3.a.10 – La patria è un valore?

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10 Giugno 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

patriaLa patria è un valore?

Spesso al posto della parola comunità si usano altri termini come società, collettività, nazione, patria, stato; ciò appare ragionevole in quanto, come abbiamo detto, molte delle antiche mansioni un tempo svolte dalle comunità tribali sono oggi svolte dalla società, identificabile con uno stato nazionale. La propria patria può dunque apparire come un’evoluzione ingigantita dell’antica tribù, tuttavia la storia ci insegna che le cose non sono andate così; le nazioni attuali sono principalmente l’evoluzione delle antiche società agricole basate sullo schiavismo, le quali non erano semplici estensioni delle antiche tribù, ma una combinazione di popolazioni dominate e dominanti. La nostra società nasce come aggregato di tribù diverse e nemiche e non come sviluppo di un unico omogeneo villaggio; questo spiega alcuni singolari fenomeni come la suddivisione in classi sociali, le guerre per interessi privati o di una ristretta minoranza, lo scarso peso politico della maggioranza della popolazione anche nei sedicenti paesi democratici e le rivolte popolari; negli antichi imperi, come quello persiano o romano, questi erano fenomeni già presenti ed evidentemente dovuti all’esistenza di una popolazione dominante che deteneva il potere politico ed economico; le guerre venivano dunque combattute per i suoi interessi anche a danno della restante popolazione, una popolazione di dominati, quindi senza peso politico, a volte suddivisa in liberi e schiavi che, avendone l’opportunità, organizzava rivolte ed insurrezioni per riconquistare il potere.
In un antico villaggio le rivalità interne potevano portare alla scissione in due villaggi distinti e non avrebbe avuto senso una guerra fratricida per imporre la riunificazione; in uno stato occidentale invece ogni scissione viene vista come un atto di insubordinazione nei confronti del potere centrale che va represso con la violenza, esattamente come poteva accadere nei confronti di una provincia romana ribelle. L’analogia di questi comportamenti non è certamente una coincidenza.
A questo punto è opportuno ricordare che le popolazioni umane dominanti tendono ad instaurare con le popolazioni dominate un rapporto del tipo uomo – bestiame; nella nostra società si è infatti ripetuto un fenomeno tipico dell’allevamento: le pecore, ad esempio, sono animali sociali i cui antenati vivevano in branchi dominati da un capo che ne costituiva la guida ed in qualche modo ne rappresentava l’unità e quindi l’identità; oggi il pastore si sostituisce al capo del branco, guida e se necessario protegge il gregge dai predatori e il branco lo segue come è nella sua natura. Questo di certo facilita molto il lavoro dei pastori, i quali ovviamente non esitano poi a macellare gli agnellini a Pasqua od anche tutto il branco se conveniente. Tale fenomeno risulta utile per ogni tipo di allevamento di animali sociali, compresi gli esseri umani stessi.
Seguendo il principio del rapporto uomo – bestiame i grandi imperi dell’antichità, come le monarchie successive, si sono sostituiti al ruolo del naturale villaggio tribale e noi, animali sociali, secondo la nostra natura abbiamo seguito e ci siamo affidati ad una società che non era la nostra, ma della popolazione dominante; l’imperatore o il re rappresenta l’unità e l’identità della nazione come ogni capo-branco o pastore che si rispetti; al villaggio e al suo territorio sono subentrati la nazione e la patria. In nome dei re, per i loro interessi o per quelli dell’aristocrazia che li sosteneva, sono stati accettati innumerevoli privilegi, discriminazioni, ingiustizie e guerre; come nell’allevamento la popolazione veniva alimentata e protetta per poi essere sfruttata con il lavoro o le tasse o fisicamente sacrificata in battaglia.
Queste nuove strutture politiche hanno portato anche notevoli vantaggi economici e politici; i grandi commerci, la grande industria e di conseguenza la moderna tecnologia probabilmente non si sarebbero sviluppati senza di esse e nemmeno le attuali libertà democratiche che sono una conseguenza dello sviluppo industriale. Non possiamo però nasconderci che alla base di tutto questo c’è un inganno: gli stati nazionali sorti in occidente dopo il medioevo sono l’evoluzione di un villaggio dominante e non del nostro; in essi i servi della gleba hanno infatti mantenuto sostanzialmente la condizione degli schiavi, animali allevati per soddisfare le esigenze dei dominanti, educati a servire la loro patria come se fosse la propria.
