3.c.2 – E’ importante fare le proprie esperienze?

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1 Luglio 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

È importante fare le proprie esperienze?

Vi sono cose che per loro natura vanno apprese per esperienza diretta, come camminare, gestire le proprie amicizie, ecc., altre invece si apprendono con l’insegnamento delle esperienze altrui, come la matematica, la storia, la geografia ecc.. In realtà la distinzione non è così netta, vi è quasi sempre una componente di esperienza diretta e una culturale; ad esempio la matematica è basata molto sull’insegnamento, ma per essere ben compresa sono necessarie lunghe ore di esercizi, è dunque indispensabile fare anche esperienza diretta.
Dire che tutti, soprattutto i giovani, debbano fare le proprie esperienze, è cosa del tutto ovvia, ma bisogna fare molta attenzione alla reale portata della suddetta affermazione perché altrimenti la stessa può degenerare in un luogo comune con cui giustificare illogicamente ogni comportamento scorretto. Per esempio, l’esperienza altrui, riassunta in precisi dati scientifici, ci dimostra che fumare è nocivo e a volte letale: è logico allora ritenere normale che un adolescente fumi perché tanto “deve fare le sue esperienze”?
Sappiamo che la trasmissione culturale è una strategia di sopravvivenza della natura che permette di risparmiare molto tempo rispetto all’apprendimento per esperienza diretta, ma non tutte le esperienze si prestano alla trasmissione culturale. In alcuni casi è pertanto conveniente ripetere le esperienze ad ogni generazione, magari con una piccola integrazione culturale. I bambini devono esplorare direttamente il mondo che li circonda, ma seguiti, protetti e consigliati premurosamente dai genitori, sempre attenti che non si facciano male.
Non è sempre facile stabilire quanto sia bene seguire e controllare i ragazzi, rischiando di essere oppressivi, piuttosto che lasciarli liberi, esponendoli ad inutili rischi; istintivamente i genitori tendono a seguire la propria storia personale, spesso ritengono che sia giusto fare certe esperienze e seguire un certo percorso perché questo è quanto hanno fatto loro. Questo criterio di giudizio si basa su due presupposti:
• l’educazione ricevuta e l’esperienza fatta dai genitori è la migliore possibile o quantomeno di un buon livello;
• le esperienze dei genitori non presentano grandi rischi per i figli.
Si dimostra facilmente che tali presupposti non sono sempre veri: non tutti hanno avuto dei bravi genitori, alcuni sono stati trascurati altri troppo oppressivi, se dunque i figli seguiranno il loro esempio saranno anch’essi dei cattivi genitori; imparare a guidare il motorino richiede una notevole componente di esperienza diretta, ma al tempo dei nostri nonni, quando circolavano pochissime automobili, non presentava gli stessi rischi di oggi in una grande città oppressa dal traffico. Non ci si può dunque affidare solamente all’istinto, ma anche ad una valutazione razionale dei rischi nel mondo attuale.

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2 Commenti per “3.c.2 – E’ importante fare le proprie esperienze?”

  1. Nazarina da Fiastrone ha detto:

    Finalmente qualcuno che sfata il luogo comune “tanto devono fare le loro esperienze” con cui si giustificano delle idiozie gravi e aggravate dalla reiterazione nelle generazioni.

    • Morias Enkomion ha detto:

      Tutti dobbiamo fare le nostre esperienze, ma nel rispetto dei ruoli, cosa poco compresa. I figli imparano dal gioco ma anche dai no, invece i genitori ‘moderni’ fanno gli ultrapermissivi facendo finta di non vedere e di non sapere. Ma ovviamente e’ pure sbagliato l’eccesso nell’altro senso, con genitori iperprotettivi che sanno solo dire “attento!” incutendo nei figli timore della vita.

      Anche in questo caso, un motto latino e’ sempre valido: “in medio stat virtus”.

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