5.c.17 – I compiti si suddividono fra i vari anelli?

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9 Novembre 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

17-compiti-ridI compiti si suddividono fra i vari anelli?

Se il primo anello esprime attraverso il disagio la percezione di un problema collettivo, il secondo ed il terzo hanno il compito di inquadrarlo nel modo migliore. In tal modo la volontà popolare, spesso incerta e confusa, diventa consapevole e determinata; riteniamo giusto che questo processo avvenga dentro il Villaggio, dove ciascuno conosce tutti gli altri e quindi ognuno contribuisce alla formazione di detta volontà collettiva.
Al quarto allora si deve compiere il passo successivo, cioè valutare e selezionare il problema ovvero stimare la sua priorità, nonché la possibilità di essere risolto internamente. La selezione del problema, come abbiamo visto non è un’operazione banale, è anzi di fondamentale importanza per non sprecare tempo ed energie; se è preferibile o addirittura necessario che la soluzione di un dato problema venga delegata a una struttura più grande, è bene farlo immediatamente per concentrarsi sui problemi alla nostra portata.
Il quinto anello dunque dovrà assumersi l’incombenza di studiare le prime soluzioni dei problemi individuando degli obiettivi precisi da raggiungere. Per svolgere tale compito si potranno naturalmente raccogliere le proposte di soluzione provenienti dagli anelli più esterni, in quanto è assai probabile che su migliaia di membri qualcuno abbia già avuto qualche buona idea.
Per fruire delle sinergie che si possono sfruttare in ambito nazionale è dunque importante già al quarto anello che il lavoro dei vari gruppi e dei relativi Villaggi sottostanti sia condiviso. La valutazione di quanto un problema sia sentito in un contesto più ampio del nostro è infatti fondamentale per scegliere i tempi e le alleanze con cui affrontarlo e quindi per assegnargli una giusta priorità.
La condivisione di tali lavori sarà semplicissima, basterà pubblicare in rete le sintesi di quanto elaborato dai vari gruppi, sintesi comunque già sviluppate ad uso interno che non comporteranno alcuno sforzo ulteriore, ma produrranno grande utilità reciproca.
Osserviamo infine che il confronto e l’affinità fra le priorità stabilite rappresenta anche un valido criterio guida per formare le coalizioni del quinto anello, dato che è quasi certo che esse siano formate da persone che inizialmente non si conoscono.
Al sesto anello ci aspettiamo che la definizione delle soluzioni, ovvero come raggiungere concretamente gli obiettivi stabiliti, dovrebbe essere portata a termine; agli eventuali anelli successivi non rimane che confrontare le diverse soluzioni, valutarle e selezionarle per poi passarle all’anello successivo. Qualunque sia il numero degli anelli, spetta agli ultimi due prendere le decisioni finali: secondo i casi si potranno votare le proposte al penultimo anello (più numeroso) e le votazioni saranno poi raccolte e convalidate dall’ultimo (che svolge funzioni di coordinamento), oppure l’anello centrale semplicemente riceverà delle indicazioni dal precedente e voterà direttamente le proposte migliori.
Vogliamo infine porre in evidenza l’utilità degli anelli successivi al sesto la cui opera selettiva permette di alleggerire il carico di lavoro degli ultimi due anelli ai quali giungeranno solo poche alternative fra cui scegliere, solo due o tre. Un altro fattore che permette di evitare un eccessivo carico di lavoro agli ultimi anelli è il fatto che i gruppi del settimo anello rappresentano già più di un milione di persone, quante ne contiene una provincia attuale o una città di notevoli dimensioni, quindi dispongono da sole delle risorse umane, culturali ed economiche per poter affrontare localmente la maggior parte dei problemi.

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2 Commenti per “5.c.17 – I compiti si suddividono fra i vari anelli?”

  1. Petronilla la Sottile ha detto:

    Temo che questo modello, comunque apprezzabile, possa trovare problemi nell’applicazione pratica sul territorio a causa di una distribuzione della popolazione molto disomogenea, ci sono città molto densamente popolate che raggruppano più persone di intere regioni.

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    • Morias Enkomion ha detto:

      Sinceramente non mi sembri che la distribuzione sul territorio rappresenti un problema. I gruppi originari sono la base, che si possono trovare e organizzare ovunque, anche in zone a bassa densita’ di popolazione. Il vero problema nasce infatti in tali zone, in zone rurali, dove ancora la tecnologia non e’ arrivata. Ecco perche’ internet e’ fondamentale per l’affermazione della democrazia.

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