3.a.7 – Come si trasmettono i valori?

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7 Giugno 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

valoriCome si trasmettono i valori?

Iniziamo ad esplorare il tratto successivo del nostro canale, quello che rappresenta la vita dei nostri figli; i nostri discendenti, sia genetici che culturali, sono tutto quello che rimarrà di noi quando non ci saremo più, senza di essi la nostra vita individuale ci appare come qualcosa di effimero, come un valore che siamo destinati a perdere e quindi può sembrare inutile darsi tanto da fare per tutelarlo, sarebbe in effetti una guerra senza speranza; chi sostiene dunque che i figli danno un senso alla nostra vita ha pienamente ragione e questo si può, almeno in parte, estendere alla discendenza culturale, costituita da tutti coloro che nella vita hanno imparato qualcosa da noi.
Quello che viene comunemente detto nucleo familiare è una semplice aggregazione sociale umana formata da una coppia di genitori con i loro bambini e la sua funzione principale è indubbiamente far crescere la prole; tale attività appare particolarmente impegnativa per gli esseri umani: per rendere autonomi i figli nei Paesi occidentali sono necessari circa 25 anni, impiegando tante e tali risorse economiche da dover limitare le nascite a due o tre in tutta la vita. Sappiamo che non è sempre stato così; come ancora oggi accade in altre parti del mondo, fino a pochi decenni fa anche in occidente erano comuni famiglie con sei figli che a venti anni erano considerati ormai maturi e spesso già indipendenti; rispetto ai nostri parenti più prossimi, le scimmie, venti anni sono comunque tantissimi per svezzare la prole e, considerando anche le energie impiegate, dobbiamo dar ragione a chi sostiene che i figli sono anche lo scopo della nostra vita.
Dobbiamo riconoscere che i bambini, così come il nucleo familiare, sono valori sempre attuali e nel mondo moderno sembrerebbero essere ancora più preziosi, visto il tempo dedicato a ciascun figlio, tuttavia si dice che la famiglia è in crisi e che non ci sono più valori in generale, come è possibile? Il mondo attuale dei Paesi industrializzati è molto diverso da quello dei nostri antenati ed anche rispetto a quello dei nostri nonni, e i vecchi metodi per prendersi cura dei figli non funzionano più: oggi per tirare avanti la famiglia servono due stipendi, spesso entrambi i genitori devono lavorare fuori casa, i bambini vengono affidati ai nonni quando possibile, ma spesso è necessario ricorrere agli asili nido, poi alla scuola a tempo pieno, ai campi estivi e a strutture comunque esterne; infine a casa ci sono sempre la televisione e i giochi elettronici.
A dispetto delle energie e dei soldi spesi, abbiamo sempre meno tempo da dedicare ai figli quando sono piccoli e quando sono più grandi è ormai troppo tardi. La centralità dei genitori come riferimento educativo è massima nei primi anni per poi essere integrata nel tempo da altre figure: prima i nonni, poi gli insegnanti, gli amici e la società; è dunque quando i bambini sono piccoli che l’assenza o la cattiva condotta dei genitori è più grave. Nei primi due anni le capacità di apprendimento sono simili a quelle degli altri cuccioli di mammiferi, si basano sull’esperienza diretta, sul gioco, sull’imitazione; le prime cose che apprendiamo non ci vengono spiegate, non saremmo in grado di capirle, ci vengono semplicemente mostrate attraverso delle esperienze guidate e supervisionate dagli adulti; in questo modo impariamo a camminare, a parlare, a distinguere i gesti affettuosi da quelli ostili e impariamo anche a riconoscere i primi valori.
Oggi nessuno nega l’importanza della famiglia, tutti la riconoscono come un valore e tuttavia, ricordando i tempi in cui tornava il papà dal lavoro e si mangiava rigorosamente tutti assieme, tale valore era più presente nella nostra vita; questo perché è attraverso questi comportamenti e ad altri simili che da piccoli abbiamo imparato a riconoscerlo come un valore, sono queste abitudini che ce lo ricordano e ce lo fanno sentire vicino, protetto e curato. Consumare i pasti uniti è un’usanza infatti diffusa in tutte le culture e invitare gli amici a mangiare con noi ha pertanto un grande valore simbolico, significa che li consideriamo come familiari; ecco che con lo stesso rituale abbiamo introdotto anche il valore dell’amicizia, un valore importantissimo per un animale sociale.
I valori vengono dunque conosciuti e mantenuti vivi attraverso dei comportamenti che da sempre vi sono associati; tali comportamenti nel mondo moderno non sono più praticati o lo sono molto meno e sono queste abitudini, questi modi di fare che stanno scomparendo, non ancora i valori, ma la scomparsa dei valori sarà inevitabilmente il prossimo passo se non corriamo ai ripari. Bisogna quindi sostituire le vecchie usanze non più praticabili con altre compatibili con la vita moderna, perché i valori sono qualcosa che va praticato, inserito nelle nostre abitudini quotidiane, non solo ricordato.

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4 Commenti per “3.a.7 – Come si trasmettono i valori?”

  1. Alafrida dal Lago ha detto:

    Questa è una grande verità, i valori vanno praticati per essere mantenuti in vita. Ciò non significa che non possano essere praticati con modalità diverse rispetto al passato, ma comunque bisogna tener presente che niente si mantiene senza la necessaria cura quotidiana, senza le necessarie ritualità, senza quei piccoli comportamenti che nell’insieme concretizzano il valore a cui si tiene.

  2. Gerulfo delle Milizie ha detto:

    L’immagine del post ci ricorda che per trasmettere i valori bisogna anche dare l’esempio, altrimenti si perde ogni credibilità.

  3. Morias Enkomion ha detto:

    Cosa si puo’ trasmettere lavorando 8-10 ore al giorno e passando il tempo libero fra TV e partita a calcetto? Molti mettono al mondo i figli per dovere sociale, ma non hanno idea della responsabilita’ che hanno. Alla fine riproducono se’ stessi: degli zombie che passano il tempo a non pensare.

    • Leonardo il Grosso ha detto:

      In un mondo che cambia velocemente già all’interno di una generazione, gli anziani perdono sempre più il loro ruolo di riferimento, i giovani non possono non cercare un modello negli adulti e allora la responsabilità per interrompere il circolo vizioso di zombizzazione spetta ai quarantenni che devono fare un grosso sforzo per uscire dagli schemi ed autoformarsi reciprocamente.

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