Una serie di tentativi per cambiare questo stato di cose vennero fatti in Europa dalla rivoluzione francese in poi, cercando di togliere il potere alla classe dei nobili a beneficio del popolo. Questi tentativi furono però di fatto guidati da una particolare classe emergente, la borghesia, che aveva particolari esigenze di cambiamento ed innovazione e che divenne infine la nuova classe dominante.
Questo cambio di regime, con l’introduzione dei diritti democratici, portò dei vantaggi anche alla popolazione dominata, sia di tipo economico che sociale come la libertà individuale, di associazione, di impresa e le protezioni legali per l’individuo nei confronti dello stato; questi sono vantaggi indiscutibili per la popolazione dominata, ma la struttura della società rimase simile alla precedente e con essa anche la mentalità e la condizione della popolazione dominata, assolutamente non in grado di autogestirsi dopo secoli di servitù; in questo modo venne favorita la formazione di nuove classi dominanti.
Nelle antiche monarchie il potere politico ed economico veniva mantenuto sia con un’adeguata propaganda ingannevole, basata su falsi valori quali l’unità nazionale (unità dei territori del monarca), la patria (terra dei padri ora posseduta da altri), false legittimazioni (il monarca governa per volontà di Dio, per diritto divino), false informazioni (la povera gente è destinata a rimanere tale, è sempre stato così, è una razza inferiore che non potrà mai competere per cultura e valore con i nobili), sia con la forza attraverso gli eserciti, le forze di polizia, la segregazione arbitraria, la tortura e la pena di morte.
Nelle moderne nazioni di tipo occidentale, grazie ai diritti democratici sopra citati, è stato ridotto od abbandonato l’uso della forza, ma ciò ha spinto la classe dominante ad incrementare l’uso dell’inganno per il mantenimento del potere. Questa attività è stata agevolata dallo sviluppo di nuovi strumenti come i giornali, la televisione e gli studi di alta psicologia sulla persuasione.
Una conferma che rispetto al passato poco è cambiato nella sostanza ci viene data dalla propaganda di stato a scopo bellico: un tempo se l’aristocrazia aveva mire espansionistiche verso una regione confinante si diffondevano affermazioni del tipo: “Sono una minaccia, dobbiamo attaccare per primi.”; “Dobbiamo portare la civiltà su territori selvaggi” oppure ” Si deve portare la vera fede fra i pagani”; oggi spesso su tutti i mass media si sente dire: “Sono una minaccia è opportuna una guerra preventiva” (le prove di tale minacce risultano poi alla storia false oppure le minacce erano dovute a provocazioni); ” Dobbiamo portare la nostra economia superiore in quelle povere regioni” (nelle quali sotto il dominio occidentale la povertà continua a crescere); “Dobbiamo portare la democrazia in questi paesi arretrati civilmente” ( dopo che la dittatura in quel paese è stata da noi sostenuta e finanziata per decenni).
Se gli attuali governi occidentali raggirano in modo così scandaloso, oltre che sfacciato, il proprio popolo è evidente che non possono essere governi democratici, cioè governi che rispettano il popolo e la sua volontà ed è altrettanto palese che il popolo è ancora guidato e sacrificato come bestiame. Ne segue che il processo di democratizzazione iniziato dai rivoluzionari del settecento non è concluso e che il loro compito deve essere ripreso dalle generazioni attuali; grazie all’impegno di questi eroi del passato, oggi rispetto ad allora abbiamo il grande vantaggio di non dover ricorrere alla violenza, con tutti i rischi che ciò comporterebbe, poiché la classe dominante governa principalmente con l’inganno e quindi il campo di battaglia si è spostato dalle barricate nelle piazze ai blog di controinformazione su internet.
Come sappiamo l’evoluzione può essere positiva o negativa, ma non torna mai indietro e dunque per tutelare la nostra vita e il nostro benessere dobbiamo andare avanti: non possiamo più rinunciare all’economia industriale e alla collaborazione di milioni di persone dell’attuale società; i piccoli villaggi non possono più svolgere il ruolo politico di un tempo e quindi oggi noi abbiamo bisogno di una vera patria nazionale.
Ora noi sappiamo che la patria e la nazione sono stati sempre dei valori fittizi, forme gravissime di inquinamento psicologico che hanno costituito un danno per la vita individuale, per la vita della famiglia e per la vita di tutta la popolazione; tale situazione perdurerà fino a quando non riusciremo a creare delle nazioni veramente democratiche che mettano in primo piano la tutela e gli interessi dei propri cittadini. La patria non è mai stata e attualmente ancora non è un autentico valore, ma deve essere considerata come un importante valore per il futuro, un obiettivo da realizzare senza ulteriori indugi.

