3.c.6 – Come riconoscere le cattive falsità?

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5 Luglio 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

Come riconoscere le cattive falsità?

Il fatto che la nostra conoscenza si basi di norma su false credenze non ci deve indurre a sottovalutare i pericoli delle falsità negative, cioè quelle basate su concetti del tutto errati ed ingannevoli, perché in tali casi seguire la falsa pista comporterà sempre un danno. Per esempio, se oggi ci ostinassimo a credere nelle antiche superstizioni secondo le quali le malattie dipendono dall’influenza degli astri o dalle colpe di cui il singolo individuo si è macchiato, sicuramente impediremmo di salvare molte migliaia di vite all’anno; allo stesso modo, continuare a credere che il popolo debba essere governato da un’aristocrazia di nobili significa favorire una lunga serie di ingiustizie sociali.
Quando il nostro sistema di credenze perde la sua efficacia, si passa da una conoscenza funzionale, benché approssimata, ad una pericolosa superstizione, ad un inquinamento psicologico i cui effetti sono sempre negativi e a volte possono essere anche disastrosi. Come possiamo allora riconoscere le credenze dannose? Un esame accurato dei fatti, come quello previsto dal metodo scientifico, consente di individuare i limiti del nostro sapere: quando questo non rispecchia più l’evidenza oggettiva dei fatti significa che abbiamo sconfinato in un contesto nel quale non è più valido.
Come testimoniano secoli di credenze assurde, riconoscere l’evidenza dei fatti non è però sempre una cosa banale; tanto è vero che in ambito scientifico sono state create delle procedure rigorose per questo scopo: le osservazioni devono essere indipendenti dal soggetto che osserva e vanno ripetute da vari individui al fine di eliminare errori individuali; purtroppo, in certi casi, neppure questo è stato sufficiente e a distanza di molti anni si è dovuto ammettere l’errore; è il caso degli studi a sostegno della superiorità della razza bianca su quella nera, o dell’antica fisiognomica che affermava di poter dedurre le caratteristiche psicologiche di un individuo dai lineamenti del suo viso.
Mentre il metodo scientifico è fondato sulle osservazioni, il nostro sistema di credenze individuale, formatosi in buona parte per via culturale, è basato sulle informazioni. L’analogia fra la ricerca scientifica e quella personale è data dal fatto che le osservazioni possono essere viste come il mezzo per ottenere informazioni dalla natura: quanto più le osservazioni saranno rigorose ed accurate, tanto più le informazioni da esse ricavate saranno attendibili. Seguendo questa analogia anche noi dobbiamo valutare con molta cura le informazioni che riceviamo per poi costruire la nostra immagine del mondo.
Le informazioni sono i mattoni fondamentali della cultura; esse vengono interpretate, organizzate ed immagazzinate per essere usate in futuro. Non tutte le informazioni contribuiscono però alla formazione della cultura: se ci dicono che ore sono, otterremo certamente un’informazione, ma non arricchiremo il nostro patrimonio culturale; la cultura inoltre non è un semplice accumulo di informazioni, poiché queste vengono interpretate dalla nostra rielaborazione personale a sua volta influenzata dalla cultura già presente. Tuttavia la nostra visione del mondo e la nostra cultura in generale si basano sulle informazioni che la nostra mente riceve sia dall’esperienza diretta, sia dai nostri simili; se ne riceviamo di sbagliate è inevitabile che l’efficacia della nostra mappa mentale venga compromessa.
Valutare l’attendibilità delle informazioni è dunque una priorità fondamentale per tutelare il valore della conoscenza; ogni ragionamento si basa su delle ipotesi di partenza, se queste non sono vere o sono incomplete, le conclusioni a cui si giunge sono inaffidabili e a volte assurde; anche le nostre interpretazioni delle informazioni devono essere coerenti con l’evidenza oggettiva dei fatti della nostra vita quotidiana; davanti a delle conclusioni in contrasto con la realtà, come quella secondo la quale le donne non possono competere con gli uomini a scuola, dobbiamo avere il coraggio di fare autocritica e rivedere le nostre convinzioni.
Quando i fatti osservati sono inconciliabili con le nostre convinzioni, ci deve venire il dubbio di essere vittime di un inquinamento psicologico che può essere originato da un errore nelle informazioni o nella loro interpretazione e a volte in tutte e due.

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3 Commenti per “3.c.6 – Come riconoscere le cattive falsità?”

  1. Gilberto il Valligiano ha detto:

    Condivido l’importanza di sottolineare come le false credenze non sempre portano a dei corretti comportamenti, ma anzi a volte risultano letali. Allo stesso tempo però ritengo assai arduo che un individuo possa da solo riuscire a distinguere fra credenze positive e negative e anche se ci riuscisse, sarebbe comunque condizionato dal comportamento degli altri componenti della comunità.

    • Nazarina da Fiastrone ha detto:

      Il che ribadisce il valore di una conoscenza condivisa e collettiva. E’ sulla scuola che bisogna investire, riconsegnadole quel ruolo di riferimento rispettato che non ha più.

      • Angelica dal Vessillo Dorato ha detto:

        E chi glielo dice a quei genitori che sin dalla prima elementare crescono i figli come sfortunati incompresi che vengono continuamente perseguitati dalle manie dell’insegnante, poi del datore di lavoro, poi della suocera…

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