5.a.13 – Possiamo ricostruire una vera comunità?

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24 Settembre 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

Possiamo ricostruire una vera comunità?

Se riprendiamo l’esempio degli egittologi che si riuniscono per gestire un sito su internet dedicato alla loro materia, possiamo immaginare che all’inizio essi siano solo tre o quattro, e che essi lentamente trasferiscano sul loro sito conoscenze, documenti e fotografie raccolti dalle fonti più varie. Se il sito è di buona qualità è probabile che ottenga un certo seguito e che anche altri appassionati vogliano partecipare. Se i fondatori del gruppo si organizzano secondo i nostri criteri di aggregazione, al crescere del numero si suddivideranno in gruppi di lavoro, ognuno dei quali si occuperà di un periodo diverso della lunga storia egizia, oppure di aspetti diversi della loro cultura come architettura, religione, arte, economia, ecc…
Nel villaggio sviluppatosi intorno al sito sarà poi naturale far circolare informazioni riguardo a delle visite guidate nei musei o direttamente nei siti archeologici in Egitto. Non sarà difficile trovare occasioni per incontrarsi, dovendo gestire il sito ed organizzare delle visite in gruppo, sarà poi opportuno associare a queste riunioni attività divertenti per aiutare la socializzazione dei partecipanti. Se il numero continua a crescere alla fine sarà necessario suddividersi in villaggi diversi, ognuno con una sua specializzazione di livello sempre più alto. In questo processo però si può verificare anche un altro fenomeno: se fra i nuovi arrivi ve ne sono alcuni interessati anche ad altre civiltà antiche che ebbero contatti con quella egiziana, questi potrebbero introdurre nuove sezioni sui Sumeri, i Babilonesi ed altri; inizialmente per delineare meglio il contesto nel quale si è sviluppata la storia egiziana, poi per sviluppare uno studio specifico indipendente, estendendo quindi la trattazione del sito dall’antico Egitto a tutte le principali civiltà antiche.
Possiamo notare quindi come al progressivo crescere del numero segua non solo una crescita della specializzazione internamente ma a volte anche un calo della specializzazione complessiva vista dall’esterno.
Un processo analogo lo possiamo riscontrare anche con l’esempio della squadra di calcetto: aumentando i giocatori questi si divideranno in squadre diverse e potranno organizzare dei veri e propri tornei interni. Sarà necessario un sistema di comunicazione per tenere tutti informati sulla disponibilità dei campi di gioco, sugli orari, sulla possibilità di contattare dei tecnici per gli allenamenti ecc… anche in questo caso avremo un moltiplicarsi delle attività, dei ruoli e quindi delle specializzazioni. Se poi alcuni volessero praticare anche altri sport, cercheranno sicuramente di coinvolgere i loro amici del gruppo, inserendoli come attività sportive secondarie. Da una semplice squadra di calcetto si potrà allora passare ad una associazione sportiva multidisciplinare.
In entrambi i casi essere sempre più numerosi porterà altri vantaggi, come disporre di maggiori risorse economiche e culturali ma anche maggiori soddisfazioni psicologiche, dovute alla partecipazione ad attività più importanti e dall’ampliamento e consolidamento della propria rete di amicizie.
Cosa accadrebbe poi se alcuni egittologi per divertirsi e tenersi in forma decidessero di giocare a calcetto? Senza difficoltà potrebbero riutilizzare la stessa struttura del loro villaggio culturale per organizzare la loro attività sportiva, anche se non tutti vorranno parteciparvi, non sarà necessario formare un nuovo villaggio a carattere sportivo. I gruppi di lavoro che vorranno giocare formeranno la loro squadra come oggi nel campionato di calcio fanno le varie città.
Possiamo osservare come al crescere del gruppo questo in genere tenda a differenziarsi internamente moltiplicando i ruoli e le specializzazioni ma può anche aumentare le attività rendendosi polivalente e somigliando sempre più ad una comunità. Questo come sappiamo rispecchia la nostra natura umana, poiché in quanto animali sociali ci rivolgiamo istintivamente ad un’unica organizzazione sociale (la comunità) per ogni necessità. Non è pensabile tuttavia cercare di soddisfare tutte le necessità della vita moderna con organizzazioni piccole come i villaggi o gruppi di villaggi, questo però non è un vero problema, lo scopo del villaggio non è sostituirsi allo Stato, ma quello di restituire al cittadino una delle sue risorse evolutive più importanti, un gruppo organizzato che gli permetta di fare agevolmente cose altrimenti impossibili, aumentando la sua libertà di azione ed anche la sua capacità di contribuire alla società come già fanno oggi le attività di volontariato. Se una federazione di villaggi può svolgere molte attività diverse, ne segue che in caso di necessità può rendersi più indipendente dal resto della società ma di norma sarà più integrata nella stessa offrendo un maggior numero di servizi anche a cittadini esterni e quindi alla fine più legata alla società nel suo complesso.
Il villaggio è uno strumento per il cittadino contemporaneo, si ispira a quello tribale come l’agricoltura biologica si ispira all’agricoltura pre-industriale, non si tratta di un ritorno al passato ma di un modo di affrontare il futuro rispettando la natura, in particolare quella umana. Ricordiamo pertanto che il villaggio moderno non ha riferimenti geografici, non ha un suo territorio come quello tribale, non è legato a degli insediamenti dove abitare, è principalmente una rete di rapporti, un modo di organizzarsi valido sia in città, sia in provincia o perfino su internet, ma non è mai una realtà virtuale, è una struttura funzionante che lega esseri umani reali. Ricordiamo inoltre che i benefici del piccolo gruppo sono immediati, esso nasce per svolgere un piccolo lavoro con pochissime persone; chi forma un gruppo sa bene cosa otterrà in cambio e sa che non dovrà attendere molto. La stessa cosa non vale per il villaggio o per strutture più grandi, ecco perché nessuno organizza un villaggio partendo da zero; il villaggio semplicemente si forma partendo da un gruppo in crescita, che può essere visto come un villaggio embrionale. A una grande struttura pertanto si arriva per gradi, seguendo obiettivi alla nostra portata e a breve termine, poiché solo questi garantiscono il successo e la soddisfazione del gruppo, ponendo le basi per la sua crescita fino ad arrivare ad una grande comunità.

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Un Commento per “5.a.13 – Possiamo ricostruire una vera comunità?”

  1. Gerulfo delle Milizie ha detto:

    Questa impostazione potrebbe essere fattibile, chi comincia?

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