2.b.15 – Quali sono le principali conseguenze della rivoluzione industriale?

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30 Aprile 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

 

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Quali sono le principali conseguenze della rivoluzione industriale?

La comparsa e la diffusione del modello di produzione in serie (o industriale) provocò profondi cambiamenti economici, sociali, tecnici e scientifici; alcuni eccezionalmente positivi, altri tragicamente negativi:
• la produzione in serie permise di abbassare i costi di produzione e quindi, a parità di prezzo di vendita del prodotto, fece realizzare un altissimo profitto all’imprenditore industriale; l’industria si rivelò un’attività altamente redditizia e ben presto si sviluppò una spietata concorrenza;
• una delle strategie adottate per sconfiggere la concorrenza fu quella di abbassare il costo del prodotto; chi adottò questa strategia, non solo sopravvisse alla concorrenza, ma innescò un circolo virtuoso in base al quale il prezzo diminuiva, aumentava il numero di clienti che potevano permettersi di acquistare, aumentava il giro di affari, aumentava il profitto a parità di operai, aumentava la possibilità di ridurre ancora i costi. Vendere alle masse oltre che ai ricchi divenne un ottimo affare;
• per abbassare i costi si poteva rinunciare ad una parte del profitto su ogni singolo prodotto venduto, si poteva diminuire il salario degli operai, si poteva diminuire il numero di operai comprando macchine più moderne e si poteva allargare il mercato e la produzione a parità di costi fissi; tutte queste tecniche vennero adottate con matematica precisione ed efficienza;
• il generale abbassamento dei prezzi sui prodotti industriali rese gli stessi accessibili a grandi masse della popolazione che prima non erano in grado di acquistarli, aumentò quindi il potere di acquisto e la ricchezza media per grandi fasce della popolazione;
• la concorrenza spietata della produzione industriale soppiantò rapidamente la produzione artigianale in molti settori quali il tessile ed il metallurgico. Gli artigiani, rimasti senza lavoro, dovettero convertirsi in operai a basso costo;
• al fine di ridurre il costo del prodotto si cercò di ridurre al massimo anche il salario degli operai fino ad arrivare al minimo indispensabile per la sopravvivenza, condannandoli ad una povertà estrema, mentre il resto del mondo diventava più ricco anche grazie a loro;
• grandi profitti permettevano grandi investimenti, specialmente nel comprare grandi macchine industriali, progettate per avere una efficienza sempre più alta e che richiedessero un minor numero di costosi operai; quindi con il tempo gli operai passarono dalla povertà alla disoccupazione ed alla miseria;
• investire in macchine si rivelò molto vantaggioso per gli imprenditori industriali, ma anche per ingegneri e scienziati che videro aumentare i loro profitti e il loro prestigio. Il risultato fu uno sviluppo tecnologico e scientifico senza precedenti: a volte dopo solo pochi anni le macchine apparivano già superate, in particolare quelle a vapore che diedero un grandissimo contributo alla produzione industriale; si svilupparono vari rami della scienza che avevano applicazioni industriali come la chimica, la meccanica, la termodinamica (per i motori a vapore e poi a scoppio), ma anche settori non direttamente coinvolti riuscirono a trarre vantaggio da questo momento di grazia goduto dalle scienze come la medicina, la biologia e l’elettrotecnica.

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6 Commenti per “2.b.15 – Quali sono le principali conseguenze della rivoluzione industriale?”

  1. Gerulfo delle Milizie ha detto:

    Ricordiamo che la nuova potenzialità industriale ha permesso di costruire tanti carri armati, bombardieri, lanciamissili, gas nervini, napalm, ecc… quante vite è costato questo “momento di grazia goduto dalle scienze”?

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    • Nazarina da Fiastrone ha detto:

      E’ difficile fare un bilancio perché l’industrializzazione ha anche portato alla diffusione degli ecografi, dei microscopi, dei vaccini, delle fibre sintetiche, dei congelatori, della rete elettrica, delle biblioteche multimediali, ecc.

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    • Carlotta da Camerino ha detto:

      Il problema non è lo strumento, ma l’uso che se ne fa. Un martello, se usato per piantare dei chiodi, risulta un ottimo arnese, ma se dato in testa a una persona diviene un’arma letale.

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      • Morias Enkomion ha detto:

        Piu’ che dello strumento dovremmo parlare della teconologia. Con un carro armato non hai tanta scelta… ma con la stessa tecnologia puoi costruire mezzi di trasporto capaci di essere operativi in ogni luogo.

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        • Leonardo il Grosso ha detto:

          Corretta osservazione anche se bisogna evidenziare come la tecnologia, che appunto si può usare bene o male, spessisimo viene messa a punto con finalità e finanziamenti militari. Gli aerei a reazione, il radar, il navigatore satellitare e perfino internet nascono per fini bellici.

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