5.b.3 – Da dove inizia la gestione della propria cultura?

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3 Ottobre 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

Da dove inizia la gestione della propria cultura?

Un bambino impara seguendo la sua curiosità personale, giocando da solo o con altri, sia bambini che adulti. Il ruolo dell’adulto è importante anche nel gioco, durante il quale partecipa all’educazione del piccolo. Un ulteriore contributo è dato dall’incoraggiamento che viene dato ai bambini a svolgere determinati giochi piuttosto che altri, si tratta di un’elaborata forma di insegnamento del tipo “esperienza guidata”.
I bambini si fidano dei loro genitori, e la motivazione dei primi è strettamente legata all’approvazione dei secondi. Per quanto un padre e una madre si sforzino di spiegare al loro figlio in tenera età dei vantaggi che avrà nella vita adulta dall’essere ubbidiente o dal prendere buoni voti a scuola, il motivo principale per cui il piccolo ubbidirà o studierà sarà sempre quello di fare contenti i genitori e non curare i suoi lontani interessi futuri. Nell’educazione dei bambini sono pertanto gli adulti che stabiliscono cosa deve sapere il piccolo.
Anche gli adulti sono curiosi, anche a loro piace giocare, ma se devono imparare qualcosa in genere non lo fanno per accontentare i genitori, ma per soddisfare delle proprie esigenze ovvero risolvere dei problemi; questo è un modo per gestire la propria vita, un’attività che tipicamente distingue l’adulto dal bambino. Nella vita adulta è quindi l’individuo stesso che stabilisce cosa ha bisogno di sapere. È allora perfettamente naturale che un adulto, nello scegliere i suoi interessi culturali, segua il criterio dell’utilità pratica, oltre quello di assecondare i propri gusti personali e la tradizione collettiva. I possibili criteri per valutare l’importanza dei vari ambiti culturali sono già stati discussi in precedenza, ma è opportuno richiamarli brevemente: una nozione risulta più utile di un’altra se:
• viene usata in un’attività più importante
• le sue applicazioni sono più numerose
• viene utilizzata da un maggior numero di persone
• viene usata più spesso.
In base a questi criteri generali possiamo facilmente individuare come categorie culturali particolarmente importanti le seguenti:
• la cultura della collaborazione, che include il linguaggio verbale, quello scritto ed ogni altra forma di comunicazione, nonché l’educazione a valori quali l’amicizia, il rispetto, il lavoro, la famiglia, lo spirito di gruppo, la democrazia e le regole di un corretto comportamento sociale (le buone maniere), l’onestà; la sua importanza è legata al ruolo fondamentale che essa svolge per la sopravvivenza dell’individuo e della comunità, ma allo stesso risultato si giunge anche con gli altri criteri;
• la cultura della cura del proprio corpo, che diffonde le norme igieniche, lo sport, una dieta sana ed equilibrata, nonché le norme di sicurezza nelle varie situazioni: lavoro, spostamenti, tempo libero e l’educazione a valori come la vita e la salute; anche in questo caso l’importanza per la sopravvivenza dell’individuo è di tutta evidenza;
• la cultura di base, su cui si fonda quella specialistica e che comprende molte discipline scolastiche come matematica, storia, geografia e filosofia, nonché valori come la conoscenza, l’oggettività, la coerenza e l’umiltà; la sua importanza è legata al numero di applicazioni che ne derivano e dal numero di persone che ne fanno uso;
• la cultura specialistica, tipica del mondo del lavoro il cui ruolo per la sopravvivenza dell’individuo e della comunità è indiscutibile;
• la cultura comune, che include tutto ciò che riguarda attività frequenti e molto diffuse, come l’uso dell’automobile o del televisore, la cui importanza è dovuta proprio al largo uso che ne viene fatto.
Queste cinque categorie rientrano sicuramente tutte nella cultura di cui abbiamo un bisogno reale ed oggettivo nella vita, quella appunto che dobbiamo gestire con il nostro personale giudizio. Possiamo facilmente notare però che la maggior parte di noi si sente ben preparata solo nelle ultime due o tre; nelle prime due, che sono così strettamente legate alla sopravvivenza ed al benessere sia fisico che psicologico, presentiamo tutti gravi lacune; di fatto siamo stati educati a delegare la loro gestione alla tradizione o alle istituzioni. Quanti infatti si pongono il problema di stabilire a quale gruppo appartengono o sarebbe bene appartenere? Non aderiamo forse al gruppo dei tifosi di una squadra di calcio solo perché va di moda? Vi è forse un qualche vantaggio pratico?
Tutti invece troviamo difficoltà a identificarci con il gruppo dei cittadini insoddisfatti, dei truffati, di quelli che pagano le tasse, semplicemente perché la tradizione non ci ha fornito dei simboli distintivi per identificarci come tali; truffatori e politici disonesti, fonte delle nostre principali disgrazie ed insoddisfazioni, sono gruppi nascosti, parlano e vestono come noi e tanto basta per accoglierli nel nostro gruppo generico ed anonimo, mentre siamo pronti alla competizione se non alla guerra con i tifosi della squadra avversaria, facilmente identificabili dai loro colori. Quanti di noi oggi, pur avendo un buon lavoro, lo considerano un valore piuttosto che un peso da evitare?
Della cattiva educazione riguardo alla democrazia, a cui tutti noi siamo stati sottoposti, abbiamo già parlato a lungo, ci limitiamo qui a ricordare che essa è alla base di quasi tutti i nostri problemi. Ancora più evidente è la nostra cattiva educazione per quanto riguarda la cura della nostra salute: quanti di noi trascurano le norme di sicurezza alla guida, sul lavoro o praticando dello sport? Quanti di noi praticano delle diete senza criterio copiate da inattendibili riviste al solo fine di fare bella figura sulla spiaggia? Quanti di noi fumano od usano altre sostanze tossiche? Non vi sono dubbi allora che vi sono tradizioni culturali molto importanti che siamo abituati a trascurare per semplice imitazione o consuetudine. Una buona gestione culturale inizia dunque dallo stabilire di cosa abbiamo veramente bisogno di imparare e di cosa magari ci dovremmo dimenticare.

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Un Commento per “5.b.3 – Da dove inizia la gestione della propria cultura?”

  1. Petronilla la Sottile ha detto:

    Mi sembra particolarmente interessante l’osservazione che i bambini agiscono cercando naturalmente l’approvazione dei grandi. Questo deve far riflettere sulla grande responsabilità degli adulti e sulla necessità che questi si adoperino per autoformarsi e per migliorare, dato che guardandoci intorno non possiamo essere fieri del mondo che stiamo lasciando alle nuove generazioni e, rimanendo inalterate le situazioni, le nuove generazioni saranno portatrici a loro volta di tradizioni deleterie in un circolo vizioso.

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