4.a.9 – Crescita contro decrescita?

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25 Luglio 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

Crescita contro decrescita?

Da molti decenni l’indicatore economico più usato per esprimere la ricchezza prodotta in una nazione è quello del prodotto interno lordo (PIL). Esso indica il valore dei beni e dei servizi destinati al consumo finale e i mass media lo enfatizzano come un indicatore di benessere collettivo, come un vanto nazionale. Partendo da queste premesse è ovvio dedurre che bisogna perseguire la maggiore crescita possibile del pil e che, se il pil della nostra nazione è maggiore di quello delle altre, facciamo parte di un paese forte; viceversa, se il pil cresce poco è un problema, se addirittura cala, cioè decresce, si avrà un allarme nazionale di recessione. Si tratta di emotività diffuse fra la popolazione, la quale si lascerà deprimere dall’ennesimo falso problema senza peraltro essere consapevole della vera natura del pil.
Cerchiamo di approfondire un poco l’argomento:
• l’aggettivo lordo si riferisce ai beni ammortizzabili; il pil di un dato anno infatti comprende pure quei beni che daranno al consumatore un’utilità anche per gli anni successivi (automobili, elettrodomestici, arredi, ecc.); lordo in questo caso quindi vuol dire sovrastimato e ciò significa che se in un anno di sensibile crescita del pil sono stati prodotti grandi quantità di beni ammortizzabili, negli anni successivi è logico attendersi una decrescita del pil del tutto fisiologica;
• l’aggettivo interno indica che il pil comprende il valore dei beni e dei servizi prodotti internamente a un paese, indipendentemente dalla nazionalità di chi li produce; è quindi evidente che a parità di pil da un anno a un altro (situazione ritenuta assolutamente negativa), ma con sostituzione di un gran numero di produttori stranieri con produttori nazionali, la ricchezza sarà invece aumentata;
• il sostantivo prodotto in realtà si riferisce alle merci, poiché non considera quanto prodotto e consumato dal produttore, né quanto prodotto e offerto dagli enti non profit;
• il pil considera ogni transazione in denaro come positiva; consumare benzina in un ingorgo di traffico bloccato, consumare medicinali per malattie gravi, consumare servizi per rimediare ai danni di un terremoto, sono tutti comportamenti validi ai fini della crescita del pil, ma evidentemente in contrasto con il benessere della popolazione.
Dalle suddette considerazioni si evince che la decrescita del pil può anche non essere un problema, ma c’è anche chi si spinge oltre: osservando che la crescita del pil corrisponde alla crescita di fenomeni molto negativi (inquinamento, suicidi, consumo di psicofarmaci, incidenti stradali, ecc.), alcuni studiosi individuano come problema il fenomeno opposto, cioè la crescita del pil, in quanto indice di deleterio consumismo. E’ però fin troppo facile dimostrare che anche questa posizione è errata in quanto il pil può decrescere a causa di un aumento della disoccupazione, di un aumento generalizzato dei prezzi, di un crollo nei mercati finanziari, insomma da tutta una serie di fattori ancora una volta in contrasto con il benessere della popolazione.
La verità è che sia i fautori dell’incremento del pil come presupposto del benessere, sia i sostenitori della decrescita del pil come presupposto della felicità, rimangono ingannati da dei falsi problemi e si contrappongono su posizioni non necessariamente antitetiche nel perseguimento del medesimo obiettivo, che rimane il progresso dell’umanità.
Se da una parte il consumismo sfrenato non va incoraggiato (per esempio quando induce il bisogno di possedere l’ultimo modello di telefonino, di computer portatile o di navigatore satellitare, pur disponendo dei medesimi beni nella versione di uno o due anni prima), dall’altra il mercato in sé non va demonizzato, perché porta a comportamenti altrettanto assurdi (rinuncia a comprare beni dalla grande distribuzione, enfasi del risparmio ad ogni costo, faticosa autoproduzione di beni, ecc.).
Se il mondo corre sempre più velocemente siamo obbligati a tenerne il passo; se tale corsa risulta affannosa, la soluzione non sta nel rallentare o nel fermarsi, perché ciò potrebbe comportare svantaggi ancora maggiori; il rallentamento della corsa deve essere invece visto come un obiettivo da raggiungere mediante una vera soluzione al vero problema, dato dall’emergenza evolutiva di cui abbiamo parlato nei capitoli precedenti, la quale può essere contrastata solo dopo averne preso piena conoscenza.

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3 Commenti per “4.a.9 – Crescita contro decrescita?”

  1. Gerulfo delle Milizie ha detto:

    Quindi il Pil non solo non misura l’effettiva qualità della vita, ma neanche rappresenta bene la crescita o meno a livello economico. Quanta gente parla a vanvera, quanti di questi fanno i giornalisti, quanta incompetenza, quanto pressappochismo, quanti danni…

  2. Alafrida dal Lago ha detto:

    Basta con questo PIL, dobbiamo dePILarci tutti!!

  3. Morias Enkomion ha detto:

    Vogliamo anche parlare dell’affidabilita’ dei valori comunicati facendo un paragone con quelli dell’inflazione? Chi raccoglie i dati? Chi li elabora? La verita’ e’ agli occhi di tutti ma come al solito pochi la vedono e ci affidiamo alle previsione delle grandi istituzioni internazionali, affidabili come un lupo in un recinto di pecore.
    In realta’ alcuni di coloro che parlano sanno bene cosa dicono: non abbiamo a che fare con stupidi ignoranti, ma con gente che controlla nazioni intere, e quindi anche i mass media.

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