3.a.3 – L’educazione è importante nella vita?

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3 Giugno 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

educazioneL’educazione è importante nella vita?

Iniziamo ad esplorare il fiume della vita partendo dal nostro piccolo tratto di canale, cioè dalla nostra vita individuale; il primo modo per tutelarla che ci viene in mente è quello di avere cura della nostra salute, proteggendo il nostro corpo da malattie, incidenti e aggressioni. Vediamo quindi giustamente in chiave positiva le norme igieniche, le cure mediche, la guida sicura, le protezioni degli operai e ogni invito alla prudenza se ben motivato.
La medicina moderna ci mostra che oggi abbiamo nuove possibilità per difenderci dalle malattie: vaccini e antibiotici ci consentono risultati inverosimili fino a poco tempo fa, per non parlare dei progressi della chirurgia; i dispositivi e le misure di sicurezza delle automobili, nonché degli strumenti e delle procedure sul lavoro ci indicano che anche nel campo degli incidenti si possono fare grandi progressi. E’ però da notare come in entrambi i casi la salute venga tutelata dai progressi scientifici e tecnologici, ma con scarso contributo da parte nostra, cioè dai diretti interessati: oggi sappiamo che molte cardiopatie possono essere prevenute con una sana alimentazione e lo stesso vale per molte forme di tumore; i medici oggi sono in grado di fare trapianti cardiaci, vaccinazioni e cure antibiotiche, ma noi continuiamo a mangiare in modo squilibrato, bere superalcolici e fumare; analogamente gli ingegneri inventano le cinture di sicurezza, l’abs e gli airbag, ma noi continuiamo a correre come pazzi, magari senza cintura e forse pure un po’ brilli.
È più che evidente che le nuove risorse culturali sono per lo più applicate solo da persone specializzate, ma non sono entrate a far parte del patrimonio comune e la gente comune incredibilmente non collabora per proteggere la propria vita.
Come spiegare questo fenomeno? Forse ci può aiutare un fatto a tutti noto: i medici sono una categoria di grandi fumatori e sicuramente superano i limiti di velocità come tutti gli altri; essi sono magari bravi a salvare la vita degli altri, è il loro lavoro e sono stati addestrati per questo ma, come tutti gli altri, non hanno ricevuto un’adeguata educazione a tutelare la propria. Non si tratta di ignoranza e di mancanza di informazione, ma di una mancata educazione ai corretti comportamenti: possiamo pensare che un oncologo non conosca le conseguenze del fumo? Eppure fuma. Possiamo credere che un ortopedico non conosca le conseguenze dell’alta velocità? Eppure corre. Anche la gente comune sa bene che fumare fa male e che l’alta velocità è pericolosa, ma come sappiamo questo non basta; per una corretta percezione del pericolo, per gestire emozioni come la paura, la tendenza al conformismo, alla trasgressione o alla competizione (che ci portano a fumare e a imitare i velocisti della strada) è necessario l’intervento dell’inconscio, il quale deve avere dei modelli di comportamento alternativi che siano in grado di soddisfare non solo le esigenze della sicurezza, ma anche quelle psicologiche della mente umana. Tali esempi ci confermano ancora una volta come la parte consapevole della nostra mente, anche se dotata di una cultura specifica e professionale, sia subordinata ai desideri dell’inconscio e come questo, qualora non venga opportunamente educato sin da bambini, possa portare a comportamenti autolesionisti fino a provocare la propria morte.
Come si educa l’inconscio dei nostri figli? Come possiamo aiutarli a disegnare un’efficace mappa mentale? Un tempo vi erano favole come quella di Cappuccetto Rosso che ci mettevano in guardia, fin da piccolissimi, dai lupi e dai pericoli della foresta in genere; alle terribili storie di serpenti e di belve feroci si aggiungevano poi i racconti e i consigli di genitori e nonni, tanto che alcuni finivano per odiare lupi e serpenti senza che questi gli avessero mai fatto del male. Favole, mitologie e precetti religiosi hanno costituito per millenni un efficace mezzo per educare le persone a tenere i comportamenti corretti per tutelare la propria vita rispetto a un ambiente che rimaneva piuttosto costante, un ambiente in cui lupi e serpenti costituivano una minaccia concreta.
Nell’epoca della televisione i pericoli per la nostra vita sono cambiati, ma invece di essere ben individuati e opportunamente contrastati, intere generazioni sono cresciute affascinate dalla pubblicità di superalcolici, sigarette e auto sportive, nonché da eroi televisivi fumatori che sfrecciavano su auto costose destando l’ammirazione di donne bellissime.
Solo in tempi recenti ci si è resi conto di questo errore culturale, le pubblicità delle sigarette sono state bandite e quelle delle auto non esaltano più la velocità come una volta; ciò rappresenta un passo nella giusta direzione, ma molto tardivo, perché i modelli di comportamento sbagliati sono ormai profondamente radicati nella nostra cultura.
Nonostante i progressi fatti, siamo ancora molto indietro su questo punto: osservando il tempo dedicato dai telegiornali all’esecuzione di un condannato a morte in un Paese straniero rispetto a quello dedicato alle statistiche degli incidenti stradali sembra che morire sulla strada sia un fenomeno trascurabile, eppure dipende dalla nostra società, mentre l’esecuzione riguarda quella di un Paese straniero; i morti sul lavoro sembra poi che non esistano affatto, a meno che non si muoia in modo spettacolare, esplodendo insieme alla propria fabbrica o qualcosa di simile; che idea ci facciamo dei pericoli che ci circondano guardando i telegiornali attuali? Quanti morti ci sono stati a causa della criminalità? Forse 150, forse 200? Quanti per un incidente sul lavoro? Guardando la televisione si potrebbe pensare 4 o 5, salvo poi sentire fugacemente, in un servizio marginale, mille o più; e sulla strada? Anche seimila. Per quale motivo allora abbiamo più paura di essere rapinati piuttosto che di un incidente stradale? La risposta è sempre la stessa: una errata percezione del pericolo, un’educazione non adeguata per la propria incolumità.
Tutto questo ci mostra quanto l’educazione sia importante nella tutela e nella gestione dei nostri valori a cominciare dal valore della vita e di quanto sia importante aggiornarla ai tempi, ai nuovi pericoli. È opportuno che i genitori, che sono i primi, ma non gli unici educatori dei propri figli, propongano degli esempi più validi da imitare sia con il proprio comportamento, sia attraverso la scelta e il commento dei programmi televisivi, dei libri e dei giochi; ma chi educa i genitori? Non avendola ricevuta dai nonni, i genitori devono produrre in prima persona la nuova cultura tenendo ben presente il valore di riferimento, la vita dei figli e la propria.

