5.c.27 – Come deve essere il flusso del denaro?

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20 Novembre 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

27-flusso-ridCome deve essere il flusso del denaro?

Quando si crea un’associazione è per raggiungere un comune obiettivo e trarne un comune vantaggio; accettiamo tranquillamente di contribuire economicamente alle spese che noi stessi abbiamo stabilito per la realizzazione degli obiettivi che noi stessi abbiamo scelto, non potrebbe essere altrimenti. Quando un’associazione decide di unirsi ad altre associazioni analoghe o complementari, lo fa per sfruttare un’economia di scala e tale unione verrà gestita mediante dei rappresentanti; alle singole associazioni risulterà normale di dover contribuire economicamente alla nuova struttura e ciò avverrà secondo le condivise necessità della stessa. Crescendo nel territorio l’associazione probabilmente si articolerà in strutture sempre più ampie che raggruppano quelle locali replicando sempre lo stesso modello. Ipotizzando un’associazione a tre livelli (locale, regionale e nazionale) e dovendo stabilire il flusso dei finanziamenti necessari per le varie esigenze, a nessuno verrebbe in mente di delegare il consiglio nazionale o regionale per valutare le necessità locali, determinare i finanziamenti necessari e riscuotere le somme occorrenti per poi riversarle ai vari enti locali che sosterranno le spese; non verrebbe in mente a nessuno semplicemente perché non ha senso: nessuno meglio dei locali conosce le esigenze degli stessi e le risorse a disposizione, perché delegare a un organo più distante? Quanta contorta burocrazia in più comunque servirebbe? E’ inoltre scontato che qualora l’associazione locale non fosse soddisfatta dei risultati raggiunti dall’unione regionale o nazionale, essa si dissocerebbe, essendo venuti meno i presupposti dell’unione.
Perché allora il sistema tributario nazionale funziona da sempre in questo modo? La risposta è semplice: il prelievo fiscale, fino a un tempo assai recente, era imposto dal monarca con il suo potere sovrano per mantenere la propria struttura (palazzi, cortigiani, servitori, armi, soldati, ecc.), non certo per finanziare servizi per il popolo. Quando vennero deposti i re, non si crearono mai delle vere democrazie, alla classe nobiliare si sostituì un’altra classe dominante che ereditò il comodissimo sistema tributario ancora oggi applicato. Quando si pensò di dividere i poteri legislativo, amministrativo e giudiziario per le ragioni che abbiamo precedentemente esaminato, se ne trascurò uno ancor più importante: il potere economico. E’ con il potere economico che si comanda, che si possono organizzare leggi e sentenze di comodo; è a chi detiene la cassa che bisogna rivolgersi con devozione per ottenere una qualche benevola elargizione, ancorché la cassa sia continuamente e lautamente rimpinguata da coloro stessi che si trovano a chiedere.
Si noti che il potere economico centralizzato ostacola anche ogni tentativo di ricambio politico che parta dagli enti più vicini alla popolazione e quindi teoricamente più fattibili. Quando con libere elezioni si eleggono nuovi rappresentanti locali, magari organizzati in una nuova lista civica, e si espugna un Municipio male amministrato dalle diramazioni dei partiti politici presenti a livello nazionale, regionale e provinciale, che cosa succede? Se i nuovi rappresentati si sottometteranno al sistema di vassallaggio, subiranno le medesime influenze della precedente amministrazione, la popolazione non vedrà alcun concreto beneficio rispetto a prima e perderà ogni speranza di poter cambiare qualcosa, rassegnandosi al proprio ruolo di sudditanza; se i nuovi rappresentati rimarranno fedeli ai principi per cui sono stati eletti, essi rimarranno invisi al potere centrale e dallo stesso penalizzati con scarse elargizioni di denaro da impiegare nelle opere locali; pertanto la popolazione locale, peraltro spesso ignara di questo sistema di gestione delle risorse finanziarie, non vedrà i risultati sperati, considererà i rappresentanti della lista civica ancor più inadeguati dei precedenti e tornerà al passato dal quale era fuggita.
Si può pertanto concludere che nessuna vera democrazia si può realmente concretizzare se il sistema non lascia il controllo delle risorse economiche laddove vengono prodotte; si noti peraltro che aggregazioni più ampie (rispetto a quelle delle comunità cittadine) sono convenienti a livello commerciale, produttivo, lavorativo, culturale, militare, ecc. e verranno create e finanziate con tutta la solidarietà possibile proprio perché liberamente scelte e di comune utilità.

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2 Commenti per “5.c.27 – Come deve essere il flusso del denaro?”

  1. Angelica dal Vessillo Dorato ha detto:

    Il sistema tributario non è solo invertito nel normale flusso, ma anche mantenuto volutamente intricato, in modo che non si abbia la giusta percezione di quanto si paga: imposte dirette, indirette e patrimoniali, imposte da autoliquidare, imposte comprese nel prezzo di beni e servizi, duplicazioni d’imposta, imposte straordinarie che poi rimangono per anni…

  2. Gilberto il Valligiano ha detto:

    La lista può essere molto più lunga con imposte ad aliquota fissa, progressive a scaglioni e forfettizzate, agevolazioni, esenzioni, esclusioni, maggiorazioni, imposte mascherate come il canone televisivo e le marche da bollo, tasse di iscrizione, accise sulla produzione…, ma forse è meglio non continuare a farsi del male.

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