5.b.16 – Curiosità o pubblico interesse?

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16 Ottobre 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

Curiosità o pubblico interesse?

Un problema di fondamentale importanza è imparare a distinguere le informazioni di pubblico interesse da quelle interessanti per il pubblico. Le prime sono quelle che effettivamente riguardano la vita della collettività e quindi sono almeno potenzialmente utili a tutti (o a molti), le seconde sono quelle che stimolano la curiosità della gente a causa delle inclinazioni naturali ed istintive di cui abbiamo già parlato. Nulla vieta poi che una notizia possa appartenere ad entrambe le categorie: un incidente aereo con tanto di ripresa televisiva spettacolare è certamente una notizia che desta molta attenzione da parte del pubblico, anche per chi non è coinvolto in alcun modo nell’incidente; la stessa notizia però è anche potenzialmente utile alla collettività perché tutti hanno interesse a sapere che la sicurezza dei voli non è assoluta, a conoscere i nomi delle vittime per controllare che non vi sia un loro parente e molte altre cose ancora.
Come stabilire allora quali sono le notizie di pubblico interesse? E chi deve farlo? Alla seconda domanda, sia la cultura diffusa che le nostre considerazioni rispondono che deve essere il singolo individuo, la gente comune, si tratta infatti di un atto fondamentale della gestione delle informazioni. Ottimo ma…., chi di noi sa come si fa? Chi di noi è in grado di farlo? Quanti di noi hanno l’abitudine di porsi anche solo il problema di distinguere fra curiosità e informazione seria? Si tratta chiaramente di una macroscopica lacuna culturale ed in particolare educativa che richiede un adattamento culturale quanto mai necessario. Se non sappiamo come riparare il nostro frigorifero istintivamente cerchiamo subito qualcuno nelle vicinanze che sappia farlo, analogamente se non sappiamo distinguere le informazioni utili dalle semplici curiosità cercheremo qualcuno che lo faccia per noi. In questo modo diventiamo facile preda di quei giornalisti, opinionisti e simili la cui carriera dipende dalla loro abilità nell’imbrogliarci, favorendo quel politico o quel prodotto. Non possiamo dunque permetterci di ignorare la prima domanda: come riconoscere le notizie di pubblico interesse?
Le semplici curiosità sono, in base alla definizione che ne abbiamo dato, caratterizzate dal risultare istintivamente interessanti anche quando del tutto estranee alla nostra vita e prive di ogni utilità. La loro funzione è quella di soddisfare la nostra curiosità istintiva, ma non solo: molte notizie, soprattutto quelle classificate come pettegolezzi, sono argomenti di cui parlare, un pretesto per esprimere e diffondere le opinioni. Nel mondo tribale questa era una funzione sociale e culturale importantissima, ma oggi, con i pettegolezzi televisivi che riguardano dei perfetti estranei, tale funzione ha perso gran parte dei suoi aspetti positivi e ha mantenuto pienamente solo quelli negativi.
La differenza fra i due tipi di informazione non è solo nella notizia in sé, ma nell’uso che la nostra mente intende farne: ad esempio molte notizie di cronaca nera (incidenti stradali, omicidi, rapine) potrebbero essere informazioni molto utili se raccolte in statistiche anche molto approssimate ed artigianali, ma sappiamo bene che non è questo l’uso che ne facciamo. Noi non leggiamo la cronaca nera perché pensiamo che essa ci riguardi in qualche modo o che si possa trarne un qualche vantaggio, lo facciamo per istinto e ne parliamo con gli amici tanto per dire qualcosa, ignorando la loro utilità anche quando presente.
La vera natura delle curiosità è quella di sostenere le pubbliche relazioni, fornire argomenti di cui parlare, non servono ad essere informati, alcuni infatti le chiamano informazioni da intrattenimento ovvero notizie per passare il tempo, come quando si guarda uno spettacolo televisivo.
Ora che il fenomeno dell’interesse per le curiosità è stato chiarito non è poi così difficile separarle dall’informazione seria, cioè quella che ci rende informati sul mondo che ci circonda, quelle che possono realmente influire sulla nostra vita grazie al loro contenuto. Il primo passo è abituarsi a riconoscere il proprio atteggiamento: leggiamo un giornale per passare il tempo o per sapere qualcosa che ci tornerà utile? Nel primo caso dovremo dire di esserci divertiti e non di esserci informati, nel secondo caso cercheremo invano le notizie utili e diremo di aver buttato i soldi visto che i giornali hanno perso da tempo la loro funzione originaria.

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2 Commenti per “5.b.16 – Curiosità o pubblico interesse?”

  1. Angelica dal Vessillo Dorato ha detto:

    Un pessimo esempio di trasmissioni televisive, è costituito da quelle che si camuffano da trasmissioni scientifiche (imitando la struttura della trasmissione, il modo di porsi del conduttore, ecc.) per poi parlare di vampiri lasciando un alone di mistero sulla loro esistenza, di incontri con gli alieni come se fossero ormai comuni alla maggior parte delle persone, di teorie sulla fine del mondo che da sempre suggestionano il pubblico, ecc.

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