4.b.10 – Da cosa dipendono i disagi economici?

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19 Agosto 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

Da cosa dipendono i disagi economici?

In precedenza si è detto che i limiti più grandi alla libertà personale e collettiva derivano da regimi politici e tradizioni culturali autoritarie. A questi problemi si è risposto culturalmente introducendo nuovi valori come la democrazia, la tolleranza, la parità dei sessi e i diritti dei bambini; tuttavia eravamo giunti alla conclusione che tra le libertà più importanti vi erano anche quelle di avere una casa, una famiglia, un lavoro, prospettive di carriera o di prestigio sociale; nell’esercizio di tali libertà si incontrano ancora grandi ostacoli anche nel mondo occidentale, non autoritario e con la mentalità patriarcale in netto declino.
La prima causa che incontriamo per questi problemi è di tipo economico: disoccupazione, salari contenuti, case troppo costose e quindi difficoltà e lunghi tempi di attesa per poter formare una famiglia. La povertà o una semplice cattiva gestione economica è certamente uno dei principali mali, nemico della libertà quanto le dittature alle quali è spesso associata; le masse oppresse economicamente si trovano infatti in uno stato di naturale dipendenza ed esasperazione che le rende più facilmente manipolabili favorendo l’instaurarsi di governi autoritari.
Vale la pena di ricordare che la povertà in genere comporta anche un minore accesso all’istruzione, esponendo i cittadini ai pericoli dell’ignoranza e della disinformazione, altri fattori che facilitano la manipolazione delle masse.
La gestione della propria economia personale è certo una responsabilità del singolo individuo, ma indubbiamente è molto dipendente anche dall’economia collettiva ovvero dalla politica economica; di nuovo troviamo un legame con la gestione politica, la quale dovrebbe essere uno strumento per risolvere tali problemi. Le difficoltà che incontriamo nell’ottenere una vita dignitosa dunque possono dipendere sia dalle nostre incapacità personali, sia da una cattiva gestione economica a livello politico. Si badi bene che i problemi economici, anche se non dovuti ad una cattiva politica economica, ma all’evoluzione storica dei mercati e ad altri fattori imprevedibili, dovrebbero essere perlomeno attenuati da una buona gestione a livello politico; in alcuni casi quindi la responsabilità dei politici non è quella di essere la prima causa del problema, ma quella di non intervenire in modo adeguato. Le difficoltà nel gestire i politici inadempienti o incapaci ci riportano infine al problema della mancanza di democrazia.
Oltre ai soldi vi è un altro bene assai prezioso la cui carenza rappresenta un grave problema: il tempo. Per compiere qualunque azione occorre del tempo, a volte ciò che ci occorre non è del tutto fuori portata, ma per ottenerlo ci occorre troppo tempo: lunghe ore nel traffico per andare a lavoro, ore di fila alla posta, lunghi anni per completare gli studi, anni per trovare un lavoro stabile, anni per essere in grado di mantenere una famiglia, decenni per pagare il mutuo della casa. Altre volte manca il tempo necessario: poco tempo per mangiare, per stare con i figli, per divertirsi, per lavorare bene.
Come mai nel terzo millennio, con elettrodomestici per ogni esigenza, con computer superefficienti, con automobili velocissime e con telefoni portatili, ci manca il tempo? Si ripresenta lo stesso fenomeno dei geni vantaggiosi: una volta che si sono diffusi a tutta la popolazione non sono più un vantaggio, essere grandi e forti per esempio è un vantaggio solo fino a quando sono numerosi quelli piccoli e deboli, ma quando la selezione li avrà eliminati si ritornerà al punto di partenza, con un’accanita e temibile concorrenza. Allo stesso modo, sempre in un ambiente concorrenziale, la diffusione delle tecnologie più veloci porta al fatto che più tempo risparmiamo, più ne abbiamo bisogno in un circolo vizioso senza fine. È un fenomeno normale sia nell’evoluzione biologica, sia nell’evoluzione della società, ma che risulta particolarmente evidente nello stato di emergenza evolutiva nel quale ci troviamo.
Il discorso appena fatto per il tempo può essere generalizzato per qualunque risorsa: se coltiviamo un campo di grano per il nostro personale fabbisogno, un sistema di coltivazione più efficiente ci permetterà di produrre più grano, qualora ce ne sia la necessità, oppure ci consentirà di risparmiare terreno, la nostra risorsa, in modo da poterlo destinare ad altri usi; se invece produciamo grano per venderlo in concorrenza con altri produttori, il diffondersi di una nuova tecnica più efficiente consentirà a chi la possiede di vendere a prezzi minori e ciò farà aumentare la clientela, cioè la domanda del prodotto; la maggiore richiesta di grano renderà necessario un aumento della produzione, magari tale da richiedere tutto il terreno già disponibile e forse anche di più.
In regime di concorrenza può quindi capitare che un aumento delle proprie capacità non comporti un risparmio di risorse; questo vale per il terreno, per il tempo e per ogni bene legato a un’economia di mercato, ecco dunque che la capacità di risparmiare tempo non ha portato ad un aumento effettivo della libertà.

