3.c.12 – La storia è una forma importante di conoscenza?

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11 Luglio 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

La storia è una forma importante di conoscenza?

La nostra conoscenza e le esperienze su cui si basa devono essere conservate per poter essere utilizzate; la memoria ha appunto questa funzione, in essa ritroviamo tutti gli avvenimenti importanti della nostra vita, cioè la nostra storia personale. Quello che siamo oggi dipende dal nostro passato e quindi anche la nostra capacità di affrontare il futuro dipende da esso.
Sappiamo bene che, grazie alla cultura, noi possiamo fare tesoro anche dell’esperienza altrui, possiamo imparare non solo dai nostri errori, ma anche da quelli degli altri e quindi, a fianco della nostra storia personale, assume una fondamentale importanza anche la nostra storia collettiva, che può essere intesa come storia dell’umanità intera, del nostro popolo o solo della nostra famiglia, a seconda dei casi.
Cosa merita di essere ricordato come evento storico? Si possono seguire due scuole di pensiero principali: la prima sostiene che è bene tramandare il più possibile poiché una cosa che oggi appare insignificante in futuro potrebbe rivelarsi di grande importanza; la seconda afferma che è bene concentrarsi sugli eventi che ci aiutano di più a ricostruire il passato e i suoi cambiamenti, soprattutto in alcuni aspetti principali come politica, economia e tecnologia, fattori strettamente legati sia fra loro, sia alla vita dell’uomo.
La storia è uno strumento prezioso per capire il presente ed imparare dagli errori del passato, il suo fine è dunque quello di aiutarci sia a vivere nel mondo attuale, sia ad affrontare meglio il futuro grazie a secoli di esperienza. Partendo da questo punto di vista la storia deve essere considerata come un insegnamento con applicazioni anche pratiche che, come per ogni altra fonte di sapere, sono difficilmente prevedibili; non potendo conoscere in anticipo la reale importanza degli eventi storici, sembra corretto cercare di tramandarli indistintamente il più possibile; come abbiamo visto è lo stesso principio su cui si basa la curiosità umana, siamo curiosi un po’ di tutto poiché tutto potrebbe poi rivelarsi utile. Questo tipo di approccio è sicuramente giusto da parte di un ricercatore, di uno storico professionista e soprattutto da parte della collettività in generale; quest’ultima deve infatti cercare di non perdere nulla del suo patrimonio storico così come un bambino deve trarre il massimo profitto dalle sue esperienze per prepararsi alla sua vita futura. Da parte di un singolo individuo, che non sia uno storico, questo metodo è però improponibile, sia perché troppo impegnativo, sia perché una grande massa di eventi, che si rivelerà poi di nessuna importanza per il singolo, toglierebbe spazio a quelli per lui veramente utili e l’esperienza del passato diverrebbe inutilizzabile; analogamente a quanto abbiamo già visto per la cultura, una selezione degli eventi storici è dunque necessaria.
Il singolo utente della storia deve trarre da essa un insegnamento utile; è quindi logico concentrarsi su eventi la cui utilità è già nota; le nozioni di storia più importanti sono dunque quelle che più ci aiutano a capire il presente e ad evitare di ripetere gli errori del passato o almeno quelli che oggi riteniamo tali. Lo studio della storia deve allora partire dal presente più che da un lontano passato, attraverso la scelta di argomenti in qualche modo attuali.
Purtroppo tutti possiamo constatare che nei programmi scolastici di tutte le epoche la selezione e la presentazione degli argomenti non mira tanto a far capire il presente quanto a giustificarlo da un punto di vista politico, a rendere omaggio alla classe dominante e ad educare gli studenti a fare altrettanto; altre volte invece si mantiene semplicemente la scelta fatta secoli prima dagli educatori del passato.
La storia dunque si presenta come una disciplina assai preziosa, ma gestita molto male, tanto da renderla diseducativa in casi estremi; ciò ad esempio avviene quando si esaltano lunghe dinastie di sovrani con le loro guerre di conquista, oppure quando si celebra l’espansione coloniale occidentale come un avanzamento della civiltà contro le barbarie dei selvaggi, ecc..
La storia ha molto da insegnare all’uomo comune di oggi e deve far parte della cultura di base di ciascuno; se essa si ripete anche negli errori è perché la gente non ha capito la lezione, non ne ha tratto il giusto insegnamento. Si ricordi poi che da un punto di vista genetico non vi è sostanziale differenza fra il cervello degli uomini di oggi e quello degli antichi Egizi, Babilonesi e Romani; la differenza è puramente culturale e se la cultura, attraverso la storia, non ci aiuta ad evitare gli errori (e gli orrori) del passato è ovvio che questi saranno ripetuti, come in effetti è già avvenuto tante volte.
La storia fra l’altro ci insegna che le conquiste culturali non possono considerarsi acquisite per sempre, benché diffuse e scritte a futura memoria. Il Medio Evo occidentale per esempio, come tutte le epoche storiche avrà avuto anche degli aspetti positivi, ma viene ricordato come un’epoca buia, di regresso culturale, economico, civile e morale; non è un caso che proprio in questo periodo sia andata perduta una notevole parte di memoria storica delle epoche precedenti; questo fatto non è stato la causa del regresso, ma certamente ha contribuito a renderlo stabile e ad aumentare così le difficoltà per il superamento dello stesso.
Innumerevoli testi antichi sono stati persi o dimenticati e con essi millenni di esperienza, non solo tecnologica, accumulata dal susseguirsi di diverse civiltà (Egizia, Persiana, Greca, Romana); in epoca rinascimentale molto è stato recuperato, ma una parte notevole è rimasta nell’oblio. Si tratta di una perdita della quale ancora oggi subiamo le conseguenze perché riduce il numero di modelli di comportamento a cui ci possiamo ispirare, facilitando così l’adesione a false credenze assai poco valide per mancanza di alternative.
Nell’epoca delle conquiste spaziali, del consumismo di massa e del suffragio universale non è facile convincersi di vivere, per certi aspetti, ancora nel Medio Evo e meno che mai di poter regredire fino ai momenti peggiori dello stesso. Cosa succedeva nei momenti peggiori di quell’epoca che consideriamo superata? Proviamo a ricordare insieme:
• si combatteva per anni nelle crociate in medio oriente; atroci e reiterati conflitti molto simili alle finora due guerre del golfo;
• il potere religioso era assoluto e induceva le masse a comportamenti uniformi; un diffuso plagio mentale che ricorda molto quello della pubblicità commerciale o della propaganda politica;
• la classe dominante opprimeva la popolazione con balzelli di ogni tipo; uno stillicidio continuo che ancora oggi si rinnova ad ogni manovra di politica economica;
• la popolazione aveva un atteggiamento di sudditanza rispetto alla classe dominante, lasciandosi pilotare dalla sua demagogia ed accettando il suo ruolo di subordinazione; una situazione ancora largamente diffusa;
• la popolazione era socialmente frammentata in singoli nuclei familiari privi di una struttura sociale superiore che consentisse una forma di diretta organizzazione politica; proprio come oggi dunque era necessario che venisse governata dall’alto;
• venne imposto il celibato al clero; una regola contro natura e come tale puntualmente disattesa, ma ancora oggi in vigore;
• era diffuso il nepotismo; una selezione fra i protetti piuttosto che fra i meritevoli che attualmente non sembra dimenticata;
• era facile morire per carestie, epidemie e morte violenta, tali eventi erano giustamente accettati come inevitabili; oggi allo stesso modo vengono accettate le morti per incidenti stradali, infortuni sul lavoro e criminalità anche se non sono affatto inevitabili, dimostrando così una consapevolezza inferiore a quella del medioevo;
• i potenti potevano esercitare un diritto di veto rispetto a decisioni di autorità collegiali; una prerogativa poco democratica, ma tutt’ora presente anche nell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
A parte le suddette considerazioni, il più grande pericolo di regresso dei nostri giorni non è rappresentato dalla perdita di conoscenze culturali, bensì dalla perdita dei valori, una perdita non meno grave che può minare la convivenza sociale. Ecco allora che il valore della conoscenza, con riguardo alla consapevolezza circa la natura e il ruolo dei valori umani, assume oggi un’importanza fondamentale.

