4.b.7 – Nel mondo moderno intervengono anche nuove cause?

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15 Agosto 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

Nel mondo moderno intervengono anche nuove cause?

La soluzione del gravissimo problema delle guerre che affliggono l’umanità è ostacolata, oltre che dalla presenza di cause storiche, anche da una cultura che valorizza la guerra come soluzione, oppure che la presenta come un male inevitabile, come un tempo lo era la peste, dovuto ai capricci del destino e non a precise leggi di natura, prevedibili e aggirabili; questo è un problema aggiuntivo che sostiene quello principale e che, anche senza esserne una causa diretta, ne costituisce un’importante base culturale che inibisce ogni tipo di possibile soluzione.
È tuttavia doveroso osservare che se anche qualcuno trovasse il modo di eliminare tutte le cause principali, poi nessuno sarebbe in grado di metterlo in pratica; non esiste infatti un governo globale in grado di applicare detto metodo su tutto il pianeta e se venisse applicato solo da alcune nazioni, queste sarebbero comunque esposte agli attacchi delle altre. Altro grande ostacolo ad un mondo pacifico è dunque la frammentazione e disorganizzazione politica.
Passando dall’epoca tribale a quella moderna possiamo anche notare che, purtroppo, nel tempo si sono aggiunte anche altre cause a fianco di quelle originarie: una di queste è il mantenimento o la crescita del potere politico; nulla come una guerra unisce una nazione e placa ogni dissidio interno, inoltre essa comporta quasi sempre un aumento dell’autorità e del prestigio dei governanti. Questa è una strategia ben nota fin dall’antichità e sono numerose le guerre che la storia oggi riconosce come nate per questo fine.
Spesso al caso precedente si unisce anche la crescita del potere politico verso l’esterno, nei confronti degli altri paesi; tanto più una nazione diviene grande, ricca e potente, tanto minore è la probabilità che qualcuno le faccia concorrenza od osi attaccarla. Le guerre di questo tipo ovviamente non dipendono da problemi economici della popolazione, ma dagli interessi della classe dominante; esse sono una delle prove tangibili della mancanza di democrazia, a sua volta dovuta alla tradizione culturale e alla frammentazione sociale della popolazione in nuclei familiari isolati.
In tempi ancora più recenti è sorto un nuovo fenomeno: l’influenza politica delle varie lobby industriali, che sono l’equivalente dei clan familiari nella nuova classe dominante, a cominciare dalla potentissima industria bellica che, fin dall’inizio della rivoluzione industriale, è uno dei settori di traino sia economico che tecnologico. Per fare un esempio della sua potenza anche a livello politico basti pensare che durante la guerra fredda le due superpotenze rivali accumularono un arsenale nucleare, con annessi impianti, edifici, fonti di energia, ecc., tale da distruggere la vita sulla Terra oltre 70 volte di seguito. A cosa servivano tutte quelle bombe se il 2% di esse era più che sufficiente per cancellare qualsiasi nemico? Come deterrente erano inutili, come riserva il 10% di esse era già assai abbondante (sette volte la fine del mondo!), come manifestazione di potenza per infondere sicurezza ed esaltazione al proprio popolo erano uno strumento valido, ma ve ne erano altri assai meno costosi. Sorge il sospetto che il motivo principale fosse che tutto quell’arsenale doveva anche essere pagato, alimentando un’industria fondamentale per l’economia della nazione. Non vanno dunque sottovalutate le ricorrenti e documentate accuse secondo le quali il peso politico di queste lobby sia stato determinante nello scatenare alcune guerre, altrimenti evitabili; ne segue, di nuovo, che tali conflitti non sarebbero stati combattuti solo per penuria di risorse delle comunità coinvolte, ma per il profitto di gruppi di interesse esterni ad esse; sebbene dunque sia vero che nel mondo tribale le guerre fossero inevitabili per la popolazione al fine di sopravvivere economicamente, questo non vale per molte guerre moderne. Questa influenza politica non sarebbe possibile senza altissimi livelli di corruzione nelle istituzioni, a loro volta permessi dalla mancanza di democrazia.
Riassumendo quanto abbiamo detto riguardo la guerra, essa è dovuta ad una serie di cause molto antiche che rappresentano gli anelli di una catena: la grande adattabilità dell’essere umano, la sconfitta dei nemici o rivali naturali, l’aumento demografico, la scarsità delle risorse e la conseguente rivalità territoriale; a queste se ne sono aggiunte altre più recenti come la ricerca del potere politico e gli interessi delle lobby industriali. Abbiamo inoltre rilevato che, volendo eliminare qualcuna di queste cause, si incontrano determinati ostacoli che abbiamo definito problemi di sostegno a quelli principali, si tratta di fattori culturali come la semplice ignoranza, la mancanza di organizzazione politica e sociale di tipo democratico, la cattiva educazione e tradizione culturale, fattori che presentano la guerra come una soluzione o un male necessario.
È importante sottolineare come tali fattori culturali inibiscono ogni tipo di soluzione al problema della guerra e quindi andrebbero eliminati per primi; si tratta dunque di premesse fondamentali per il persistere delle guerre il cui contributo non deve essere ignorato.

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3 Commenti per “4.b.7 – Nel mondo moderno intervengono anche nuove cause?”

  1. Nazarina da Fiastrone ha detto:

    In effetti l’ultima guerra del golfo (già perché siamo riusciti a farne due in 15 anni) è stata innescata “a scopo preventivo” per eliminare “le armi di distruzione di massa” a disposizione del nemico. Tali armi non sono state trovate, ciò significa che i governanti delle nazioni che hanno scatenato la guerra hanno mandato a morire i propri ragazzi per nulla (nulla per il popolo, molto per i lobbisti delle armi e per i partiti da essi finanziati). Volendo fare un altro ragionamento, quale arma di distruzione di massa esiste più devastante della bomba atomica? Chi possiede più bombe atomiche degli Stati Uniti? Perché chi ha più potenza militare attacca in nome di “un’azione di polizia internazionale” per “esportare la democrazia”, mentre chi fa qualche esperimento con l’uranio è un pericoloso “pericolo per l’umanità”?

  2. Morias Enkomion ha detto:

    Servira’ a poco il mio assenso ma da quanto ho capito per i miei studi, le mie letture e la mia vita, quindi non per piaggeria, e’ tutto, ahinoi tutti, vero 🙁

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