4.a.19 – La pressione fiscale va alleviata?

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4 Agosto 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

La pressione fiscale va alleviata?

Le imposte sono necessarie per finanziare le opere e i servizi di pubblico interesse come le strade, le reti energetiche, la difesa del territorio, ecc., ma ancora una volta dobbiamo sottolineare l’importanza delle parole: se definiamo il prelievo tributario come pressione fiscale, è il termine stesso ad evocare una negatività e a far apparire tale fenomeno come un problema.
Se la pressione fiscale è un problema, la relativa soluzione consiste nella riduzione della stessa e, dato che tale riduzione può essere effettuata solo dai governanti in carica, ci attendiamo che siano questi ultimi a farlo; i politici, per assecondare tale aspettativa della popolazione, potranno tenere i seguenti comportamenti:
• promettere grandi riduzioni della pressione fiscale, in particolare i partiti all’opposizione evidenziano come questa sia aumentata durante la gestione del governo in carica, mentre quelli di governo sottolineano come ciò sia stato necessario per il risanamento del paese da essi realizzato e che la naturale conseguenza sia una riduzione delle imposte nella legislatura successiva;
• effettuare delle manovre diversive (abbassare l’aliquota di tassazione modificando però il calcolo della base imponibile che risulterà più elevata; ripartire il carico fiscale su un numero maggiore di imposte in modo che risulti meno percettibile; ridurre le imposte dirette aumentando contemporaneamente quelle indirette, ecc.);
• giustificare comunque la mancata soluzione del problema con un altro grave problema: l’evasione fiscale.

Alla fine apparirà che non sono i governanti a non saper amministrare le risorse, ma i cittadini ad essere ladri.
La verità è che il prelievo tributario in sé non è per niente un problema; in una società complessa è necessario che si deleghino allo Stato determinati servizi e quanto più la comunità è sana ed efficiente, tanto più si tenderà a gestire i servizi in forma collettiva con un finanziamento altrettanto collettivo. Il vero problema da inquadrare bene consiste nella mancata corrispondenza fra quanto versato a titolo di imposte e quanto ricevuto sotto forma di servizi pubblici; è meglio una pressione fiscale del 60% con ospedali attrezzati, scuole qualificate e autobus puntuali o una del 40% con criminalità organizzata, traffico impazzito e acqua razionata?
Una pressione fiscale troppo elevata induce all’evasione fiscale che viene allora ritenuta dal cittadino come una legittima difesa; dall’altra parte i governanti invece accusano gli evasori fiscali di sottrarre risorse, impedendo così di poter ridurre le imposte o migliorare i servizi; vi sono poi delle fasce di popolazione che, essendo sottoposte a ritenute alla fonte, non evadono, ma sopportano mal volentieri questa discriminazione verso gli evasori, se non altro perché consapevoli di pagare anche per loro. Se per i cittadini che pagano le imposte l’evasione fiscale è un problema, la lotta all’evasione e il conseguente recupero di imposte sottratte dovrebbe essere la soluzione; spesso i governi infatti si vantano di essersi fortemente impegnati in questo senso e di aver recuperato a tassazione miliardi di euro di materia imponibile e la popolazione onesta plaude a queste notizie; la stessa popolazione dovrebbe però poi preoccuparsi di valutare il miglioramento nei servizi ricevuti: in caso di assenza di miglioramenti, che fine hanno fatto le somme recuperate? Quale concreto vantaggio traggono i cittadini onesti dal veder pagare gli evasori?
In mancanza di un governo efficiente che non sprechi le risorse, anche l’evasione fiscale è un falso problema, il vero problema è l’uso che i governanti fanno dei soldi delle tasse e la riduzione della pressione fiscale è una falsa soluzione, oltretutto mai realizzata nella pratica se non in misura irrisoria.

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3 Commenti per “4.a.19 – La pressione fiscale va alleviata?”

  1. Alafrida dal Lago ha detto:

    E’ la quadratura del cerchio: a cosa serve combattere l’evasione fiscale se il ricavato non torna alla popolazione? Come si fa a inneggiare alla redistribuzione del reddito se si toglie ai ricchi per dare ai ricchissimi?

    • Leonardo il Grosso ha detto:

      Il problema è che molti poveri gioiscono se le file dei poveri si incrementano, giustificano meglio la loro condizione e non importa se ciò avviene a vantaggio di alcuni che da ricchi diventano ricchissimi, l’importante è che vedano tanti ricchi o benestanti diventare poveri.

  2. Morias Enkomion ha detto:

    Pienamente d’accordo su tutto, ma mi permetto di dire che la Tobin Tax sarebbe impraticabile e inutile: impraticabile perche’ i banchieri direbbero ai governi nazionali di non approvarla; inutile perche’ non serve dare soldi ai Paesi poveri. E’ sufficiente che le multinazionali lascino gestire le materie prime e le risorse di tali Paesi al popolo, ovviamente non in senso di gestione comunista.

    Riguardo i mercati valutari e piu’ in generale quelli finanziari, il problema della loro normalizzazione va a monte: il denaro serve davvero?

    Desidero invece segnalare il microcredito:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Microcredito
    http://it.wikipedia.org/wiki/Grameen_Bank

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