5.c.8 – Chi non vorrebbe un parente parlamentare?

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31 Ottobre 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

8-parente-ridChi non vorrebbe un parente parlamentare?

Un vecchio detto popolare recita che “ci vorrebbe un medico in ogni famiglia”. Vista la delicatezza del ruolo del medico, ognuno di noi vorrebbe sempre affidarsi a una persona della massima fiducia, cioè un parente o almeno un amico. Un discorso analogo vale per il proprio rappresentante politico e non è un caso che, quando una persona può vantare un parente o un amico in parlamento, un altro detto popolare dice che tale persona “ha un santo in paradiso”. Quest’ultimo detto la dice lunga su come vediamo l’attuale assetto sociale: il parlamento non rappresenta il centro del nostro sistema concentrico, è piuttosto il vertice di una piramide, una piramide così alta che il vertice si trova sopra le nuvole in una sorta di moderno Olimpo.
Chi riesce a partecipare a tale paradiso viene pertanto venerato come un santo protettore, ma in un sistema in cui i parlamentari sono alcune centinaia, mentre la popolazione è costituita da molte decine di milioni di persone, è matematico che solo pochi fortunati possano avere un parente o un amico in parlamento. In un simile contesto il problema non è trovare dei parlamentari illuminati che governino con imparzialità, semplicemente perché ciò è impossibile, l’obiettivo da raggiungere è quello di un nuovo sistema che permetta di affidarsi a una persona vicina, con cui confrontarsi e a cui rivolgersi per le proprie esigenze, a cui prestare il proprio supporto quando necessario e su cui esercitare il doveroso controllo, insomma un sistema che sia un’estensione del modello concentrico già descritto in un precedente capitolo.

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4 Commenti per “5.c.8 – Chi non vorrebbe un parente parlamentare?”

  1. Angelica dal Vessillo Dorato ha detto:

    Ma in questo modo non si ottiene un parlamento con centinaia di migliaia di membri?

    • Morias Enkomion ha detto:

      Secondo il sistema enunciato nei capitoli precedenti no, ma vorrei capire quali e quanti sarebbero gli adattamenti. Inoltre, se per ogni decisione che riguardi lo Stato si dovesse passare da tutti i gradi ‘inferiori’ ci vorrebbe un po’ di tempo per prendere delle decisioni. Dall’altro lato e’ anche vero che un corretto decentramento – non quello attuale – dell’attivita’ politica lascerebbe aperte poche decisioni di carattere generale, soprattutto legate alle relazioni internazionali. E qui casca… non l’asino ma il castello di carte… nel senso che cambiare uno stato non cambierebbe il sistema complessivo, e ci sarebbero sempre delle forti ingerenze volte a ripristinare le condizioni preesistenti, cioe’ quelli attuali, indubbiamente piu’ lucrative per le lobby e le multinazionali. Anche un colpo di stato ovviamente ‘voluto’ dalla gente perche’ ‘si stava meglio quando si stava peggio’.

      Non e’ fantapolitica…

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