4.a.5 – Proibire o liberalizzare?

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21 Luglio 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

Proibire o liberalizzare?

Si è già detto che affrontando un problema mal posto si troveranno solo soluzioni errate; i falsi problemi nascondono quindi quelli autentici e impediscono di trovare vere soluzioni. Ad esempio, spesso i mass media contrappongono il proibizionismo e la liberalizzazione delle sostanze stupefacenti come se fossero due soluzioni alternative; lo stesso approccio viene usato anche per altri gravi problemi come la prostituzione o l’aborto. Si tratta di un modo assai ingannevole di impostare il problema, in quanto in realtà si tratta di soluzioni di due problemi diversi: il proibizionismo cerca di contrastare, peraltro senza successo, il fenomeno dell’uso delle sostanze stupefacenti, mentre la liberalizzazione vuole eliminarne il commercio clandestino.
Si può facilmente notare che non si tratta di due necessità opposte od inconciliabili, ma anzi complementari e di conseguenza dovrebbero esserlo anche le rispettive soluzioni. Eliminando di fatto (e non legalmente) l’uso delle droghe si eliminerebbe anche il commercio clandestino; eliminando invece prima tale commercio tramite la liberalizzazione, cosa impedirebbe poi di abbandonare anche l’uso come si cerca di fare con le sigarette o l’alcol? Gli ostacoli sono principalmente due ed entrambi si trovano nella nostra mente, il primo è la tradizione culturale: come quella di fare uso di sostanze chimiche per divertirsi e stare meglio in generale, una sorta di medicina fai da te del buon umore, oppure quella di inserire tali pratiche in rituali sociali o di iniziazione; il secondo è dato proprio dalla confusione generalizzata fra i due problemi, per cui la legalizzazione del commercio verrebbe percepita come una approvazione sociale anche dell’uso delle suddette sostanze. Si tratta dunque di problemi culturali in linea di principio indipendenti dalla legislazione. Il fallimento del proibizionismo ci impone di cercare altre soluzioni alla piaga dell’uso delle droghe, sia che se ne liberalizzi il commercio o meno; trovato il giusto adattamento culturale contro questa usanza deleteria, il commercio clandestino rimarrà una questione irrilevante. La liberalizzazione può dunque essere effettuata prima o dopo aver risolto il problema principale, la vera contrapposizione non è fra questa ed il proibizionismo, ma fra due filosofie politiche (autoritarismo e permissivismo), cioè fra due diversi modi di governare che cercano entrambi di affermare il proprio modo di pensare perdendo però di vista lo scopo da raggiungere e causando una situazione di stallo che impedisce di risolvere tutti e due i problemi di partenza.
E’ da notare che liberalizzare non significa necessariamente rinunciare a combattere l’uso delle droghe, ma potrebbe essere l’occasione per cercare una vera soluzione alla diffusione delle stesse; allo stesso tempo non è detto che la liberalizzazione riesca ad estirpare il commercio clandestino, basta osservare quanto avviene con le sigarette: il commercio è legale, anzi in Italia viene riservato ai Monopoli di Stato, ma in quanto sottoposto a pesanti gravami fiscali, non ha eliminato il contrabbando; attualmente tendiamo a limitarne l’uso con rigurgiti proibizionisti, ma il consumo di sigarette non è diminuito per questo, anzi è fortemente aumentato nella fascia d’età adolescenziale a riprova che il vero problema non è stato mai correttamente inquadrato e quindi nessuna vera soluzione è stata mai trovata.
Analogamente il proibizionismo nei confronti della prostituzione tende a combattere, sempre senza successo, il fenomeno del sesso a pagamento, mentre la liberalizzazione tende ad eliminare il racket criminale che a volte arriva a rapire e schiavizzare delle giovani. Anche in questo caso valgono le considerazioni fatte con riferimento sia alla necessità di una vera alternativa che risulti concretamente efficace, sia ad un’adeguata educazione sociale.
Grande confusione si ha anche sul tema dell’aborto: il proibizionismo vuole eliminarne la pratica, senza esservi mai riuscito, mentre la liberalizzazione intende eliminare il fenomeno degli aborti clandestini; in questo caso è però più evidente che la legalità dell’aborto non vuole avvalorare tale pratica come comportamento da diffondere, poiché una donna che decide di abortire non lo fa mai con leggerezza.
E’ chiaro allora che proibizionismo e liberalizzazione non sono soluzioni alternative e quindi ogni dibattito o discussione che le contrapponga, anche se effettuato da parte di autorevolissimi personaggi che ci parlano dallo schermo televisivo, è assolutamente privo di significato reale e risulta altresì dannoso, in quanto fa perdere tempo e distoglie dal vero problema, nonché dalla relativa soluzione. Ancora una volta dobbiamo educarci a difenderci dall’inquinamento psicologico che, a volte inconsapevolmente, ma non senza colpa, viene alimentato dai mezzi di informazione di massa.

