3.b.10 – E’ vero che l’unione fa la forza?

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23 Giugno 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

È vero che l’unione fa la forza?

Tra le esigenze fondamentali dell’uomo vi è quella di socializzare, di formare un gruppo, per il nostro benessere sia materiale che psicologico; ne segue che fra le libertà più importanti vi è quella di associazione, intesa anche come la possibilità di formare dei sottogruppi all’interno della società. Si tratta di una libertà molto temuta dalle autorità politiche, poiché associandosi la popolazione dominata si può organizzare e pianificare una ribellione; non a caso un antico detto dice “dividi e governa”, si tratta di un principio ben noto ed applicato in tutte le epoche; come ultima conferma ricordiamo che un tempo era proibito formare o aderire a dei sindacati di lavoratori oppure a determinati partiti politici.
A questo punto è opportuno far presente una caratteristica della libera associazione: essa nasce per soddisfare delle esigenze dei suoi membri, quindi questi si aspettano dei vantaggi da essa; il gruppo è una strategia per vivere meglio, se viene meno questo interesse è opportuno scioglierlo. Una logica conseguenza di questo principio è che tutti devono ricevere dei vantaggi dall’adesione al gruppo; se qualcuno appartiene a una comunità, ma viene danneggiato da essa senza trarne alcun beneficio, non dovrà più essere chiamato membro della comunità, ma vittima della stessa. Ciascuno dunque deve avere il diritto di formare o scegliere l’associazione che più gli fa comodo ed è molto importante che abbia la possibilità di andarsene se non conviene più rimanere; affinché il gruppo non diventi una prigione e si evitino soprusi al suo interno è necessario dunque includere nella libertà di associazione anche quella di dissociazione.
L’associazione sfrutta il principio che l’unione fa la forza, grazie al quale apre nuove possibilità di azione e quindi di libertà: in particolare vanno ricordate le imprese commerciali, le associazioni per la tutela dei lavoratori e quelle dei consumatori, le quali consentono di produrre benessere e di tutelarlo, producendo posti di lavoro, rendendo il lavoro più vivibile e proteggendo le famiglie e i loro risparmi da prodotti e servizi truffaldini.
Le attività fondamentali come mangiare, bere, proteggersi dalle intemperie e dalle malattie sono svolte non in modo individuale, ma grazie alla collaborazione di un grande numero di persone e lo stesso si può dunque dire della tutela di alcuni valori fondamentali come la famiglia e il lavoro; l’associazione allora è un valore certamente legato a quello della vita ma, consentendo attività altrimenti impossibili e facilitandone tante altre, è strettamente legata anche al valore della libertà; inoltre è il caso di ricordare che la difesa dei propri diritti e quindi delle proprie libertà, essendo anch’essa un’attività spesso svolta in modo collettivo, richiede un certo grado di associazione.

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3 Commenti per “3.b.10 – E’ vero che l’unione fa la forza?”

  1. Carlotta da Camerino ha detto:

    Purtroppo i concetti espressi qui non fanno ancora parte del nostro bagaglio culturale, siamo stati educati alle regole delle grandi nazioni, con milioni di abitanti che vengono cresciuti ed educati nell’illusione di un’unità che non c’è mai stata e soprattutto a riconoscere il principio della maggioranza come l’unico percorribile. Il sistema normativo naturalmente rispecchia perfettamente tale assetto e guai a metterlo in discussione!

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  2. Leonardo il Grosso ha detto:

    Spesso è invece vero che l’unione è forzata. Ci sono molti esempi di popolazioni che vorrebbero essere indipendenti dagli Stati a cui appartengono, ma tale libertà non viene loro concessa. Spesso si viene tacciati di separatismo, di insurrezionalismo, di ribellione, ecc., ma in fondo il principio è sempre che non bisogna alzare la testa, bisogna nascere in un sistema e adeguarsi ad esso, anzi bisogna che ci adeguiamo tutti insieme, tutti uniti forzatamente.

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  3. Morias Enkomion ha detto:

    Come al solito esistono i bei principi, ma esiste anche la realta’. Esisterebbe il Principio della libera autodeterminazione dei popoli, inserito nella Carta dell’ONU, ma chi dovrebbe farlo rispettare? Gli Stati oppressori? Se un cartello di multinazionali controlla una Stato, lo stesso e’ formalmente autonomo ma in realta’ si tratta di colonialismo economico, ancora piu’ deleterio di quello politico.

    O per venire nella ‘civile’ Europa vogliamo parlare dei Paesi Baschi? E se ci spostiamo appena ad Est magari della Cecenia?

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