2.b.20 – Terziario e terzo settore: due fenomeni da distinguere?

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5 Maggio 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

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Terziario e terzo settore: due fenomeni da distinguere?

Il terziario è il settore economico in cui si forniscono servizi, cioè tutte quelle attività complementari e di ausilio alle attività del settore primario (agricolo) e a quelle del settore secondario (industriale). Tale tripartizione dei settori economici con le relative denominazioni, sebbene universalmente diffusa, non rispecchia il reale e dinamico assetto economico e ingenera confusione: il settore terziario non è infatti meno importante di quello secondario, così come questo non è subordinato a quello primario; le denominazioni numeriche dei settori non rispecchiano neanche la successione con cui sono comparsi nell’evoluzione economica perché, mentre si può sicuramente affermare che il settore industriale si è sviluppato dopo di quello agricolo, altrettanto non si può dire del settore dei servizi rispetto a quello industriale (si pensi all’avvento dei servizi commerciali, bancari e della ristorazione). Siamo poi sicuri che i settori economici siano tre? C’è chi distingue il terziario tradizionale da quello avanzato e chi inizia a parlare di settore quaternario, ma forse sarebbe meglio abbandonare ogni denominazione numerica (diffusasi come moda) e tornare a chiamare i vari settori con il loro nome, cioè con quello che rispecchia le attività economiche che raggruppa.
Per terzo settore si intende invece il settore degli enti non profit, cioè delle organizzazioni di volontariato, delle associazioni culturali, delle ong, ecc, così definito in contrapposizione al settore pubblico delle istituzioni e al settore privato delle imprese (in questa ulteriore fittizia tripartizione nessuno si preoccupa di sapere quale sia il primo e il secondo settore).
Gli enti non profit operano nel contesto socio-economico come organizzazioni di natura privata che però producono beni o servizi nell’interesse del pubblico o di una collettività. Da un punto di vista economico bisogna distinguere tali enti dalle imprese operanti sul mercato in quanto prive di fini lucrativi e allo stesso tempo separarli dalle istituzioni pubbliche in quanto di natura privata. Da un punto di vista sociologico è importante invece sottolineare gli aspetti di natura culturale, etica e motivazionale che implicano necessariamente un profondo coinvolgimento personale degli associati.
Fatta chiarezza sulle definizioni, è importante osservare che, nell’economia moderna o post-industriale dei Paesi occidentali, fasce sempre più numerose di popolazione trovano occupazione nel settore dei servizi con riduzione sia del settore agricolo, sia di quello industriale; tale fenomeno, seguendo la criticata denominazione dei settori, viene comunemente definito terziarizzazione dell’economia.
Anche i fenomeni associativi non profit sono in larga diffusione nei Paesi occidentali; essi tendono a supplire alle carenze di servizi sociali da parte delle istituzioni pubbliche mediante la spontanea auto-organizzazione dei cittadini e ciò, se da una parte allevia i bisogni della popolazione, dall’altra aumenta la percezione della pressione fiscale (che non si trasforma in servizi pubblici) e la sfiducia nelle istituzioni (incapaci di svolgere il proprio ruolo).

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4 Commenti per “2.b.20 – Terziario e terzo settore: due fenomeni da distinguere?”

  1. Gerulfo delle Milizie ha detto:

    Lo Stato ha dimostrato di non essere capace (a prescindere dai governanti di turno) ad offrire servizi sociali e tantomeno a gestire attività commerciali (di cui non dovrebbe occuparsi proprio in qualità di gestore) senza ingentissimi sperperi di risorse. Addirittura non si dimostra all’altezza neanche di pagare con oculatezza e controllo i privati che tali servizi offrono in convenzione con lo Stato, è proprio l’assetto di base che non funziona e che porta i cittadini ad eleggere chi non li rappresenta e a rieleggerli nonostante la pessima riuscita.

    • Lucrezia dal Drago Alato ha detto:

      Sono d’accordo che vada riformato il sistema, se ci ostiniamo (o ci accontentiamo?) a cambiare le persone non risolveremo mai niente.

      • Angelica dal Vessillo Dorato ha detto:

        D’accordo, ma chi ha le competenze e l’autorevolezza per cambiare il sistema?

        • Morias Enkomion ha detto:

          Questa e’ la domanda cruciale: per distruggere il sistema, cioe’ la matrioska di caste, ci vuole… una nuova casta. La differenza e’ che l’obiettivo di tale ‘casta’ dovrebbe essere l’illuminazione dei nostri simili, tenuti all’oscuro da millenni. Remunerazione per tale lavoro: nulla… ecco la differenza.

          Una parentesi sulle ogranizzazioni non profit: il termine e’ una gran presa per i fondelli! Le organizzazioni non hanno come obiettivo il profitto ma i manager si’, eccome… non facciamoci illudere dai nomi, la realta’ e’ sempre la stessa.

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