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9 Commenti per “3.a.3 – L’educazione è importante nella vita?”

  1. Gismondo il Malagrotta ha detto:

    Le favole non sono più adeguate? Si possono creare nuove favole (o aggiornare o presentare diversamente, per esempio con un film a disegni animati, quelle tradizionali). Le religioni e i loro precetti non sono più adeguati? Si possono scoprire nuove religioni o nuove confessioni, ma la loro naturale rigidità rende difficile un’adattamento sufficientemente veloce. L’importante è che non scompaiano i tradizionali veicoli culturali, perché altrimenti rimarrebbero solo gli spot pubblicitari che educano a bere aranciate con le arance solo sull’etichetta e a pulirsi i denti con delle indispensabili gomme da masticare, non potendo fruire per qualche ora dello spazzolino (a meno di non dotarsi dell’utilissimo spazzolino smontabile e tascabile da utilizzare magari durante un tragitto in autobus).

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    • Carlotta da Camerino ha detto:

      Non si chiamano nuove favole o nuove religioni, ma spot pubblicitari e consumismo 🙁

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  2. Alafrida dal Lago ha detto:

    L’esempio del medico che fuma è molto calzante per dimostrare la differenza fra cultura professionale e cultura di base, intesa questa come addestramento alla tutela dei valori e in particolare della vita.

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  3. Morias Enkomion ha detto:

    Perche’ certe notizie non sono date dai TG? Perche’ le multinazionali del tabacco si irriterebbero e non darebbero piu’ soldi… perche’ le case automobilistiche, se fossero diffusi i dati sui morti e soprattutto sugli incidenti invalidanti potrebbero vendere di meno… pero’ si parla di quattro morti per l’influenza A, che almeno fa aumentare le vendite di prodotti che servono a curare un virus dal quale si puo’ guarire con una settimana di letto: l’ho letto dal mio medico curante, ma i TG non vanno dai medici!

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  4. Morias Enkomion ha detto:

    E non si e’ parlato dell’acool, piaga sociale fra i giovani. Si parla delle stragi del sabato sera solo in tempo di elezioni, poi non ci sono piu’ morti. Forse la causa dei morti sono le elezioni?

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    • Gerulfo delle Milizie ha detto:

      Questo è poco, ma è sicuro: dalle elezioni dipendono la malasanità, la malagiustizia, la malavita, la malamorte…

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  5. Henry Solverson ha detto:

    Lonny Crutchley

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  6. gloucesterelectrician.com

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  7. Bruno Briglia ha detto:

    Chere Parkins

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