5.b.5 – Come si diffonde la cultura?

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5 Ottobre 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

Come si diffonde la cultura?

Affinché le nuove idee possano essere utilizzate, spesso è necessario che si diffondano, che siano condivise con la comunità. Una terza attività fondamentale nella gestione della cultura è la sua diffusione, sia fra adulti che verso le nuove generazioni; questo in genere comporta la partecipazione di molti individui, anche migliaia, e quindi si deve affrontare il problema dell’organizzazione.
Il primo canale che consideriamo è quello naturale del passaparola fra amici e conoscenti, attraverso di esso ciascuno può presentare agli altri i risultati della propria gestione, ovvero la sua personale selezione degli argomenti e le sue valutazioni. A questo punto gli altri devono solo ripetere l’operazione, ovvero valutare l’importanza del tema trattato, nonché la credibilità dell’interlocutore e delle sue fonti, e diffondere il messaggio ad altri, ecco un primo esempio di corallo umano. Si tratta in effetti di fare quello che già ora tutti fanno, ma con un pizzico di tecnica in più al fine di filtrare solo le opinioni, le conoscenze e le informazioni più attendibili. Questa tecnica non può essere applicata durante il colloquio, perché questo è un momento di svago e divertimento e non un impegno di lavoro che richiede calma e concentrazione. La scelta degli argomenti e le relative valutazioni vanno fatte da soli, con calma e lucidità ed in un secondo momento si coglierà l’occasione, tra una chiacchiera e l’altra, di esprimere la propria opinione con competenza. Tale canale risulta agevole da utilizzare solo per trattazioni estremamente brevi di qualsiasi argomento, non risulta efficiente per discorsi che richiedono più tempo di una breve chiacchierata.
Un sistema per certi aspetti simile al precedente è l’insegnamento che i genitori impartiscono ai figli parlando o giocando con loro, si tratta anche in questo caso di una trasmissione diretta e personalizzata della cultura in cui ogni genitore trasmette l’educazione che reputa opportuna ai propri figli così come ciascuno racconta quello che vuole ai propri amici. In questo caso però non si tratta di una diffusione fra pari, i ruoli sono nettamente diversi: i genitori insegnano ed i figli imparano. Inoltre i bambini non ripeteranno l’operazione fino a che non saranno grandi ed avranno a loro volta dei figli; il ciclo è estremamente più lento e la diffusione è limitata alla famiglia e non alla comunità.
Tuttavia in questo caso è ancora più facile applicare i nostri principi della gestione culturale in quanto noi tutti in genere sentiamo sulle nostre spalle una grande responsabilità quando cerchiamo di educare i bambini e vi prestiamo molta attenzione. A differenza di quando con leggerezza parliamo con gli amici, in questo caso ci verrà naturale utilizzare le migliori tecniche di gestione che conosciamo facendo attenzione a cosa dire e come dirlo. Anche in questo caso tuttavia è necessario un lavoro di preparazione anticipato poiché altrimenti istintivamente imiteremo in modo acritico il comportamento dei nostri genitori, copiando anche i loro errori o delle tradizioni superate.

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2 Commenti per “5.b.5 – Come si diffonde la cultura?”

  1. Gilberto il Valligiano ha detto:

    Ancora una volta ci troviamo di fronte al problema della velocità dei tempi moderni, avendo sempre meno tempo a disposizione, sarà sempre più difficile riuscire a riorganizzarsi per autoeducarsi a un nuovo approccio con la cultura e l’informazione.

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    • Morias Enkomion ha detto:

      Lo vedo piu’ come un diverso approccio mentale alla vita che un impegno che fa perdere del tempo. Ma devo dire, e perdonami, che il tuo commento denota una resistenza culturale: pur riconoscendo la correttezza dell’approccio e dell’idea ti preoccupi del tempo che perderesti nell’attuarlo, senza tenere conto del tempo che risparmieresti se tutto funzionasse a dovere.
      Il primo passo dell’approccio, molto semplice ma fondamentale, e’ smettere di credere come dogma di fede alle promesse di politici, partiti, sindacati e atre organizzazioni simili; allo stesso tempo dobbiamo smettere di credere a quanto sentiamo in televisione da parte di vari ‘esperti’: la televisione un medium di massa, controllato dalla casta, quindi per definizione inaffidabile.

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