5.a.10 – Come sfruttare il gruppo?

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21 Settembre 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

Come sfruttare il gruppo?

Per quale motivo le piccole associazioni che formiamo non si estendono mai fino a formare l’equivalente di un antico villaggio? Così come il gruppo si scioglie quando cessa l’attività che esso svolge, allo stesso modo esso interrompe la sua crescita quando ha raggiunto le dimensioni sufficienti per svolgerla al meglio. I nostri gruppi svolgono attività che permettono una crescita limitata in quanto le altre sono svolte da grandi aziende private o dalle istituzioni dello Stato; inoltre le poche associazioni che riescono a diventare molto grandi, come per esempio i sindacati, non avendo altri modelli di riferimento, si organizzano con sistemi parlamentari simili a quello dello Stato, imitandone di conseguenza anche i difetti ed integrandosi così bene con esso da divenire simili ad istituzioni statali e perdendo così tutte le caratteristiche positive del piccolo gruppo originario. Non è quindi un caso che le organizzazioni sindacali, nate dalla base operaia per tutelare gli interessi della stessa, si trasformino in grandi strutture non democratiche e molto distanti dagli interessi per i quali sono state fondate, così come è naturale che i lavoratori della base prima o poi avvertano tale distanza e tentino di riorganizzarsi in nuovi sindacati. E’ inoltre il caso di notare come il fatto che i lavoratori siano costretti a fondare nuovi sindacati piuttosto che a riformare quelli esistenti, sia la prova lampante della mancanza di democrazia in seno ai sindacati.
Il problema della mancata rappresentanza dei lavoratori è quindi attenuato dalla libertà di poter fondare un nuovo sindacato, ma la storia ci dimostra che anche questo tende ad evolvere negativamente come il precedente, in una ciclicità che non risolve mai definitivamente il problema. Questo esempio ribadisce quanto precedentemente affermato, cioè che non basta la libertà di scelta del rappresentante, ma che è necessario un sistema di rappresentanza efficiente.
Affinché un insieme di amici diventi dunque la prima pietra per costruire un moderno villaggio democratico, è necessario che non si limiti a svolgere attività temporanee oppure a crescita troppo limitata; esaminiamo allora quali attività si prestano meglio a soddisfare le nostre aspettative.
Abbiamo già notato che problemi come la frammentazione sociale, la mancanza di democrazia, la disinformazione sociale e l’ignoranza, sono così strettamente legati da non poter essere risolti separatamente, essi infatti si sostengono a vicenda portando l’uno a rigenerare l’altro. Allo stesso tempo non si può sperare di trovare una soluzione unica per problemi così diversi fra loro e allora non rimane che studiare un insieme di soluzioni che, come i relativi problemi, si intreccino e si sostengano a vicenda. Tra le attività che i nostri gruppi dovranno svolgere vi dovranno pertanto essere la partecipazione democratica, la gestione dell’informazione e la gestione culturale. Si tratta di attività che, inconsciamente, gli amici tendono già a fare spontaneamente, ma senza la tecnica appropriata, cioè senza il giusto adattamento culturale. Si tratta inoltre senza dubbio di attività illimitate nel tempo e che non impongono particolari vincoli alla crescita del gruppo; del resto questo vale anche per la nostra squadra di calcetto, la quale, contando le riserve può superare di molto le cinque persone, ma arrivando a dieci potrà formare due squadre e riprendere il ciclo di crescita.
Affinché il gruppo rimanga tale, dovrà sempre svolgere le attività di coesione sociale che consentano di esprimere l’amicizia dei partecipanti e che li aiutino a mantenersi in ottimi rapporti, in particolare ricordiamo il partecipare insieme a ricchi banchetti nelle grandi occasioni e il prestare qualche forma di mutua assistenza, basata oggi come in passato sullo scambio di favori. Non ha importanza di che tipo di favori si tratti, la loro caratteristica fondamentale è quella di stimolare la gratitudine di chi li riceve e la soddisfazione di rendersi utili in chi li elargisce, rafforzando così il legame affettivo e predisponendo il ricevente a contraccambiare, alimentando un circolo virtuoso. Infatti anche le prestazioni professionali, quando sono fornite agli amici in genere sono gratuite, se di poco conto, verranno invece sensibilmente scontate negli altri casi, proprio per confermare la relazione amichevole, infatti ciò avviene anche se l’amico-cliente è ricco e non ha bisogno di sconti.
A riprova che anche l’altruismo, e non solo l’egoismo, fa parte della natura umana, molti al giorno d’oggi cercano di dare un contributo positivo alla società fornendo opere di volontariato nel tempo libero; in questo modo essi compensano un po’ le carenze dell’apparato statale, tali servizi però sono spesso erogati a persone estranee che rimarranno tali e quindi la loro gratitudine, per quanto dia comunque molta soddisfazione, non potrà contribuire al rafforzamento dei legami sociali.
Sappiamo anche che sono ancora più numerosi quelli che si pongono spontaneamente al servizio dei propri parenti e conoscenti, fornendo una sorta di servizio di volontariato individuale. In tal caso, oltre al piacere di aiutare un parente o un amico, si aggiunge anche quello di assumere un ruolo ed una reputazione all’interno del gruppo (o di una federazione di gruppi), acquistando prestigio ed importanza presso le persone che per essi contano. Il gruppo allora deve essere un luogo dove poter mettere a disposizione le proprie qualità, ottenendo in cambio una grande gratificazione psicologica ed un miglioramento delle pubbliche relazioni. In questa forma di volontariato interno (o di prossimità) possono essere inserite attività di qualunque tipo.
In generale possiamo così riassumere le caratteristiche delle attività del gruppo:
• vi deve essere un’attività di partenza (giocare a calcetto, gestire un sito sull’antico Egitto), che causa la formazione del gruppo, che sia di carattere permanente e che consenta una crescita non troppo limitata;
• si deve svolgere una o più attività ricreative per consolidare i legami affettivi all’interno del gruppo;
• lo scambio di favori non si deve limitare all’iniziativa individuale, ma tutto il gruppo deve collaborare, tutti devono conoscere le risorse interne disponibili;
• non può mancare una gestione della cultura e delle informazioni di comune interesse;
• alle decisioni collettive si giunge con vera partecipazione democratica.
Nel gruppo, come possiamo vedere, si sovrappongono diverse attività e la partecipazione democratica è solo una di esse. Nulla proibisce che una squadra così formata si specializzi anche in un’attività lavorativa, ma questa non dovrà mai essere l’unica attività o contrastare con le altre, altrimenti si perderebbe la funzione di aggregazione sociale divenendo una semplice azienda privata. Quando il gruppo crescendo diventerà troppo numeroso, si dovrà suddividere in gruppi più piccoli che però rimarranno legati dalla comune attività che ha consentito la crescita. In questo modo si può formare un piccolo villaggio moderno, in modo spontaneo, seguendo la natura umana e sfruttando le risorse che essa ci ha messo a disposizione.

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Un Commento per “5.a.10 – Come sfruttare il gruppo?”

  1. Alafrida dal Lago ha detto:

    Insomma dobbiamo rieducarci a snaturarci di meno e ad interrompere questo circolo vizioso culturale che sta portando in picchiata la qualità della nostra vita.

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