5.c.9 – Chi deve costituire il primo anello?

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1 Novembre 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

9-primo-anello-ridChi deve costituire il primo anello?

Proviamo insieme a vedere se il nostro modello di democrazia concentrica sia applicabile ad una città o a un’intera nazione (ricordando che prima bisogna diffondere la necessaria cultura democratica attraverso l’esperienza dei villaggi moderni).
Se vogliamo creare una struttura veramente democratica, è ovvio che il primo anello debba essere costituito da tutti i cittadini maggiorenni, ovverosia dal popolo, che in una democrazia detiene la sovranità. La struttura concentrica è uno degli strumenti che esso utilizza per organizzarsi ed autogestirsi; in particolare tale strumento serve a prendere delle decisioni in modo collettivo e, seguendo la natura umana, questo avviene attraverso il dialogo fra conoscenti, parenti o amici; tutti infatti amiamo parlare e consigliarci con le persone più stimate e fidate. Da sempre i re hanno schiere di consiglieri ed esperti, perché mai proprio il piccolo cittadino sovrano dovrebbe farne a meno? Ecco che per dare un valido contributo alla gestione democratica si rende automaticamente necessario un lavoro di squadra. L’anello si deve suddividere allora in piccolissimi gruppi di amici ben affiatati, che di fatto esistono già, ma con il nuovo sistema assumono un ruolo fondamentale nella società che viene loro riconosciuto istituzionalmente. E se una persona non si vuole interessare di politica o dell’argomento del giorno? Si può astenere delegando automaticamente tutti gli altri oppure delegarne uno in particolare. Il problema non risiede nel fatto che alcuni decidano per altri, questo è ciò che già succede, la popolazione accetta questo principio e anzi, in alcuni casi arriva ad invocare la dittatura pur di avere qualcuno che decida al suo posto; dobbiamo ancora una volta ricordare la nostra natura: siamo animali sociali, selezionati per organizzarci in gruppo e affidarci a un capo, non c’è niente di più naturale che ci si affidi a un altro, il vero problema è chi scegliere e con quali criteri.
Sappiamo già che votare un estraneo seguendo la pubblicità televisiva o simili equivale a rinunciare alla democrazia ed è inoltre noto che abili oratori con pochi scrupoli riescono a manipolare le folle oscurando chi ha migliori ragioni, ma minore abilità. Possiamo aggiungere che è molto pericoloso giudicare un rappresentante in base al titolo di studio, ai successi professionali, al patrimonio posseduto, al reddito prodotto, alla fedina penale immacolata o mediante una combinazione di questi o di altri fattori, perché sarebbe molto ingannevole, tutto tempo sprecato. Ognuno di tali criteri sarebbe infatti in grado di selezionare i più capaci e i più affidabili solo in presenza di un contesto ambientale che garantisse realmente pari opportunità fra i cittadini, perché solo così le lauree individuerebbero i più studiosi, i successi premierebbero i più meritevoli, la ricchezza apparterrebbe ai più capaci, ecc.. In un contesto in cui invece tutto è falsato per mancanza di vera democrazia, in cui le lauree si possono comprare un tanto al kilo, in cui i successi professionali e imprenditoriali sono dovuti sempre più agli appoggi politici, in cui ricchezza fa rima con spregiudicatezza, in cui le fedine penali vengono mantenute intonse potendosi permettere i migliori avvocati, piuttosto che con indulti e amnistie mirate, tali criteri sarebbero inutili. Infine non esistono titoli di studio o successi professionali che garantiscano la qualità più importante di un rappresentante che è l’affidabilità. Il problema della scelta si risolve invece immediatamente all’interno di un piccolo gruppo: niente estranei, niente pubblicità, niente folle che possano farsi manipolare; la scelta forse è limitata, ma sicuramente molto più affidabile ed è questa la cosa più importante.
Il primo anello dunque si deve suddividere in piccoli gruppi principalmente per scegliere un rappresentante a cui elencare i propri disagi, parlarne o magari chiedere consiglio. La maggior parte della popolazione infatti, pur accusando disagi di diverso tipo, spesso non conosce la vera causa degli stessi e tantomeno i veri problemi da risolvere; non sapendo come agire, la gente aspira a trovare qualcuno che agisca per essa, ma oggi lo fa pescando fra dei perfetti sconosciuti che emergono grazie al supporto di campagne elettorali da centinaia di milioni di euro. Se vogliamo realizzare una vera democrazia, non dobbiamo indurre tutta la popolazione a occuparsi quotidianamente di politica, sarebbe contro natura e non funzionerebbe mai; bisogna piuttosto creare un sistema che permetta una vera rappresentatività, la quale si può ottenere facilmente in piccoli gruppi per conoscenza diretta.
Il primo passo per risolvere un problema è quello di avvertirne la presenza e sappiamo che questa si manifesta attraverso un disagio. Questo primo passo si realizza spontaneamente nel primo anello quando la gente comune parla dei propri problemi alle persone vicine ed in particolare a quelle a cui si vuole affidare.

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Un Commento per “5.c.9 – Chi deve costituire il primo anello?”

  1. Gilberto il Valligiano ha detto:

    Efficace l’immagine che rappresenta la popolazione con omini tutti diversi, ma tutti sullo stesso piano. Attenzione, è di fondamentale importanza capire che tutti sullo stesso piano è un concetto molto differente da tutti uguali. Ma quelli che dicono che siamo tutti uguali sono veramente convinti di ciò che dicono?

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