5.c.4 – Uguaglianza a ogni costo?

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27 Ottobre 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

4-uguaglianza-ridUguaglianza a ogni costo?

Nel precedente paragrafo abbiamo visto come la nostra politica si muova verso una degenerazione sociale sempre più accelerata. Se l’obiettivo era, come tuttora è, quello di migliorare la qualità della vita dei cittadini attraverso una riduzione delle differenze sociali fra gli stessi, allora bisogna ripartire dall’analisi di tale obiettivo.
A tal fine bisogna innanzi tutto, come al solito, fare chiarezza terminologica: l’uguaglianza da perseguire è quella delle opportunità culturali ed economiche, non quella che è sinonimo di appiattimento forzato.
Gli uomini non sono tutti uguali e guai se lo fossero, perché il successo evolutivo dell’essere umano si basa proprio sulla grande varietà, dunque sulle differenze genetiche fra i vari individui; esistono uomini più eclettici e meno eclettici, più forti e meno forti, più sensibili e meno sensibili, e così via in un elenco infinito, ma nessuno è dotato di ogni virtù e se anche lo fosse, non potrebbe comunque fare a meno degli altri (soprattutto nel mondo attuale in cui si tende sempre a una maggiore specializzazione e non può più esistere un “dotto” in ogni materia).
Dobbiamo pertanto essere consapevoli e orgogliosi delle nostre diversità nella consapevolezza che si tratta della nostra arma vincente; dobbiamo dunque tendere a sfruttare al meglio le nostre differenze genetiche o culturali, non a reprimerle, perché ciò significherebbe andare contro la nostra natura. Nessuno infatti parlando di uguaglianza intende eliminare tali differenze poste dalla natura, ma quelle create dall’uomo e poi imposte dalla società, come le discriminazioni razziali, sessuali, religiose, ecc.. Cercare di eliminare le diversità naturali, quindi inevitabili, vuol dire cercare di appiattire gli uomini su uno stesso piano, significa andare contro natura, non significa contrastare le discriminazioni. Possiamo dunque distinguere fra disparità naturali ed artificiali e sono solo le seconde quelle da eliminare.
Una società efficiente deve allora capire ed esaltare le doti di ognuno, nonché fare in modo che il singolo abbia le giuste gratificazioni personali ed economiche rispetto al ruolo che svolge nell’interesse comune.
Una volta capito che gli uomini per loro natura non sono tutti uguali e che devono svolgere ruoli sempre più differenziati, che senso ha parlare di uguaglianza? La risposta sembrerebbe scontata, ma in realtà un’uguaglianza da perseguire e da difendere a ogni costo c’è e come, si tratta del vero obiettivo: le pari opportunità, le quali dipendono dalla società dove viviamo. Per esaltare le potenzialità delle nostre diversità è infatti necessario un ambiente che permetta equamente ad ognuno di poter esprimere le proprie qualità; ciò con grande soddisfazione del singolo, ma anche con inevitabile beneficio collettivo. Si tratta in fondo, di una componente della regola del vantaggio precedentemente esaminata, in base alla quale tutti i membri della società devono trarne un’utilità; è sotto questo aspetto che dovremmo essere veramente tutti uguali.
Le differenze da eliminare sono quindi quelle di tipo sociale ed è di tutta evidenza come esse siano sostenute dagli ormai noti problemi radice: ignoranza, disinformazione e frammentazione sociale.
Una volta capito che il suffragio universale non è l’obiettivo, ma il mezzo per realizzare una società basata sulle pari opportunità, non possiamo non concludere, dopo sessanta anni di sperimentazione, che tale strumento da solo non funziona. Applicare il suffragio universale senza un sistema di autogestione adeguato alle grandi masse è come addentrarsi in una giungla con un fucile caricato a salve, ma convinti di disporre di vere pallottole.

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Un Commento per “5.c.4 – Uguaglianza a ogni costo?”

  1. Morias Enkomion ha detto:

    Infatti e’ solo realizzandoci pienamente come singoli, ognuno in base alle proprie caratteristiche peculiari, che e’ possibile contribuire alla piena realizzazione non di una societa’ perfetta, ma sicuramente piu’ giusta, che sappia anche gestire in modo corretto la devianza, altro punto dolente della nostra (in)civilta’.

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