2.b.26 – La storia si dirige naturalmente verso il progresso dell’uomo?

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11 Maggio 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

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La storia si dirige naturalmente verso il progresso dell’uomo?

Se è vero che l’evoluzione culturale è come una trottola impazzita che gira sempre più velocemente, è doveroso fare le seguenti inquietanti considerazioni:
a) l’emergenza evolutiva è crescente, quindi richiede adattamenti sempre più rapidi e profondi mediante una selezione naturale sempre più esigente, dura e mutevole; abbiamo dunque ragione di credere che l’evoluzione culturale post-agricola abbia portato nel tempo a un peggioramento della qualità media della vita. In effetti la vita degli schiavi era presumibilmente assai peggiore di quella dei loro antenati liberi e, dato che gli schiavi costituivano una percentuale notevole della popolazione totale, la qualità media totale si abbassò in modo significativo; lo stesso si può dire con riferimento agli operai della prima rivoluzione industriale ed oggi in relazione alle popolazioni del terzo mondo, per non parlare dei nativi americani che, in nome del progresso, sono stati addirittura sterminati. I libri di storia, in origine, sono nati con una funzione celebrativa delle gesta dei re e degli imperatori, nonché dei successi delle grandi potenze militari ed economiche; queste finalità, almeno in parte, sono ancora presenti oggi, ma non bisogna confondere i progressi ottenuti da una parte dell’umanità, la parte dominante, con i progressi dell’intera umanità; ciò naturalmente a meno che non si considerino gli schiavi e gli abitanti del terzo mondo come non umani;
b) Quello che in genere chiamiamo progresso spesso altro non è che la soluzione ai problemi creati dal progresso precedente. Il vero progresso culturale esiste veramente, intendiamoci, ne sono evidenti esempi i progressi della medicina, i diritti umani e quelli dei lavoratori, ma costituisce solo una piccola parte dell’evoluzione culturale, spesso si presenta in modo isolato e occasionale e nulla prova che sia permanente. Esempi di regresso civile e culturale non sono rari nella storia, basti ricordare il medioevo ellenico e quello occidentale;
c) Quando si parla di progresso, questo spesso è tale per il gruppo, il popolo o la nazione che crescono come territori ed economia, ma non per tutti gli individui che la compongono.
d) Che la concorrenza fra gruppi umani sia il motore dell’evoluzione culturale è confermato dal fatto che molte delle più importanti innovazioni tecnologiche, come l’acciaio, il radar, l’energia atomica e i satelliti artificiali, sono nate per applicazioni militari e la maggioranza delle altre sono avvenute per scopi industriali, guidati dalla concorrenza economica;
Vi sono dunque ottime ragioni per mettere in dubbio l’ipotesi che la storia tenda spontaneamente verso il progresso dell’uomo; alle considerazioni precedenti se ne aggiungono poi altre di carattere biologico, demografico ed economico: il nostro ecosistema culturale, estendendosi, ha tolto spazi sempre maggiori a quelli naturali, provocando disastri ambientali in tutto il pianeta; il mondo industriale consuma risorse non rinnovabili come il carbone e quelle rinnovabili, come il legno, le consuma troppo velocemente, rendendole di fatto non rinnovabili e quindi esauribili; l’aumento demografico incrementa i problemi precedenti alimentando nuovi consumi, provocando la crescita dell’inquinamento e guerre più frequenti, con eserciti più grandi e tecnologicamente più efficienti e spietati; le due guerre mondiali del XX secolo sono un esempio ben noto a tutti; si disse allora che dopo tanto orrore l’uomo avesse imparato ad apprezzare la pace e che quelle due guerre fossero state un prezzo da pagare affinché non vi fossero più guerre, ma fu un’illusione di breve durata: nei successivi 50 anni sono state combattute molte guerre, meno estese nel numero delle nazioni coinvolte, ma altrettanto inumane e con armi ancor più terribili.
Ancora una volta è dunque importante fare distinzione fra evoluzione e progresso: il progresso è una evoluzione positiva, un miglioramento in un certo contesto che non è sempre cumulabile, poiché può essere perso in un ambiente diverso; l’evoluzione invece non è sempre positiva e non è tenuta affatto ad accumulare miglioramenti: l’evoluzione tecnologica produce il progresso medico, ma se questo regredisse l’evoluzione andrebbe avanti lo stesso; un’evoluzione negativa o regresso è comunque un’evoluzione che procede avanti nel tempo; infatti nessuno si sogna di dire che gli uccelli che hanno perso la capacità di volare, come gli struzzi o i pinguini, sono meno evoluti dei loro antenati; l’evoluzione va sempre avanti negativa o positiva che sia, il progresso invece no.
La teoria della selezione naturale applicata alla cultura ci dice che l’evoluzione non tende al progresso umano, può farlo in certi casi utili per la sopravvivenza, ma la naturale tendenza della storia verso un futuro migliore appare oggettivamente solo un mito, una favola, una speranza e nulla più.

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5 Commenti per “2.b.26 – La storia si dirige naturalmente verso il progresso dell’uomo?”

  1. Petronilla la Sottile ha detto:

    Convincersi che andando avanti con il tempo si possano avere solo progressi (anche se l’esperienza insegna il contrario) risulta un ottimo incentivo per la speranza, ma può diventare molto pericoloso nel momento in cui ci frena verso la necessaria consapevolezza di dover gestire il nostro futuro.

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    • Alafrida dal Lago ha detto:

      Però allo stesso tempo per gestire il futuro bisogna essere positivi e credere in un progresso possibile.

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      • Morias Enkomion ha detto:

        Per gestire il futuro bisogna conoscere il passato, l’uomo e se’ stessi. Per niente facile…

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        • Ildebrando il Villico ha detto:

          Difficile, è vero, ma non impossibile! Possiamo farci coraggio pensando che non è necessaria una conoscenza perfetta del passato, della natura umana e di sé stessi. Una buona approssimazione basterà…

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          • Morias Enkomion ha detto:

            Mi dispiace ma non sono d’accordo. L’uomo deve ricercare la verita’, non fermarsi ad una buona approssimazione di essa. Sarebbe come volere approssimare le fondamenta di una costruzione perche’ tanto non si vedono. La verita’ e’ la base del cambiamento.

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