Sulla cresta dell'onda

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CONTRABBANDO, LIBERALIZZAZIONE, PROIBIZIONISMO, STUPEFACENTE,

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10 Commenti per “4.a.5 – Proibire o liberalizzare?”

  1. Lucrezia dal Drago Alato ha detto:

    Io sono fra quelle che hanno abboccato con tutte le scarpe. Non avevo mai notato l’assurdità di questo confronto, anzi mi sono più volte chiesta quale fosse la strada giusta fra le uniche due che sembravano percorribili in alternativa 🙁

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  2. Romano Labitante ha detto:

    droga, aborto e prostituzione, 3 problemi troppo diversi, la droga va proibita e non liberalizzata, conosciamo tutti i suoi effetti negativi,(si arriva anche ad uccidere per una dose) non esistono quelli positivi, aborto molte volte e’ una scelta dolorosa ma necessaria, prostituzione, quella clandestina va combattuta, quella libera, e ce ne’ molta , beh e’ libera, ognuno e’ libero di fare cio’ che vuole, mentre con la droga mi dispiace ma io non voglio pagare la benzina che spreca un ambulanza per raccogliere qualcuno in overdose, anchio ho problemi e la droga non e’ mai una soluzione!!!!,con la liberalizzazione crescerebbe il numero di “drogati” e con loro i problemi, questo e’ il mio parere

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    • Carlotta da Camerino ha detto:

      A me pare che questo post non cerchi chi è a favore e chi contro la liberalizzazione della droga, ma vuol mettere in evidenza l’assurdità di perdere tempo a contrapporre due posizioni che vogliono risolvere due problemi diversi: uno l’uso, l’altro il mercato clandestino. Se non si chiarisce questo problema di fondo, si continua a scontrarsi e a creare astio fra persone che non si rendono conto di girare a vuoto senza risolvere né il primo, né il secondo problema.

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      • Romano Labitante ha detto:

        il problema principale e’ la droga e non il mercato clandestino che gira intorno ad essa , e’ vero che se si continua a proibirne l uso aumenta il mercato clandestino ma e’ altrettanto vero e credo piu’ nocivo che se si legalizza il mercato aumenta l uso e con esso tutte le sue conseguenze, la scelta da fare come in molti casi e’ sempre tra il si ed il no, spesso non esistono alternative

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        • Carlotta da Camerino ha detto:

          Le alternative spesso non esistono proprio perché si affronta il problema sbagliato. Tornando al problema della droga, se non esistono alternative allora ci dobbiamo tenere questa disgrazia, perché nell’ultimo mezzo secolo di proibizionismo a livello mondiale non solo gli stupefacenti non sono stati debellati, ma addirittura hanno dilagato. Attenzione però che con questo non voglio dire che la liberalizzazione è un’alternativa nella lotta all”uso della droga perché, ripeto, tende a tutt’altro. Per trovare una vera alternativa bisogna cominciare dal chiedersi come mai leggi severe, controlli diffusi e pene esemplari abbiano sempre fallito in tutto il mondo. Ti posso chiedere se stai facendo questo percorso insieme a noi passo dopo passo?