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7 Commenti per “4.b.10 – Da cosa dipendono i disagi economici?”

  1. Gismondo il Malagrotta ha detto:

    E’ bene parlare dei problemi a monte di quelli percepiti, perché altrimenti si rischia non solo di sbagliare strada, ma addirittura di andare in senso opposto. E’ il caso di chi, individuando correttamente il consumismo come un problema, decide di combatterlo riducendo i consumi al di sotto delle proprie esigenze e quindi passando al problema opposto.

  2. Gerulfo delle Milizie ha detto:

    Che i nostri governanti fossero incapaci di tenere le briglie di qualsiasi cosa, compresa la politica economica, ero già certo, ma mi illudevo di avere il paracadute dell’Unione Europea e degli Stati Uniti a cui siamo legati a filo doppio. Dopo i recenti scandali e conseguente crisi che hanno coinvolto tutto il mondo occidentale mi devo purtroppo ricredere: all’estero non stanno meglio di noi e non ci possono aiutare se non facedoci capire che ci dobbiamo attivare in prima persona a tutela dei nostri interessi (anche quelli del portafogio).

  3. Morias Enkomion ha detto:

    Devo dire che questo capitolo e’ uno dei piu’ interessanti perche’ mette chiaramente in evidenza come la tecnologia, pur fondamentale per la liberta’, senza una corretta politica non puo’ risolvere alcun problema. Al contraro, se asservita dal potere, ha l’effetto contrario di renderci ancora piu’ schiavi.

    Aggiungo che i problemi di cui parliamo qui sono globali, non locali, per questo necessitano dell’interesse e partecipazione di tutti, ovunque, possibile grazie ad internet.

    • Guglielmo l'Eclettico ha detto:

      Tutti? Io mi accontenterei di quelli del club dell’1% 😉
      Comunque fra qualche giorno partiremo, proprio per coinvolgere più paesi possibile, con la pubblicazione della versione inglese e speriamo che con il tempo si aggiungano altre lingue. Però Morias, pensa un attimo, anche considerando solo gli italiani adulti, l’1% è formato da 480.000 persone e se queste mettessero a disposizione anche una sola idea ciascuno…

  4. Morias Enkomion ha detto:

    Non basta avere le idee, bisogna avere anche volonta’. Non basta avere volonta’ bisogna anche avere idee. Non basta avere idee e’ volonta’, bisogna anche credere che il cambiamento sia possibile. E sia possibile ora, non in futuro. Ecco perche’ trovarne 4.800 sarebbe da considerare un grande obiettivo. Ricordo che secondo me la percentuale e’ <1…

  5. Guglielmo l'Eclettico ha detto:

    Morias, io con 480 come te mi sentirei Leonida e sarei anche sicuro che non faremmo la fine dei 300…

  6. Morias Enkomion ha detto:

    Dopo quello che hai detto non posso fare altro che impegnarmi a darti una mano a trovare gli altri 479… 😉

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