Quando si parla di abbondanza e quando di penuria?

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19 Luglio 2013 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

          

Quando si parla di abbondanza e quando di penuria?

Consideriamo ora un bene vitale come l’acqua ed immaginiamo di dover trascorrere quattro giorni nel deserto con otto bottiglie d’acqua. Solo dopo il quarto giorno, abbandonato il deserto, potremo avere altra acqua.

Otto bottiglie devono bastare per quattro giorni, quindi per evitare di passare dei giorni senza acqua verrà naturale suddividere la nostra scorta imponendoci di consumare solo due bottiglie al giorno. Se le bottiglie fossero solo quattro, seguendo la stessa logica, dovremmo stabilire solo una bottiglia al giorno; se fossero solo due, mezza bottiglia al giorno e così via.

Tale logica rispecchia un principio generale: tanto maggiore è la quantità del bene, quindi la sua abbondanza, tanto minore sarà la necessità di ripartirlo in piccole parti. Se poi le bottiglie fossero mille non sarebbe più necessario alcun razionamento poiché ovviamente escludiamo di poter consumare più di 250 bottiglie al giorno. In questo caso, in cui la quantità del bene supera le nostre capacità di consumarlo, si dice che il bene è sovrabbondante. Se la quantità invece è tale da lasciarci insoddisfatti (quindi ne vorremmo di più) il bene si dice scarso e ci si trova in una situazione di penuria.

È da notare che l’abbondanza o la scarsità di un bene dipendono dalle nostre necessità, che possono variare secondo il tempo ed il luogo: in estate avremo più sete (quindi un maggior bisogno di acqua) che di inverno; un agricoltore avrà necessità di più carburante per il suo trattore rispetto ad uno studente per il suo motorino; in altre parole abbondanza e scarsità sono concetti relativi al contesto in cui ci si trova.

Sulla cresta dell'onda


ccl

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