Sulla cresta dell'onda

APPROFONDIMENTI
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    GIUSEPPE MAZZINI   stella2stella2stella2

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6 Commenti per “3.a.10 – La patria è un valore?”

  1. Angelica dal Vessillo Dorato ha detto:

    La slide collegata a questo post è semplicemente strepitosa! Diamo tutti una mano a divulgarla, a diffonderla, a commentarla, a discuterla, insomma facciamo qualcosa!

  2. Morias Enkomion ha detto:

    Ben detto! Il problema, quindi, e’ globale. Esiste una casta di pochi che controlla i molti, e la metafora del gregge ben si adatta; abbiamo il pastore, cioe’ la casta; abbiamo i cani, cioe’ i corpi di polizia e l’esercito; abbiamo poi tutti noi, il gregge. Ovviamente il pastore vuole nutrire il gregge, ma lo considera sua proprieta’ e quindi, se per la sua convenienza, dovra’ sacrificarlo, lo fara’.

    Solo una cosa mi lascia perplesso del ragionamento, cioe’ la necessita’ di una patria come valore. La nostra patria e’ il pianeta Terra. La nostra razza sono gli esseri umani. Il villaggio, se rappresentava una necessita’ quando la comunicazione non era come quella di oggi, ha perso ormai la sua funzione. Se e’ vero che gli amici veri sono quelli dell’infanzia, e’ anche vero che grazie ad internet e’ possibile essere amici con chiunque abbiamo un’affinita’, indipendentemente dalla distanza. La tecnologia ci puo’ permettere di essere liberi e realizzare la bella utopia del villaggio globale.

    • Gismondo il Malagrotta ha detto:

      Non è un problema di comunicazione, ma di gestione. Benissimo poter contattare persone agli antipodi in tempo reale, con una videoconferenza o con una chat, ma comunque il numero di persone con cui interagire proficuamente non può superare il centinaio di persone, il numero del villaggio tribale. Questo non significa ricreare villaggi tribali, non possiamo permettercelo, ma saper sfruttare (anche con le moderne tecnologie e le nuove possibilità) le nostre capacità consapevoli dei nostri limiti. Credo che questo post voglia evidenziare il valore della comunità, quella vera, quella che ci deve confortare, quella in cui dobbiamo avere un ruolo, quella che ci manca così tanto…

      • Morias Enkomion ha detto:

        Sono d’accordo su tutto, ma non dimentichiamoci che quelli della comunita’, del villaggio, sono gli stessi valori sui quali si basa la Lega. Un valore diventa positivo quanto usato per finalita’ ‘morali’, se mi consentite il termine, altrimenti diventa un disvalore che non porta a niente, anzi ci fa ritornare sempre di piu’ all’oscurantismo, dove il vicino di paese veniva visto come una minaccia per i raccolti e le donne.

        Credo sia opportuno fare presenti tali problematiche.

        • Guglielmo l'Eclettico ha detto:

          Più che opportuno è necessario, bisogna saper conoscere la propria natura e saper leggere gli insegnamenti del passato per andare avanti, ma chi deve curare i propri interessi fa massiccio uso di demagogia e incredibilmente riesce a riciclare lo slogan “Roma ladrona” pur facendo parte del governo in carica!

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