Capitolo 5.c

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23 Ottobre 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

Teamwork and team spirit

LA STRUTTURA DEMOCRATICA

Guardiamo al futuro, si dice che i cambiamenti devono venire dai giovani, ma quali giovani? Facciamo un po’ di chiarezza: per giovani intendiamo i bambini? Gli adolescenti? Gli studenti universitari? Oppure i giovani che, raggiunta la piena maturità devono affrontare i problemi della vita adulta? Stiamo sicuramente parlando di giovani adulti, soprattutto da un punto di vista psicologico, quelli cioè che sono entrati in una fase della vita in cui sono indipendenti e non solo economicamente, giovani che sono quindi consapevoli delle difficoltà della vita adulta e che le devono gestire nel proprio interesse. Quando si cerca di confondere questi giovani con gli altri, in genere lo si fa per avere il pretesto di manipolare i giovani ancora privi delle giuste esperienze e quindi più facilmente circuibili. Incitare il cambiamento da parte di coloro che non possono farlo è evidentemente una strategia per non cambiare nulla in nome del riformismo.
Una società soddisfacente deve rispettare la natura umana ed essere democratica, ma una vera cultura democratica è oggi inesistente. L’assetto sociale della struttura democratica che stiamo per presentare è pertanto attualmente impossibile, pur essendo un serio progetto per il futuro da perseguire dopo che si saranno diffusi i giusti adattamenti culturali; si tratta di una premessa importante al fine di distinguere i problemi alla nostra portata da quelli che non lo sono. Il concetto di villaggio moderno invece, come abbiamo visto, è immediatamente realizzabile e può costituire anche il giusto veicolo di diffusione della suddetta cultura democratica. Esso inoltre non è in contrasto con l’assetto politico vigente, ma lo integra analogamente agli enti non profit, con la differenza però che, rispetto a questi, offre vantaggi immediati a chi vi partecipa e consente di risparmiare tempo, cioè la risorsa oggi più preziosa. Il consolidamento delle attività del villaggio potrà permettere di radicare la cultura della partecipazione e della condivisione, mentre lo sviluppo di federazioni di villaggi permetterà di superarne i limiti numerici e potrà agevolare la diffusione di tale modello. Su questa base si potrà poi cominciare a definire un nuovo assetto sociale veramente democratico.

Sulla cresta dell'onda

 

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Un Commento per “Capitolo 5.c”

  1. Leonardo il Grosso ha detto:

    L’arte di sbandierare il cambiamento per non cambiare niente è molto diffusa, basti pensare al candidato appena ventenne, a quello extracomunitario, a quello reduce da un incidente sul lavoro in cui sono morti dei colleghi, a quello che lascia la toga da pubblico ministero e a tutte le altre figurine “tanto fumo – niente arrosto”.

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