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        • Il Cavaliere Errante ha detto:

          Secondo me Romano Labitante ha ragione nel sostenere che l’uso della droga è il problema più grave dei due e credo siamo tutti d’accordo che la liberalizzazione non è una soluzione proprio perché mira a risolvere un altro problema che è il mercato clandestino. Appare dunque ragionevole proporre di cominciare a risolvere questo problema per primo in quanto più importante. Come fare? Come eliminare questa usanza deleteria e pericolosa? In tutti i paesi del mondo si è cercato di proibirne il commercio con risultati deludenti o disastrosi. In Italia si è cercato di proibirne anche l’uso ma dopo un breve periodo si è tornati indietro. Perché? Forse perché si doveva punire una percentuale esagerata della popolazione che ne fa uso occasionalmente (milioni di persone). Forse perché tra questi vi erano anche potenti imprenditori e politici. Si era fatta forse una legge che non si era in grado di far rispettare. Le soluzioni attuate fino ad ora non funzionano, serve qualcosa di nuovo ma cosa? In questo momento non abbiamo due problemi con due soluzioni ma solo due problemi di cui il primo non ha ancora una soluzione ed il secondo forse ma non ne siamo sicuri. Siamo ancora in alto mare che ne dici Romano?

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    • Gilberto il Valligiano ha detto:

      Benvenuto a questa tavola rotonda che sta cercando di far abituare le persone a scambiare le proprie idee affrontando però le questioni con un approccio diverso dagli schemi abituali, imposti e stereotipati.
      Dici che non vuoi pagare la benzina alle autoambulanze che corrono a soccorrere un tossico? La posizione di per sé è legittima (anche se molti che leggeranno le tue parole grideranno allo scandalo in nome della solidarietà, dell’umanità, bla, bla), ma anche stavolta bisogna inquadrare bene il problema al di là delle frasi suggestive: chi è in grado di sapere esattamente come vengono spesi i soldi delle proprie tasse? Chi è in grado di accertare se le eventuali somme risparmiate per il soccorso ai tossici verranno utilizzate in qualcosa di utile? Chi può verificare se un impiego alternativo sia comunque riconducibile a una propria utilità personale?

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  3. Il Cavaliere Errante ha detto:

    Concordo in pieno con Carlotta da Camerino, invito il Valligiano, anche se il suo ragionamento fila, a stare attento a non andare fuori tema.

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  4. Morias Enkomion ha detto:

    Sinceramente non credo che il Valligiano sia andato troppo fuori tema, perche’ il tema principale e’ l’inquadramento del problema. Dico sinceramente che questo post mi e’ piaciuto poco perche’ da’ per scontato che le politiche adottate dagli Stati nazionali vogliano davvero perseguire le finalita’ per le quali sono state adottate. Mi spiego meglio, e’ saro’ crudo: a cosa serve una legislazione antidroga se quella della droga e’ una potente lobby col potere di controllare governi? Credete davvero che i politici italiani vogliano mettersi contro i cartelli della droga – o contro le mafie? Dire al TG che e’ stata sequestrata una tonnellata di cocaina, il piu’ grande sequestro di sempre, non significa niente, perche’ anno dopo anno siamo sempre piu’ sommersi dalla cocaina, il cui prezzo si va abbassando per aumentarne la diffusione grazie a politiche antidroga fallimentari perche’ tali devono essere. Il problema non e’ quindi liberismo o proibizionismo, bensi’ a monte: chi ha interesse nel traffico di droga? Tutti coloro che mettono il denaro al primo posto, quindi dal nostro vicino di casa al presidente del consiglio… esempio casuale ovviamente… lo stesso dicasi per la prostituzione e aggiungerei anche per il traffico di armi.

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  5. mypc backup linux ha detto:

    mypc backup linux

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