5.c.3 – Come mai non ce ne siamo accorti prima?

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26 Ottobre 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

3-accorti-ridCome mai non ce ne siamo accorti prima?

Quando, poco prima del 1800, vennero introdotti i primi sistemi parlamentari negli Stati Uniti ed in Francia, la popolazione avente diritto di voto era solo una piccola parte del totale: erano esclusi tutti gli schiavi, tutte le donne, tutti gli analfabeti, tutti i poveri ecc.. Si trattava dunque di applicazioni di principi democratici all’interno di un’esigua minoranza, non di vere e proprie democrazie. All’epoca si ritenne che solo chi avesse ricevuto una certa istruzione e possedesse un certo reddito potesse partecipare alla politica democratica; oggi sappiamo però che in genere anche i laureati benestanti non sono affatto in grado di farlo.
Considerando che il numero di parlamentari era circa lo stesso di quello attuale e con una popolazione votante così ridotta, all’epoca era possibile avere un parlamentare su circa 300 votanti, mentre oggi ne abbiamo uno su 50.000; i problemi attuali relativi alla rappresentatività erano pertanto ridotti al minimo. Inoltre la popolazione votante, appartenendo grosso modo allo stesso ceto sociale, era più uniforme di quella attuale sia per esigenze, sia per mentalità; era dunque assai più facile sentirsi rappresentati. Giustamente le ingiustizie sociali dell’epoca vennero attribuite alla disparità di accesso al voto, ma per il resto il sistema sembrava funzionare perfettamente; è naturale allora pensare che, in totale buona fede, i teorici della democrazia videro il suffragio universale come meta finale da raggiungere, unitamente alla costruzione di scuole pubbliche accessibili a tutti.
L’esperienza invece ci ha insegnato che al crescere della popolazione il sistema parlamentare non riesce a garantire la rappresentanza reale e quindi la democrazia, inoltre tende a corrompersi e degenerare progressivamente anche da un punto di vista amministrativo. In una democrazia indiretta, estendere il voto a tutta la popolazione ha un senso se tale voto consente di eleggere dei veri rappresentanti, in caso contrario è inutile, ma può illudere la cittadinanza ed anche molti politici di aver raggiunto la democrazia.
Da un punto di vista scolastico dobbiamo notare che una maggiore cultura non comporta necessariamente una maggiore cultura democratica; le scuole hanno inoltre il compito di preparare dei validi cittadini per il domani e non certo dei sovversivi, mostrando loro le pecche del sistema; tutti quanti, negli ultimi due secoli, siamo dunque stati educati a pensare al sistema attuale come funzionante e completo grazie al suffragio universale. Probabilmente era impossibile nel XIX secolo prevedere che l’estensione del diritto di voto a tutta la popolazione avrebbe innescato una spirale perversa, costituita da manipolatori, pubblicità e finanziamenti, tale da rendere il sistema inutilizzabile. All’epoca, per comunicare con il proprio elettorato fatto di poche centinaia di persone, in genere amici di amici, era sufficiente qualche comizio in piazza. Abili oratori senza scrupoli erano di certo avvantaggiati, ma era poca cosa rispetto a quelli attuali, né era necessario vendersi per ottenere i finanziamenti per la propaganda. Oggi davanti al moltiplicarsi di scandali e disservizi non si può più evitare di chiedersi:
• come mai dopo tanti anni, la gente è cosi insoddisfatta dei propri politici?
• come mai i cittadini non riescono a trovare politici all’altezza?
• come mai anche i politici più disprezzati, colpevoli di aver creato i maggiori problemi, riescono a conservare la loro carica per decenni?
• come mai la propaganda politica diviene sempre più costosa e assillante?
• come mai i cittadini si sentono sempre più impotenti e frustrati?
• come mai non si realizza un ricambio politico?
Dobbiamo quindi concludere che il suffragio universale, prima pietra miliare verso la vera democrazia, è rimasta una pietra isolata e paradossalmente è stata sfruttata fino ad oggi dai governanti delle democrazie apparenti per consolidare il proprio potere sul popolo.

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2 Commenti per “5.c.3 – Come mai non ce ne siamo accorti prima?”

  1. Leonardo il Grosso ha detto:

    L’immagine scelta è sicuramente molto evocativa, io per primo mi sento tanto pecora, tosata tutto l’anno, a cui si prospettano verdi pascoli in prossimità delle elezioni, per poi tornare nel proprio recinto fino alla prossima tosatura.

  2. Morias Enkomion ha detto:

    Non solo non vengono allevati dei sovversivi, e questo ci sta pure, ma il grande sonno e’ dato dal fatto che ovunque si legge che le democrazie occidentali rappresentano le migliori forma di governo! Siamo in una distopia.

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