4.a.4 – A cosa serve la regola dei 5 perché?

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20 Luglio 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

A cosa serve la regola dei 5 perché?

Un detto giapponese dice che per conoscere a fondo un problema bisogna risalire indietro di almeno cinque perché, ovvero non ci si deve fermare alla prima causa che si trova; ad esempio il traffico cittadino viene ovviamente associato ad un eccessivo numero di automezzi, ma questo eccesso da cosa è causato? Dal fatto che le strade nelle città sono state costruite quando la popolazione era minore e non usava automezzi. Come mai la popolazione nelle città è aumentata? Per immigrazione di popolazioni rurali in cerca di lavoro, a sua volta causata da una cattiva politica economica dovuta ad un governo insensibile ai problemi dei cittadini. Dunque è stato facile trovare una serie di cinque cause a monte del problema del traffico, e se ne potrebbero trovare altre come l’inefficienza dei mezzi pubblici, la mancanza di parcheggi, la distanza dal posto di lavoro, la necessità che anche le donne lavorino e gli interessi economici dei produttori di automezzi. Ora, se ci si ferma alla prima causa, cioè l’eccessivo numero di automezzi, l’unica soluzione appare ridurre tale numero con zone a traffico limitato, con parcheggi a pagamento, con aumenti al bollo auto o con altre strategie che si riveleranno fallimentari, perché tutti sono comunque costretti a prendere l’automobile per recarsi al lavoro o per fare la spesa e quindi saranno provvedimenti che nei casi migliori saranno degli impopolari palliativi.
Se invece consideriamo le altre quattro cause possiamo concepire altri quattro punti su cui intervenire e su questi poter individuare almeno una soluzione efficace e praticabile. Quanto più riusciamo a ricostruire il problema fino alla causa primaria, tanto più aumentano le probabilità che si trovi una buona soluzione; inoltre si riduce il pericolo che il problema si ripresenti, anche sotto altra forma, in quanto non era stato eliminato alla radice: riprendendo il precedente esempio, una volta ridotto il numero delle automobili senza controllare l’aumento della popolazione, il traffico riprenderebbe subito ad aumentare con l’incremento demografico.
Nel ripercorrere a ritroso la sequenza delle cause, cercando di intervenire più a monte possibile, vi sono inoltre anche altri vantaggi: molto spesso accade che una delle cause individuate risulta alla base anche di altri problemi e quindi eliminando quella si potranno risolvere tutti i problemi sottostanti; l’esame di più cause per lo stesso problema in ogni caso comporterà una maggiore conoscenza dello stesso e ne favorirà il corretto inquadramento, evitando di sprecare tempo ed energie nell’affrontare un falso problema.

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3 Commenti per “4.a.4 – A cosa serve la regola dei 5 perché?”

  1. Carlotta da Camerino ha detto:

    La tecnica mi sembra corretta, ma l’applicazione della stessa mi appare ardua, andando indietro si possono anche individuare i problemi di base, ma più ci si allontana e più si riduce la concreta possibilità di fare qualcosa per risolverli e a questo punto siamo di fronte a un altro grande problema: come si affrontano i problemi collettivi che ci opprimono tutti e tanti altri ne creano a livello locale e personale?

    • Angelica dal Vessillo Dorato ha detto:

      Ci sono problemi che possiamo risovere da soli e molti altri che possiamo risolvere con un piccolo, ma affiatato gruppo, secondo me è da qui che dobbiamo ripartire, dalla ricostituzione di una vera comunità.

  2. Morias Enkomion ha detto:

    Chi prende le decisioni? Perche’? Siamo sicuri che chi decide formalmente sia il decisore primo?

    Il problema-radice sembra essere il solito: una classe politica non interessata ai problemi dei cittadini, pardon sudditi. Se non sei interessato ai loro problemi, se anzi cerchi di creare dei problemi cosi’ che i cittadini richiedano delle soluzioni che si identificano con le politiche che il decisore primo – chi controlla i politici – desidera attuare, allora ci rendiamo conto di come non sia difficile risolvere i problemi sociali: basta avere una classe politica che non curi gli interessi delle lobby.

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