5.c.2 – Quali sono le falle della nave su cui navighiamo?

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25 Ottobre 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

2-nave-ridQuali sono le falle della nave su cui navighiamo?

Proviamo a ricordare i numerosi punti deboli che abbiamo scoperto nel sistema attuale:
• le liste dei candidati non sono redatte democraticamente dai cittadini, ma dai partiti, associazioni private di una minoranza di cittadini che non sono organizzate in modo democratico al loro interno, quindi sono i personaggi più in vista dei partiti, se non addirittura i presidenti, a compilare le liste dei candidati, stabilendo così chi potrà essere eletto; i cittadini sono di fatto obbligati a votare chi è stato precedentemente approvato dalla nuova classe dominante. Il resto della popolazione ha il diritto di formare nuovi partiti, ma in pratica la cosa richiede anni per organizzarsi e per superare tutte le difficoltà che il sistema attuale impone, come ad esempio procurarsi i finanziamenti necessari per la propaganda e partecipare con successo alle elezioni, dove spesso esistono delle soglie di sbarramento al di sotto delle quali non si ottiene nessun rappresentante. Ne segue che, per avere successo, il nuovo partito deve nascere già corrotto e pronto a tradire i suoi sostenitori; dopo anni di attesa aver formato un nuovo partito risulterebbe quasi sicuramente inutile. Il voto dunque non può dirsi libero
• su una popolazione di molti milioni di abitanti viene eletto un rappresentante su decine di migliaia di elettori i quali, non conoscendolo personalmente, sono costretti a sceglierlo in base alla pubblicità, al sostegno del suo partito, dei giornali e della televisione, cioè in base ai finanziamenti che si è procurato, estorcendoli o vendendosi. In altre parole con il sistema attuale i cittadini sono indotti ad eleggere il più corrotto ed il più disonesto e non chi rappresenta e tutela i loro interessi. Il sistema attuale allora non permette di scegliere dei veri rappresentanti
• i cittadini partecipano ufficialmente alla politica solo attraverso il voto alle elezioni, il resto del tempo ne sono completamente esclusi, non hanno modo di discutere o imporre delle modifiche ai programmi presentati dai loro rappresentanti. Con un unico voto devono esprimere la propria opinione sulla gestione dello Stato nelle sue varie forme: politica estera, sicurezza, sanità, ambiente, lavoro, ecc.. Avendo a disposizione solo un singolo voto da esprimere ogni quattro o cinque anni, essi possono solo scegliere fra i programmi formulati dai signori della politica e puntualmente dagli stessi disattesi una volta eletti. La popolazione quindi viene gestita dall’alto, non si tratta di una forma di autogoverno
• il sistema attuale, nato con le migliori intenzioni in un’epoca lontana, senza le attuali conoscenze della psicologia e della natura umana, non tiene conto dell’incapacità del singolo cittadino di sviluppare da solo una cultura democratica adeguata, né della naturale tendenza a seguire istintivamente un capo o delle tradizioni, senza criteri razionali. La premessa di fondo su cui invece si è basato il sistema parlamentare è che la gente comune votasse naturalmente nel proprio interesse eleggendo responsabilmente i propri rappresentanti. L’esperienza odierna ci mostra come, contrariamente alle aspettative, la gente comune non è in grado di eleggere i propri rappresentanti e senza saperlo vota regolarmente contro i propri interessi
• nel modello politico vigente si mantiene la grossolana quanto antica ripartizione fra sudditi ed aristocratici: il volgo ignorante era politicamente uniforme, privo di potere decisionale e veniva governato dagli aristocratici, a cui ci si doveva rivolgere per avere favori e protezione. Ancora oggi il popolo, con un voto di fatto inespressivo, sceglie il suo protettore della classe dominante, ma non partecipa al dibattito politico. In questo modo si priva la gente anche della possibilità di sviluppare con la pratica le capacità e la cultura adeguate per partecipare alla gestione della politica
• nei sistemi parlamentari i cittadini sono considerati giustamente uguali fra loro nei diritti, ma non si tiene conto che essi sono diversi nelle capacità, nelle esperienze, nella cultura, nelle esigenze. Non si considera l’importanza della specializzazione nella società umana e nella gestione politica in particolare, il sistema è concepito come se tutti fossero ugualmente esperti su tutto, quando invece è evidente che non lo sono e non potranno mai esserlo; lo stesso principio viene inoltre applicato anche ai parlamentari. Il risultato è che spesso si chiede di esprimere un giudizio, di prendere una decisione attraverso il voto, a chi non è competente per farlo. Si generano allora gruppi allo sbando bisognosi di essere guidati dal manipolatore di turno, che con il loro numero coprono la voce di chi effettivamente aveva le competenze giuste
• se la gestione dei programmi politici, in teoria, dovrebbe essere esercitata indirettamente dai cittadini attraverso i parlamentari, l’amministrazione dello Stato, cioè l’applicazione pratica della politica, è ancora più distante dalla popolazione; i ministri infatti non sono eletti direttamente ed essi devono rendere conto del loro operato solo ai parlamentari e quindi alle lobby che hanno appoggiato la loro nomina. Il cittadino dunque, nel momento in cui i parlamentari non sono rappresentativi, non ha strumenti per esercitare un controllo sulla politica reale.

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2 Commenti per “5.c.2 – Quali sono le falle della nave su cui navighiamo?”

  1. Angelica dal Vessillo Dorato ha detto:

    Per tappare le falle bisogna prima individuarle, ma purtroppo quasi tutti si sentono affondare senza sapere bene perché.

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