4.a.12 – E’ vero che c’è troppa democrazia?

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28 Luglio 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

È vero che c’è troppa democrazia?

Le inefficienze dello Stato nella normale amministrazione spesso si attribuiscono alla reciproca opposizione che le varie fazioni politiche costantemente esercitano l’una contro l’altra causando confusione, incertezze, ritardi e talvolta la paralisi delle istituzioni. Tale fenomeno è considerato parte della natura del sistema democratico e quindi inevitabile, a meno che non si voglia intaccare la democrazia.
Nell’immaginario collettivo si è dunque diffusa la convinzione che la democrazia comporti delle libertà importanti, ma che per ottenerle sia necessario pagare un prezzo: la perdita di efficienza nella gestione politica e quindi l’insicurezza sociale; ne segue che, se si intende limitare tale inefficienza, si deve limitare il tasso di democrazia delle istituzioni. Considerando dunque la crescita di insicurezza come direttamente proporzionale alla crescita di democrazia, risulta automatico ritenere che un’elevata insicurezza sociale sia dovuta a un eccesso di democrazia.
Abbiamo però già notato che per avere una società realmente democratica si devono verificare almeno le seguenti condizioni:
• il popolo è la massima autorità;
• il governo esprime la volontà popolare;
anche nei paesi che si ritengono più democratici avviene invece l’esatto contrario; infatti è il governo, la classe politica, le lobby economiche, insomma la classe dominante che, con opportuna propaganda, condiziona la volontà popolare; di fatto il popolo non risulta mai essere la massima autorità, anzi si può notare come la popolazione permanga in un chiaro stato di sudditanza, accettando uno scarso peso politico, la presenza di una classe dominante piena di privilegi, un potere centrale nemico delle autonomie locali, guerre a vantaggio di pochi e un’iniqua spartizione della ricchezza.
Si parla dunque di un eccesso di democrazia dove invece essa manca del tutto; le inefficienze del sistema politico possono certo essere imputate alle diverse fazioni politiche, ma non certo alla democrazia poiché essa semplicemente ancora non esiste, anche se può volutamente essere usata come scudo dalle suddette fazioni per coprire le proprie responsabilità.
Siamo di fronte a un caso di falso problema che viene propagandato per l’interesse di pochi contro quello di molti; ma lo scopo della democrazia non era proprio quello di evitare situazioni di questo genere? Evitare cioè la formazione di caste dominanti e privilegiate? Partendo dalle giuste premesse risulta presto evidente che il vero problema è la mancanza e non l’eccesso di democrazia.
Si dice inoltre che i presunti governi democratici sono deboli, ovvero che non sanno reagire alle difficoltà, che non riescono ad affrontare i problemi; l’esperienza storica ci può aiutare a comprendere questo fenomeno: quante volte uno Stato monarchico è andato in crisi perché il Re non era in grado di governare? Non è forse vero che anche gli antichi imperi hanno attraversato periodi di crisi o di splendore anche in base alla debolezza o alla forza dei rispettivi imperatori? Se dunque un re debole rende tale la monarchia e se un imperatore senza autorità rende instabile l’impero, appare scontato che un popolo suddito, incapace di ricoprire il giusto ruolo politico, renda debole una democrazia o impedisca di realizzarla. Re ed imperatori si possono sostituire, non possiamo fare lo stesso con tutta la popolazione, ma sappiamo che la si può cambiare culturalmente; essa tende a cambiare spontaneamente secondo le leggi dell’evoluzione culturale, ma indirizzando il cambiamento verso una cultura veramente democratica, anche le democrazie potranno avere un governo forte e deciso che al contempo non riduca ovviamente le libertà dei cittadini.
Risulta quindi evidente che quando si parla della necessità di un ritorno al passato verso dittature o monarchie, si sta in realtà affrontando un falso problema, perché il vero problema è la mancanza di cultura democratica.
Non si deve tornare al passato, ma il passato è bene che sia conosciuto per capire meglio il presente: cosa è successo nella storia quando un re si è dimostrato debole e non riusciva ad esercitare le proprie funzioni? E’ successo che il suo posto, di fatto vacante, è stato ricoperto da un altro nobile, da un sovrano straniero, da una nuova classe emergente, insomma da qualcun altro che sia riuscito ad approfittare di tale debolezza. Cosa succede oggi in una democrazia in cui il sovrano, cioè il popolo, è confuso, disinformato, disorganizzato e quindi è debole e non riesce ad esercitare le proprie funzioni? Succede che il suo posto, di fatto vacante, viene ricoperto dai partiti politici, dalle lobby economiche, dalle organizzazioni criminali, insomma da qualcun altro che riesca ad approfittare di tale debolezza.

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3 Commenti per “4.a.12 – E’ vero che c’è troppa democrazia?”

  1. Petronilla la Sottile ha detto:

    Quanta confusione intorno al concetto di democrazia, la maggior parte della gente è convinta che basta andare a votare, anzi, che il suffragio universale rappresenti il compimento della democrazia. Il fatto però che nelle sedicenti “democrazie compiute” il voto non si nega a nessuno da molti decenni e tuttavia la qualità della vita va diminuendo, dovrebbe invitarci a riflettere come cerca di fare questo post.

  2. Alafrida dal Lago ha detto:

    Il vero problema non è la troppa democrazia, ma l’eccessiva disorganizzazione. Sprechiamo tante di quelle energie, tante di quelle risorse che non siamo neanche in grado di contare quante ne sprechiamo.

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