo per cio’ che e’ e non per quello che serve o per i suoi comportamenti?

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  3. Gismondo il Malagrotta ha detto:

    Grazie per il link veramente interessante. Peccato che il Nobel sia stato svilito dall’attribuzione, diciamo per incoraggiamento, a Mr. Obama. 😕

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