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4 Commenti per “3.c.12 – La storia è una forma importante di conoscenza?”

  1. Gerulfo delle Milizie ha detto:

    Condivido in pieno l’analisi sul ruolo della storia, sottolinerei di più la necessità di riformare i programmi scolastici e invito tutti a riflettere sul finale di questo post che esalta il valore della conoscenza proprio per preservare i valori umani che stiamo perdendo.

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  2. Morias Enkomion ha detto:

    Condivido l’idea complessiva dell’importanza fondamentale della Storia, ma rilevo un’incongruenza: da un lato dite che “Lo studio della storia deve allora partire dal presente più che da un lontano passato, attraverso la scelta di argomenti in qualche modo attuali.”, per poi asserire giustamente “Nell’epoca delle conquiste spaziali, del consumismo di massa e del suffragio universale non è facile convincersi di vivere, per certi aspetti, ancora nel Medio Evo e meno che mai di poter regredire fino ai momenti peggiori dello stesso. Cosa succedeva nei momenti peggiori di quell’epoca che consideriamo superata? Proviamo a ricordare insieme:”.

    Credo che sia opportuno partire dal passato per capire chi siamo e da dove veniamo, arrivando all’oggi per capire dove stiamo andando. Anzi, dove vogliamo andare.

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    • Ildebrando il Villico ha detto:

      L’incongruenza è dovuta ad una infelice scelta dei termini: per studio della storia qui si intendeva lo stabilire gli argomenti da trattare nel programma da seguire. Dopo aver scelto gli argomenti lo studio avrebbe seguito l’usuale ordine cronologico, partendo dal passato per arrivare al presente. Condivido in pieno quindi quanto afferma sir Enkomion.

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