5.c.24 – Il concetto di verifica integra quello di elezione?

Letto 2841 volte.
17 Novembre 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

24-verifica-ridIl concetto di verifica integra quello di elezione?

Negli attuali sistemi politici, quando il popolo viene chiamato alle urne, si parla giustamente di competizione elettorale; ci sono più candidati per il medesimo posto e ognuno deve gareggiare per primeggiare sugli altri. Ecco allora che in un sistema basato sulla propaganda ci sarà un continuo rilancio agli effetti speciali: discorsi preparati da staff di esperti in comunicazione, in statistica e in psicologia, spot realizzati dai migliori registi, sceneggiatori, truccatori e musicisti, convention in enormi stadi con majorette, schermi giganti, esibizioni di star, fuochi di artificio, ecc., ma chi paga le centinaia di milioni di euro necessari? Abbiamo visto che i finanziatori non mancano, ma sono quei gruppi di potere economico che poi inevitabilmente richiederanno e otterranno dagli eletti ciò che serve a rafforzare la propria posizione dominante.
Con la struttura democratica abbiamo già risolto questo problema poiché si diventa Legislatori e Amministratori con un sistema concentrico di nomine che non prevede alcuna campagna elettorale, mentre con il sistema della Verifica popolare superiamo quella barriera protettiva che si forma con l’accumularsi degli anelli.
Si noti che c’è una grande differenza fra un’elezione e una conferma; in un’elezione bisogna competere contro altri pretendenti (in modo più o meno corretto), in una conferma si deve competere solo con sé stessi e l’unico modo per vincere è quello di realizzare i risultati che la popolazione si aspetta. In caso di destituzione ovviamente si affiderà l’incarico ad un’altra persona con il solito sistema. Mentre ora, per cercare di essere rieletto, un rappresentante deve sdebitarsi con chi lo ha sostenuto e comunque ciò non gli garantisce un rinnovo dell’incarico, con il nuovo sistema egli deve necessariamente tener conto delle esigenze della popolazione e questo gli garantirà di conservare il posto fino a fine mandato, nonché la possibilità di continuare a ricoprire ruoli politici negli anelli più esterni. Ne segue che nel caso si formino interessi contrastanti, prevarranno sempre quelli dei cittadini. Le elezioni tuttavia rimangono certo necessarie, ma nella nostra struttura sono molto più affidabili e, attraverso la Verifica, anche suscettibili di correzioni dirette e specifiche.

Sulla cresta dell'onda

PALCO D’ONORE
  
GIANFRANCO FUNARI

lampadina   COME REGISTRARSI?

iperindice  IPERINDICE

 

 

<  precedente                                        successivo >

ccl

4 Commenti per “5.c.24 – Il concetto di verifica integra quello di elezione?”

  1. Lucrezia dal Drago Alato ha detto:

    Concordo perfettamente che il voto destitutivo sia più efficace di quello elettivo e che, congiuntamente alla non rieleggibilità in un secondo mandato, possa eliminare molte distorsioni del sistema attuale.

  2. Morias Enkomion ha detto:

    Come la mettiamo con le politiche non direttamente valutate di interesse pubblico? Faccio un esempio: vietare sigarette e superalcolici. Ogni dottore non potra’ che confermare che fanno male, quindi dovrebbero sparire. Ma quale Legislatore se la sentirebbe di far passare una legge simile sapendo quale sarebbe il risultato? Il popolo lo manderebbe a casa.
    Ancora: sappiamo tutti che le macchine inquinano e che sono reponsabili, insieme ad alcol e droghe, di un numero di morti da guerra. Dovremmo, logicamente, dire addio alle macchine private per incentivare il trasporto pubblico. Politica giusta e logica. Ma il popolo insorgerebbe!
    E qui non e’ un problema di informazione, ma di come siamo fatti: come meno dell’1% si interessa del bene comune, meno dell’1% accetterebbe politiche suddette per il bene comune. Quindi il popolo non puo’ essere l’unico decisore, perche’ pure informato continuerebbe, come sempre avviene, a comportarsi in modo irrazionale. A meno di non modificarli geneticamente per renderli tutti piu’ intelligenti e razionali. Discorso logico, ma un po’ nazista. O no?

    • Guglielmo l'Eclettico ha detto:

      I problemi sono sempre quelli radice. Il consumo di sigarette e l’alta velocità sono comportamenti indotti da pesanti e decennali campagne di propaganda sia diretta che celata in un contesto politico compiacente se non addirittura diretto produttore. Nei casi di inversione di tendenza, vedi la recente legge che ha proibito di fumare nei ristoranti, la risposta dei fumatori è stata di diffuso e immediato rispetto della norma e certamente non per paura delle sanzioni. In una situazione di corretta e affidabile informazione, diffusa attraverso efficienti gruppi di aggregazione sociale e potendo concretizzare i propri desiderata attraverso una struttura democratica, pensi davvero che il popolo sia così autolesionista? E se lo fosse, chi siamo noi per imporre il nostro diverso pensiero? Concordo che oggi il popolo non è in grado di tutelare i propri interessi e quindi viene strumentalizzato attraverso il suffragio universale per farsi del male, ma la soluzione sta nel creare un vero sistema democratico che permetta al 99% di affidarsi secondo natura ad un capobranco con cui si condividono le attività quotidiane, non nel creare una razza definita superiore che poi non avrebbe nessuna probabilità di sopravvivenza in quanto contro natura (nel suo complesso) o nel privare il 99% di ogni potere decisionale perché non in grado di intendere e di volere.

  3. Ildebrando il Villico ha detto:

    La democrazia nasce proprio per evitare che il governo prenda delle decisioni impopolari ovvero che il popolo ritiene ingiuste, contro i suoi interessi. Ma cosa succede se il popolo si sbaglia e rifiuta delle leggi giuste che tutelano i suoi interessi? Succede quello che succedeva un tempo con la monarchia ed oggi con i partiti ovvero avremo un certo numero di leggi che vanno contro gli interessi della popolazione ma con due importanti differenze: la prima è che il numero di tali leggi sbagliate sarà presumibilmente minore, la seconda importantissima è che se il popolo si rende conto del suo errore si può correggere mentre con la monarchia o le democrazie apparenti si può solo subire. Lo scopo della democrazie dunque non è quello di fare leggi sempre giuste ed infallibili ma quello di non subire le ingiustizie degli altri. Dato che anche le altre forme di governo commettono ingiustizie (e presumibilmente in numero maggiore), il fatto che il popolo commetta degli errori non è un buon motivo per rinunciare alla democrazia. Quando diciamo che il popolo non può essere l’unico decisore ma ci deve essere un altro che conta di più, stiamo facendo appunto questo. Resta poi il problema: chi dovrebbe essere questo secondo decisore che tutela gli interessi del popolo meglio del popolo stesso?

RSS feed for comments on this post.

Scrivi un commento

Devi essere connesso per inviare un commento.

Il progetto Ofelon usa la licenza Creative Commons
Creative Commons License