4.c.13 – L’alternanza è la negazione della democrazia?

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6 Settembre 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

L’alternanza è la negazione della democrazia?

Abbiamo dimostrato che il sistema parlamentare tende naturalmente a degenerare verso sistemi di potere non democratici senza che la popolazione se ne accorga. Mentre nelle dittature viene esaltato il potere che si incarna in un’unica persona, nelle false democrazie si esalta la distribuzione del potere nella classe politica; in questo modo si ottengono due vantaggi: il primo è che si crea l’illusione della democrazia; il secondo è che ogni singolo politico viene rassicurato che manterrà la sua fetta di potere. Sebbene i politici appartengano a partiti differenti, fra i quali non mancano forti rivalità sia esterne che interne, essi formano un gruppo ben definito, compatto e distinto dal resto della popolazione, in quanto hanno molti interessi in comune:
. il mantenimento e la legittimazione del sistema politico origine del loro potere,
. la copertura del sistema di corruzione alla base dei loro finanziamenti, leciti o meno che siano,
. la difesa da eventuali nuovi rivali, ovvero la necessità di scongiurare un ricambio politico.
Il combinarsi di questi interessi porta ad una comune condanna dell’astensionismo che viene presentato come un pericolo per la nazione e per la governabilità, sebbene ciò sia palesemente falso: non esiste infatti alcuna soglia numerica da superare per rendere valide le elezioni, anche solo il 10% dei cittadini potrebbe formare un parlamento completo e tutte le restanti attività dello Stato potrebbero proseguire senza il minimo turbamento. Sarebbe invece assai ridotta la legittimazione popolare del sistema e qualunque nuovo partito ottenesse il sostegno del 6% della popolazione avrebbe la maggioranza e realizzerebbe un notevole ricambio politico. La necessaria complicità crea uno spirito di corpo e un clima di omertà che unisce governo e opposizione; su temi quali il controllo dei mezzi di informazione, i finanziamenti dei partiti o le soglie di sbarramento per estromettere i piccoli partiti, le maggiori forze politiche trovano un facile accordo agendo come un unico partito. La forte rivalità incoraggia il formarsi prima di coalizioni per sopravvivere e per avere la possibilità di partecipare al governo, poi di vere e proprie fusioni fino a raggiungere un equilibrio stabile con due soli partiti rimanenti che si alternano al governo. Si badi bene che la rivalità è solo elettorale e non politica, perché la politica viene stabilita secondo gli interessi dei loro potenti sostenitori o finanziatori, a volte comuni ad entrambi gli schieramenti, i quali rimangono quindi sempre al potere qualunque sia l’esito delle elezioni.
Il bipartitismo e l’alternanza rappresentano la massima sicurezza per la classe politica: due partiti giganteschi fanno apparire proibitiva l’ipotesi che un piccolo partito possa spodestarli; è assai più facile accordasi e spartire la torta in due piuttosto che in quattro o cinque; infine l’alternanza esclude la possibilità di un reale ricambio politico che è il primo requisito di una democrazia indiretta. Un sistema che prevede l’alternanza politica non può in nessun modo definirsi democratico, inoltre è fin troppo facile per due soli partiti trovare un accordo politico e governare come un’unica entità, mantenendo una divisione formale per fingersi rivali e simulare una possibilità di scelta per il cittadino ignaro.
I partiti del resto sono associazioni private la cui organizzazione interna in genere non è democratica, essi sono l’equivalente dei clan familiari della vecchia classe nobiliare, la cui vita, come quella dei partiti, era scandita da accese rivalità e continue alleanze. La struttura dei partiti tradizionale è di tipo baronale, in cui il successo delle idee e le carriere interne vengono decise dall’alto; in effetti viene fatto largo uso della demagogia, ovvero l’arte di ingannare il cittadino comune, anche nei confronti degli iscritti dei partiti. Come si può sperare di realizzare la democrazia tramite dei partiti che non la utilizzano nemmeno al loro interno? I fatti confermano che essi trasmettono anche alle istituzioni la loro mentalità non democratica.

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2 Commenti per “4.c.13 – L’alternanza è la negazione della democrazia?”

  1. Carlotta da Camerino ha detto:

    Purtroppo quasi tutti sono convinti che i partiti politici siano delle istituzioni pubbliche o comunque degli enti che costituiscono un irrinunciabile presupposto della democrazia. Di conseguenza ogni cambiamento viene concepito come di competenza dei partiti esistenti o, nel migliore dei casi, si sente la necessità di un nuovo partito. 🙁

  2. Morias Enkomion ha detto:

    E’ davvero allucinante rendersi conto di come la stragrande maggioranza creda ciecamente nel partito pur restandone delusa: suppongo ci sia anche una componente masochistica, perche’ allora comprendo meglio chi dice che non vuole saperne niente di politica perche’ tanto sono tutti uguali.

    Il dramma e’ che, come detto precedentemente, la cultura e l’intelligenza non sono armi sufficienti a combattere il lavaggio mediatico dei nostri poveri cervelli.

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